Valvidal, modello da evitare

Il quartiere urbano si sta espandendo sempre di più. È un susseguirsi di edifici. Mancano le aree verdi e gli spazi per la socializzazione. Un approccio stigmatizzato in una pubblicazione realizzata da associazioni ambientaliste di tre Paesi. Ma gli acquirenti non mancano

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Valvidal, modello da evitare
Da un balcone all’altro ci si guarda negli occhi: due stabili nel rione di Valvidal. Foto: DARIA DEGHENGHI

No, non era la fine, era solo l’inizio: quando una decina d’anni fa ebbe inizio l’urbanizzazione delle aree edificabili che corrono lungo la tangenziale est, si era visto subito che il tasso di edificabilità sarebbe stato elevato. Un paio d’anni fa ne abbiamo avuta la certezza. Ormai quella di Valvidal – il quartiere urbano di nuova edificazione che scende da Monvidal alla tangenziale – è un episodio della storia urbanistica di Pola che certamente i posteri giudicheranno con intransigenza. Qualcosa di simile toccherà anche a Valovine, dove le conseguenze della lottizzazione e della vendita delle aree edificabili degli ultimi anni cominciano a dare nell’occhio ora che si sono visti i primi fabbricati di aspetto deludente in riva al mare.

Sviluppo sostenibile, questo sconosciuto
Tornando a Valvidal, anche a distanza di un paio d’anni dalle prime impressioni, i giudizi negativi non fanno che moltiplicarsi. L’espansione continua. Ora più esasperata che mai. Le zone rimaste inedificate si vanno sfruttando secondo lo stesso piano, la volumetria e gli indici di edificabilità fondiaria prestabiliti faranno di questo quartiere in costruzione uno dei più densamente edificati di tutto il territorio polese. In contrapposizione, i caseggiati di via Sissano degli anni Settanta sono immensi nel verde e rappresentano una delle zone meglio pianificate del perimetro suburbano. Ora l’area che costeggia via Gumbac e il raccordo con via Altura è finita giustamente nel novero delle brutture urbanistiche tipiche degli anni Duemila. Ne parla anche il manuale di sostenibilità per insegnanti di educazione ambientale stampato recentemente da tre associazioni ambientaliste in quattro lingue. Come abbiamo già avuto modo di segnalare, la polese Istria verde, l’italiana Legambiente Lombardia e l’Istituto sloveno per le politiche territoriali, hanno pubblicato il loro primo manuale congiunto intitolato “Strumenti per l’apprendimento – Strumenti per lo sviluppo sostenibile” che sarà utilizzato da insegnanti ed educatori nella promozione della mentalità ecologica per un futuro sostenibile e in equilibrio con le risorse del pianeta. Tra gli strumenti messi a punto da Istria verde si citano appunto le passeggiate urbane come metodo d’insegnamento della sostenibilità. Quella polese ha preso a modello “da non seguire” la cementificazione di Valvidal che non smette più di sorprenderci. Progettati in serie, gli edifici nuovi non fanno che spuntare in ogni porzione di territorio rimasta inedificata ma non invenduta: la loro proliferazione sta consumando il terreno inesorabilmente.

Né parchi, né fontane
Non ci sono aree verdi. Non un parco, non una fontana. Sembra il gioco del Tetris: mattoni di forma e colorazione diversa di quattro tipologie piovono dal cielo a velocità sostenuta per occupare ogni tassello libero del piano inferiore dell’area. Anche nel gioco della cementificazione, non si vince se “non si riempiono tutti i buchi”. Niente posto per l’erba, per gli alberi, per i parchi giochi, le piazze. Guai: sarebbero soldi persi. Così hanno voluto i progettisti a partire dagli anni Duemila in avanti. Così hanno voluto le lobby del mattone, così hanno fatto i magnati dell’edilizia abitativa.

Prezzi degli alloggi in aumento
Eppure ai piedi di Monvidal i clienti non si fanno attendere. Mentre ci guardiamo intorno per vedere l’evoluzione del nuovo quartiere urbano in costruzione, notiamo i futuri condomini che attendono chi la fine della costruzione, chi l’agibilità, chi gli arredi. Ci sono anche quelli che osservano e aspettano ancora di decidere se acquistare o meno perché nel frattempo i prezzi sono saliti alle stelle. Fino a due anni fa, qui si pagavano 1.400 euro per metro quadrato, e altri 5.000 euro per il posto macchina Oggi i prezzi si attestano sui 1.700-1.850 euro, con tendenza a sfiorare (sforare) la soglia psicologica dei duemila euro il mq. I motivi sono arcinoti. I costi di produzione sono aumentati fino allo sproposito, di conseguenza i costi del prodotto finale sono aumentati in proporzione.
La domanda è ancora elevata. Si compra anche per “risparmiare” e non solo per abitare. In banca i risparmi perdono valore a un ritmo che le nuove generazioni non credevano possibile, ma chi è memore degli anni Ottanta e della bancarotta dell’ordinamento socialista, ricorda benissimo i concetti di svalutazione e inflazione galoppante. Comprare casa, dunque, è meglio che risparmiare. Il mattone non svaluta. Ma la concorrenza non aiuta. Il fatto è che non siamo più soli. Cioè non siamo più in 50.000 o in 4 milioni, ma siamo in 500 milioni, una goccia nell’oceano del mercato immobiliare europeo comune, per cui in teoria ogni cittadino dell’UE, chicchessia, è libero di comprare casa a Pola (esattamente come un polese è in teoria libero di comprare in tutta l’UE). Il nuovo boom edilizio ulteriormente accelerato è dunque la conseguenza diretta o indiretta di tutta una concatenazione di cause ed effetti che a loro volta diventano nuove cause e nuovi effetti man mano che la rete s’ingigantisce. Il risultato è sempre lo stesso: una costruzione massiccia e indiscriminata di edifici senza riguardo per il paesaggio e per l’equilibrio ambientale.
Uno scivolo per tutti
A Valvidal c’è uno scivolo per i ragazzi che verranno ad abitarvi, uno per tutti. Nessun campo sportivo, nessun parco giochi. Ma c’è, ed era ora, anche una concorrenza tra costruttori. Stanoinvest non è più il re del mattone di Pola, o perlomeno lo è tuttora ma non è l’unico. Adesso a dividersi la torta sono in qualche modo vari imprenditori edili non necessariamente locali. I nuovi arrivati cercano di guadagnarsi la stima dei clienti con una qualità del prodotto superiore. Ciò che non si vede a prima vista è la qualità degli isolanti acustici, termici e idrici: chi compra cercando di risparmiare quei 100 euro sul prezzo del metro quadrato finisce per pentirsi amaramente. Alla fine il vicinato parla e si viene a sapere tutto. In via Gumbac ci sono abitazioni in cui si sente il volo d’una mosca dell’appartamento accanto. Guai fare rumore di notte…

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