Istria. Saga del «teran»: oggi ultimo atto?

Il vitigno dal quale si ricava il teran

La Slovenia attende con impazienza la giornata di mercoledì (così annuncia il quotidiano lubianese “Delo”) la sentenza relativa al vino teran la cui autoctonia è contesa con la Croazia. Una saga che dura da anni e che  all’ultimo atto vede Lubiana denunciare la Commissione europea. Il Tribunale di primo grado dell’Ue a Lussemburgo, mercoledì 9 settembre, appunto,  annuncerà la sentenza sull’applicazione dell’esenzione concessa per la Croazia per il 2017 in linea con la legge europea che consente ai produttori di vino istriani di evidenziare il vitigno teran come autoctono istriano.
La Slovenia ha contestato tale causa e ha contestato la decisione della Commissione europea di consentire alla Croazia di utilizzare il nome teran come varietà di vite per il vino con denominazione di origine protetta dall’Istria. La condizione del famigerato atto delegato di Bruxelles è che il nome del vitigno teran sia scritto sull’etichetta in lettere più piccole rispetto al nome del vino. Com’è stato ripetuto in tutta la Commissione europea – negli anni chiave, dall’allora Commissario per l’agricoltura Phil Hogan, responsabile della questione.
È chiaro che si tratta di cavilli burocratici a cui fa appello la parte slovena, mentre è stato dimostrato con tanto di analisi del DNA dell’uva che teran e refosco sono due vitigni completamente diversi. Infatti, sul Carso il refosco spesso viene confuso volutamente o involontariamente con il vitigno istriano le cui origini affondano nella notte dei tempi.

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