Violenza sulle donne: case posti pericolosi

Celebrata ieri con un corteo da piazza Foro a piazza Port’Aurea la Giornata nazionale della lotta contro la violenza sulle donne

Le autorità cittadini e i vertici della Casa rifugio in prima fila durante il corteo

Al rullo dei tamburi dell’orchestra cittadina, i palloncini neri si sono elevati in aria, librandosi sopra l’Arco dei Sergi e stagliandosi sullo sfondo celeste per portarsi appresso il lutto, il ricordo delle vittime e il pesante monito contro le brutture della violenza. Le mascherine nere dei tanti partecipanti alla manifestazione, soprattutto giovani delle scuole medie-superiori e liceali di Pola, non sono state indossate soltanto per motivo di tutela sanitaria, ma anche per simboleggiare il periodo buio del coronavirus, del lockdown che ha fatto chiudere e consumare dietro alle mure domestiche tanti tristi e vergognosi drammi familiari. La Giornata nazionale della lotta contro la violenza sulle donne ha visto promuovere anche a Pola una manifestazione significativa, iniziata con la grande sfilata da piazza Foro, attraverso via Sergia e fino a piazza Port’Aurea, per dare vita al raduno con il quale si è detto grazie al coraggio e alla responsabilità messe in campo dalle attiviste di Casa sicura, il rifugio istriano che accoglie le vittime dei maltrattamenti di tutto il territorio, ma anche oltre.

 

Numeri e storie preoccupanti

Da parte di Branka Žužić, cofondatrice e portavoce dell’istituzione, tante parole di gratitudine per Sanja, Anja, Jasmina, Željka, Milena, Irena, guidate dalla coordinatrice, Jadranka Černjul. Un sentito grazie non solo a nome delle vittime della violenza, ma a nome della comunità sociale intera, perché se non fosse per loro e per la loro opera di sostegno quotidiano, per i consigli e gli aiuti prestati notte e giorno, il numero idelle vittime della violenza in Istria sarebbe di molto maggiore. In Croazia, nei primi 8 mesi del 2021 – questa la statistica fornita da Branka Žužić – ci sono stati 5 uxoricidi, nel 2020, durante l’anno del Covid addirittura 14, mentre risulta che negli ultimi 19 anni ben 391 donne hanno pagato con la propria vita la loro permanenza all’interno dell’inferno famigliare. “Le case purtroppo – ha detto – sono diventate i luoghi più pericolosi per la vita e la sicurezza delle donne. Sul territorio della Regione istriana, nei primi 8 mesi si è verificato un tentato omicidio. Durante l’anno Covid sono state uccise due donne: un’ex consorte a Gallesano e un’anziana di 91 anni di Pola. In Istria, negli ultimi 23 anni sono state ammazzate16 donne. Mi chiedo se la defunta signora Jasna di Gallesano, sarebbe oggi stata viva e i bimbi avrebbero avuto la loro madre qualora il Tribunale di Pola, pochi mesi prima, avesse castigato con il carcere senza la condizionale l’uomo già noto alle forze dell’ordine per la sua indole aggressiva. Mi chiedo se l’anziana signora sarebbe rimasta viva se il team medico che curava il nipote sofferente di malattia mentale, avesse riconosciuto in tempo che il medesimo rappresentava un pericolo per chi gli stava attorno? Le risposte arrivano da sé”.

Palloncini neri in volo per protestare contro la violenza

Pene troppo blande

”Una delle ragioni per cui il numero degli omicidi e delle vittime della violenza in famiglia è in crescita – ha continuato Branka Žužić – è la politica di persecuzione penale, troppo blanda nei confronti dei violenti. Le sentenze di pena detentiva, senza il beneficio della condizionale per i casi di violenza familiare, si assestano al di sotto del 10 per cento, il che contribuisce alla crescita del numero delle vittime, ma anche della sfiducia cronica nei confronti del sistema giudiziario”. Considerate le nefaste prvisioni neri per il periodo a venire, autunno-inverno, si lancia quindi un appello ai cittadini a fare leva sulla propria coscienza, per segnalare alla Polizia (al numero 192) o alla Casa sicura (tel.500-148), qualsiasi sospetto di violenza in famiglia.

Testimonianze inquietanti

Manifestazioni di sostegno alle donne vittime dei maltrattamenti sono arrivate anche dalle lottatrici del Club Krav maga “Croatia” di Pola, con un saggio di abilità di autodifesa. In conclusione di sfilata, alla quale si sono uniti pure il sindaco Filip Zoričić, la presidente del Consiglio cittadino, Dušica Radojčić e altri rappresentanti della Città, è stata data lettura ad alcune testimonianze vere (da tribunale e questura), attinte nell’ambito del progetto “Lili” avviato dal Ministero agli affari interni, allo scopo di coordinare meglio la lotta contro la violenza famigliare. Eccone una: “Credo che così non potrò andare avanti. Ad ogni riunione del comitato di gestione, ad ogni ricevimento, la faccenda si ripete, e ciò già da un anno a questa parte. Quando attraverso il corridoio, mi trattiene con la scusa di chiedere alcunché, mi mette la mano sulle cosce e mi pianta gli occhi in faccia con un sorrisetto significativo. Sono una ragazza madre e questo lavoro… è la mia esistenza”. Altre testimonianze inquietanti recitano così: “Sono stato preso dalla disperazione, dalla ripicca e dalla tristezza, rubavo, scappavo da casa, perché i miei litigavano in continuazione, fino alle botte. Ma perché i deboli si feriscono sempre tra di loro. Perché?” oppure “Questa è la mia storia, i tempi felici sono durati parecchio, abbiamo avuto un bambino bellissimo. Poi i suoni della mia gioventù si sono spenti per sempre, a causa di un’incidente sono diventata invalida. Dipendente da tutto e da tutti, dipendente da lui. Non lavoro. Non ho diritti. Nostro figlio ci odia. Disperato si è trasferito dai nonni. Non ci può vedere, e, mio marito, deluso, gioca con me in maniera isterica, mi castiga e stringe all’angolo con perfidia”. Nell’elenco delle dichiarazioni lette vi è anche quella di un carcerato: “Sono stato condannato a 13 anni di carcere, ho ammazzato mia moglie. Le ho sparato al viso con il fucile e poi di schiena. Il mondo si è oscurato davanti a me. Adesso mi pento, ma è finita. L’avevo uccisa a mezzanotte e la mattina dopo avevo compreso di avere ammazzato me stesso. Ma è davvero finita. Per mio figlio non esisto più. Potrà Dio perdonarmi? Potrà lei perdonarmi? Faccio un monito agli altri di non commettere mai una cosa del genere”.

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