Il turismo sostenibile punta sui prodotti bio

L’imprenditore agricolo Gabriele Bosdachin di Salvore, noto produttore di latte, ci spiega le difficoltà che sta vivendo il settore agro-alimentare

Le delizie di casa nostra

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per il turismo eco responsabile, che si basa su uno sviluppo sostenibile e sul consumo di prodotti biologici. Ma, mentre in altri Paesi questa tendenza è ben sviluppata, in Croazia siamo ancora ai primi passi.
Come ci ha spiegato l’imprenditore agricolo Gabriele Bosdachin di Salvore, noto produttore di latte, si tratta di una questione di prezzo: “Quando parliamo di quest’argomento, dobbiamo considerare soprattutto due cose: la prima riguarda la difficoltà di produzione dei prodotti bio, la seconda le difficoltà di piazzamento o di vendita”.

Che cosa intende per “difficoltà di produzione“?
“Per semplificare l’argomento diremo che il latte è biologico, unicamente quando il foraggio, prendiamo l’orzo, è prodotto senza diserbanti e senza antiparassitari. Lo stesso vale per il formaggio, e tutti gli altri prodotti dell’agricoltura, compreso l’olio d’oliva, le marmellate, i succhi di frutta e via dicendo. Tutto dev’essere naturale, senza coloranti né conservanti”.

Il bio per questo costa di più?
“Logicamente c’è un’importante differenza di prezzo, fra i prodotti eco e quelli industriali, che costano molto meno. Il potere d’acquisto è molto importante in questo caso. C’è sì questo trend del biologico, che piace anche ai turisti ma, tra il dire e il fare c’è, come si suol dire un mare… di problemi, legati alla cultura, al portafoglio, e alla disponibilità di mercato”.

La società del consumismo non lascia scampo?
“Penso proprio di no: siamo disposti a pagare un telefonino 3mila kune, ma non siamo disposti a pagare un litro di buon latte 7 kune. Grossomodo le cose stanno così anche nel campo dell’agroalimentare. Prendiamo i formaggi: il percorso del latte dev’essere assolutamente biologico, altrimenti non è bio, e le mucche devono mangiare soltanto un foraggio senza trattamenti alcuni. Cosa non facile. Nei campi non si devono usare né concimi artificiali né prodotti chimici come antiparassitari e diserbanti”.

In Croazia i produttori eco-responsabili aumentano, ma devono rinunciare alla quantità a favore della qualità. Le grandi catene alimentari quanto sono importanti?
“Da noi la gente acquista ancora quello che costa di meno, e nei centri commerciali guarda solo questo, salvo eccezioni. Idem per gli ortaggi, gli insaccati, le conserve, l’olio e tanto ancora. Però chi riesce a sviluppare un’attività biologica in un contesto sociale dove si sta bene, cioè dove il potere d’acquisto è superiore al nostro, ha avuto già ottimi risultati. Per me si tratta solo di soldi, perché il bio costa di più logicamente”.

Dunque da una parte aumenta la richiesta, da parte dei turisti, per i prodotti biologici, dall’altra però questo mercato è ancora di nicchia, cioè limitato sia nelle vendite che nei guadagni. Inoltre non sempre quello che si acquista corrisponde all’etichetta?
“Investire anche in questo settore così specifico, tuttavia, potrebbe essere importante per il turismo perché i prodotti biologici parlano del territorio, della tradizione contadina, del modo di produrre latte, formaggi, olio, vino, miele, insaccati e altre cose di una volta. Già, di una volta, quando non c’erano antiparassitari e diserbanti, cibi per animali alterati, o grandi catene alimentari. Quando tutto era più semplice e senza dubbio più buono e genuino”.

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