Ogni anno, alla vigilia di San Giovanni, i bumbari si uniscono per la grande festa di inizio estate: l’accensione dei fuochi di San Giovanni, che danno inizio all’Estate dignanese. La sera del 23 giugno coincide però anche con un altro evento. L’apertura della mostra annuale, nella galleria “Loggia” della Comunità degli Italiani di Dignano, del gruppo di ceramica. Guidati da anni dal maestro Igor Fabris, questo affiatato gruppo stupisce ogni estate con il proprio talento e creatività. Questa volta a ispirare le ceramiste sono stati i versi in dialetto e in lingua dei poeti dignanesi, che hanno cercato di trasportare su ceramica, creando “Versi in tera”. Una mostra che intreccia materia e parola, quindi, dove opere in ceramica dialogano con versi poetici, dando forma visiva alle emozioni. Tra smalti, argille e frammenti di poesia, ogni pezzo racconta un mondo sospeso tra arte e sentimento.

Una sfida profonda e affascinante
Un compito che le ha messe davvero alla prova negli scorsi mesi: per la prima volta, le ceramiste hanno dovuto trasformare in ceramica qualcosa di non palpabile. Trasformare una poesia in un’opera di ceramica rappresenta una sfida profonda e affascinante, proprio perché significa passare da un linguaggio simbolico e immateriale – quello delle parole – a uno concreto e tridimensionale – quello della materia. Una parola può evocare un ricordo, un’atmosfera o un sentimento, ma non ha una forma definita. Il compito delle artiste è stato quindi di dare corpo a ciò che non ha corpo, di rappresentare con forme, colori e testure ciò che normalmente si vive dentro di sé. In questo senso, fare anche una scelta interpretativa: decidere che cosa si vuole trasmettere della poesia – un passaggio specifico, un’emozione, una metafora visiva – e accettare che il risultato sarà solo una delle tante possibili letture.

Studiare gli autori compaesani
Intanto, si è dovuto cominciare dai… versi. “Per prima cosa, abbiamo dovuto fare una ricerca e portare i libri al laboratorio, le poesie dei nostri poeti compaesani. Poi abbiamo letto e studiato le poesie. Non a memoria”, scherza Luciana Pačić, una delle ceramiste. E continua: “Proprio come a scuola, quando alla fine della lettura di una poesia i professori ci chiedevano che cosa avesse voluto dire l’autore, così ce lo siamo dovuto chiedere pure noi. Questi versi però, scritti in dialetto dignanese e in lingua standard, ci erano molto più comprensibili e vicini al cuore. Quando li leggevo, mi sembrava di vedere gli oggetti, le persone, la natura, l’anima del poeta. Comprendere la poesia per me è stato facile. Il problema è sorto nel momento in cui quei versi andavano interpretati con l’argilla. È solo grazie alla collaborazione con le colleghe e ai preziosi consigli del maestro che ci siamo riuscite”.

Le ceramiste e i versi che le hanno ispirate
E davvero, ogni creazione delle ceramiste è una vera e propria opera d’arte. Accanto alla quale, nella galleria “Loggia”, sono stati esposti i versi che l’hanno ispirata. Così, “Dui fimene al telefono” di Cristoforo Biasiol hanno ispirato Gracijela Licul, “Fiore del Carso” di Adelia Biasiol è stata interpretata da Alda Piccinelli Cetina, “Le roughe de me paro” di Lidia Delton sono state trasportate su argilla da Luciana Pačić. Altri versi includono autori come Anita Forlani, Mario Bonassin, Ingrid Krušić Maretić, Ida Ferro-Marković, Loredana Bogliun ed Ester Giachin. Accanto a Gracijela, Alda e Luciana, le ceramiste i cui lavori troviamo esposti nella galleria sono Luciana Pačić, Maria Capolicchio, Ana Braus Pačić, Elizabeta Ščulac ed Egle Rojnić. Assolutamente da non perdere: la mostra rimane aperta fino al 6 luglio, il mattino dalle 9.30 alle 11.30.

Identità, memoria e creatività
Ad aprire la mostra, il presidente della CI, Maurizio Piccinelli, la vicesindaco della Città, Manuela Geissa e il maestro Igor Fabris. Nell’occasione, Manuela Geissa ha detto: “Sono una loro grande fan e le seguo anche sui social. Acquisto molto volentieri le opere delle nostre ceramiste e ne vado fiera”. Maurizio Piccinelli, da parte sua, ha aggiunto: “Quest’esposizione rappresenta molto di più di un appuntamento annuale, è un ponte tra le parole e la materia, tra la voce dei poeti dignanesi e le mani delle artiste del nostro gruppo di ceramica. È un omaggio alla nostra identità, alla memoria e alla creatività che ci unisce. Le opere che vedrete sono interpretazioni personali, intime e profondamente suggestive dei versi dei nostri poeti. Ogni pezzo in ceramica è una pagina scolpita, un pensiero modellato, un’emozione fissata nel tempo e attraverso quest’unione tra parola e terra vogliamo celebrare la ricchezza culturale della nostra comunità, così viva, così autentica”.

Un percorso artistico straordinario
A congratularsi con le corsiste pure il maestro Igor Fabris: “È un grande piacere presentarvi ‘Versi in tera’, un titolo che ci invita a entrare in un mondo fatto di parole e di terra. Le nostre 7 ceramiste hanno intrapreso un percorso artistico straordinario, trasformando le poesie di nove poeti e poetesse dignanesi in 15 quadri e 7 sculture. Ogni opera è una traduzione sensibile e personale della parola scritta. In questo dialogo tra poesia e forma, tra intimità e materia si avvertono anche le influenze di grandi maestri dell’arte contemporanea, come Picasso e Warhol, che hanno ispirato lo stile, la libertà cromatica e la forza espressiva delle opere. ‘Versi in tera’ è molto più di una mostra, è un ponte tra generazioni, tra linguaggi, tra artisti locali e riferimenti globali. È un omaggio alla parola poetica, alla sua capacità di trasformarsi in gesto, forma e presenza concreta”.

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