Pola. Villa Idola continua a essere abbandonata a sé stessa

Nel 2017 la Diocesi di Pola e di Parenzo era stata beneficiata dall’atto di donazione statale, mediante il quale era diventata titolare assoluta di questo magnifico immobile immerso in un’estesa landa agreste (di oltre 5mila metri quadrati) affacciata sul mare. Ma da allora non si è fatto nulla

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Pola. Villa Idola continua a essere abbandonata a sé stessa
Il deprimente stato attuale in cui versa Villa Idola “accerchiata” dalla vegetazione. Foto: SAŠA MILJEVIĆ/PIXSELL

Villa Idola, casa per ratti e per gatti. Stavolta è il caso di piazzarsi davanti e di recitare il De profundis. E giacché è la Chiesa ad averne acquisito il privilegio della proprietà sempiterna, dovrebbe essere soprattutto la medesima a esercitare il ministero sacerdotale dimostrando sostegno e volontà caritatevole non solo nei confronti degli uomini, ma anche di questo che è un patrimonio della comunità. L’invito è quello di pronunciare un vero salmo penitenziale per quanto fatto, o meglio non fatto. Sono passati quasi sei anni da quando la Diocesi di Pola e di Parenzo era stata beneficiata dall’atto di donazione statale, mediante il quale era diventata titolare assoluta di questo magnifico immobile immerso in un’estesa landa agreste (di oltre 5mila metri quadrati), affacciata sul mare. È esattamente qui che, dopo il promesso recupero, dovevano trovare sistemazione la curia vescovile e l’insieme di tutti i suoi uffici e le persone che collaborano e aiutano il vescovo nella guida pastorale della Diocesi, coronando il proprio sogno pluriennale di trasferire la sede centrale del Vescovado da Parenzo a Pola, per renderlo più vicino a un maggior numero di fedeli. Questa era almeno stata la volontà pubblicamente espressa, forti del fatto che “nihil dificile volenti” (niente è difficile per chi vuole), se realmente vuole. Invece. La situazione odierna si mostra sotto forma di grande e sonora smentita dei propositi pubblicamente verbalizzati. A Villa Idola sempre più logora e indecente, invece dei vescovi ci stanno i ratti. E qualche povero micio randagio, oltremodo impegnato nell’utile opera di sterminio della popolazione dei roditori. Requiem anche per loro.

L’atto di donazione
Ma andiamo a ritroso per capire quanto i fatti smentiscono le allocuzioni della politica, siano esse laiche, sacre o profane e quanto chi fede professa sa poi tener fede alla parola. Correva l’Anno Domini 2017. Il premier Andrej Plenković e il vescovo della Diocesi di Parenzo-Pola, Dražen Kutleša sottoscrivevano con grande solennità l’atto di donazione con il quale il governo consegnava Villa Idola in proprietà alla Chiesa, a titolo di risarcimento dei beni sottratti dal potere comunista dopo la Seconda guerra mondiale. A voler parafrasare la faccenda, la bellissima architettura, classe 1914, già dimora della principessa Eleonora Maria, primogenita dell’ammiraglio dell’arciduca Karl Stephan von Habsburg-Lothtingen e di Maria Theresa, moglie dell’alto ufficiale Alfonso von Kloss.., diventava materiale di rimborso. Oggetto d’indennizzo per gli altrui peccati, senza colpa alcuna. Sia come sia, si accendeva allora la speranza di uscire dalla dimensione inferno-purgatorio e di imboccare la strada del paradiso, vale a dire di vedere ristrutturata l’austriaca sobrietà di questa villetta-maniero con tutto il suo tocco di gradevole grazia rustica. “La firma apposta oggi, riveste grande significato – parole allora pronunciate dal vescovo Kutleša – e il governo ha dimostrato di riconoscere e di correggere l’ingiustizia subita. La Diocesi esiste dal VI secolo e gli edifici che avevamo a Pola sono sopravvissuti fino al 1945. È per tale motivo che per 70 anni di seguito i miei predecessori hanno tentato di insediare gli uffici della Diocesi qui a Pola e renderli più accessibili alla gente”. Da parte sua il capo del governo, invece, si era detto convinto che la cessione di Villa Idola avrebbe risolto tutti i problemi del Vescovado e dei fedeli istriani, mentre l’allora ministro del Patrimonio di Stato Goran Marić, aveva formulato la speranza di veder scaturire da una siffatta donazione sia l’utilità materiale sia il rinnovo spirituale.

Necessario un recupero totale
Cosa fatta capo ha. Anche ora. Nell’Anno domini 2023. Transazione è stata. Ma il ministero sacerdotale non ha ancora mosso dito, soltanto riguadagnato beni immobili da inserire negli archivi della proprietà ecclesiastica, fino a rischiare che Villa Idola, a suon di rattoppi mal fatti o mancati, non risulterà facilmente idonea a sopportare le esigenze dell’autorità ecclesiastica e degli uffici vescovili di una comunità di fedeli che ha largamente superato il livello di un piccolo territorio. E mentre la villa dorme nella sporcizia, alla mancanza di un progetto di recupero non possono supplire né un “ipotetico” entusiasmo da parte della comunità locale (laica), che potrebbe sentire il dovere di sostenerne la ricostruzione e le manutenzioni, né l’indispensabile competenza di mastri dell’edilizia e del restauro. L’intonacatura e la tinteggiatura del tutto sarebbe ancora troppo poco, un tocco finale dopo totale pulizia e recupero dentro alla macchia che inghiotte l’unità immobiliare abbandonata al suo declino. Ormai si è stanchi di descrivere l’onnipresente degrado. E a nulla valgono gli sbarramenti praticati mediante travi di legno (unico e irrilevante intervento compiuto dagli attuali proprietari). I muri, i dettagli delle decorazioni neorinascimentali che collegano gli spazi aperti e chiusi (balconcini, verande, terrazze), le trifore, le colonnine e la cappella, status simbol delle famiglie per bene, continuano a essere sempre più mimetizzati e occultati da fronde e sterpaglia in crescita selvaggia e indisturbata. E chi s’addentra nella parte retrostante all’edificio, rischia d’incespicare nei peggiori rifiuti dell’(in)civiltà. Nonostante la barbarie e l’arte del graffito, Villa Idola, già struttura per anziani, svela ancora l’autentica riconoscibile bellezza da casa vacanza di lusso per altolocati vissuti oltre un secolo fa. Che a conoscere la fine compiuta dal loro retaggio, si rivolterebbero nella tomba o accenderebbero un cero per invocare pietà.

Il contesto storico-economico
L’aspetto più stupefacente di tutta la faccenda poi non è la sterpaglia, quanto il contesto storico-economico in cui è immersa la villa. Mentre l’area di Valcane ha scatenato la guerra politico-sociale-ecologica-umana per via della nascita di un resort turistico, qui, davanti alla costa, è campagna abbandonata nella pace più… religiosa, contrapposta all’effimero, terreno godimento che avrebbe potuto offrire un’area sufficientemente enorme da far costruire anche cinque o sei strutture alberghiere come quella che si sta facendo breccia ai bordi della pineta di Lungomare.

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