Valcane, nessuna devastazione

Gli investitori e gli architetti dello Studio 3LHD hanno presentato alla stampa il futuro hotel che dovrebbe venire costruito nell’area del Lungomare e che sta infiammando la scena politica in città. «Le accuse sono prive di fondamento», affermano

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Valcane, nessuna devastazione

Non ci sarà nessuna devastazione dell’ambiente a Valcane con l’albergo in procinto di costruzione. Al contrario: la devastazione c’è stata, ma cent’anni fa, con l’apertura della cava di pietra da cui sono stati estratti 270mila metri cubi di roccia calcarea. È stata la cava a sfigurare la costa lasciandovi un buco di 15 metri visibile dal mare e non l’albergo. L’albergo, semmai, servirà a bonificare un’area industriale dismessa fuori posto. Questo, in estrema sintesi, il messaggio della prima presentazione pubblica del progetto Hotel Valcane, allestita ieri al multisala Cinestar del Centro commerciale Max City. Quello che hanno in comune le due location (Max e Valcane) sono il padrone unico di entrambe le proprietà (il miliardario serbo Dragan Šolak) e il carattere brownfield di entrambi gli investimenti commerciali: in tutti e due i casi si parla di aree industriali abbandonate, urbanizzate e in via d’edificazione. Il Centro commerciale e l’albergo hanno un terzo elemento in comune: per entrambi il responsabile del progetto è il manager serbo residente a Pola Zoran Kostić che si vanta d’aver costruito il Centro commerciale Max senza sforare di un centesimo e di un giorno il piano e il budget. Ieri dunque Kostić e l’architetto Silvije Novak dello Studio 3LHD hanno affrontato la stampa per smentire “le accuse della devastazione dell’ambiente che circolano senza nessun fondamento”. “Sono certo che dopo questa presentazione, la presunta opposizione dei polesi all’albergo finirà per dissolversi”, ha affermato Kostić.

La presentazione del progetto.
Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

Il problema è la cava

Ma ecco di che si tratta. Intanto il progettista e il responsabile del progetto affermano che il problema del Lungomare è la cava e non l’albergo. Dal cuore della roccia sono stati estratti negli anni quasi 300mila metri cubi di pietra cui subentrerà una costruzione tre volte inferiore, gentilmente incastonata nella parete rocciosa a formare una cascata di camere esposte al sole con vista sul mare, praticamente immerse nel verde. Tutta l’area antistante, ora occupata dai campi da tennis, si trasformerà in un parco continuo che scende fino alla strada e allo stabilimento. Strada e stabilimento restano ovviamente pubblici e accessibili ai passanti. La costruzione avrà tre livelli per il parcheggio (180 posti macchina) e tre livelli di camere, ma anche un livello interrato per la palestra e la zona fitness. Le piscine saranno esterne e immerse nel verde. L’area oggetto di costruzione non toglierà un solo albero alla pineta circostante mentre gliene regalerà altri 150-200, a seconda di come verrà gestita la progettazione paesaggistica. In nessun caso l’albergo andrà a interferire con la passeggiata del Lungomare in quanto tale: “I polesi possono scegliere di chiuderla al traffico e farne una zona pedonale, oppure possono decidere di lasciarla così com’è oggi: queste sono decisioni che spettano all’ente locale e non c’interessano”, ha detto Kostić, ma Novak, il progettista, ha espresso il suo parere personale: “Per conto mio, un lungomare è un lungomare soltanto se è pedonale. Perché l’Istria è migliore della Dalmazia centrale? È migliore perché le strade carrabili che portano al mare sono perpendicolari alla costa, è il mare è sgravato dal peso del traffico. La stessa logica dovrebbe applicarsi al lungomare se si vuole preservarlo: lasciare i mezzi fuori, nei punti d’accesso e di parcheggio da allestire altrove, e lasciare il mare ai pedoni e ai bagnanti. Ma questo è un mio parere, si capisce, voi potete lasciare tutto com’è”.

Il piano nobile proposto dagli architetti.
Foto: STUDIO 3LHD

Il depuratore può restare

Per quanto attiene agli aspetti secondari all’albergo ci sono la costruzione delle strade d’accesso e la questione del depuratore. “Il depuratore dei liquami fognari può restare a Valcane. Se così decide di fare l’amministrazione comunale, a noi non disturba. Ma allora dovrà trattarsi di un impianto interrato e consono all’ambiente, non la struttura di oggi che non è all’altezza del luogo. Se poi decidono di spostarlo al Molo carbone, va bene lo stesso. La sistemazione del depuratore non ci riguarda, lo ripeto, fintanto che si tratta di un impianto moderno e bene integrato nell’ambiente”, ha ribadito Kostić perché dalle forze politiche contrarie all’albergo s’insiste a parlare del depuratore come d’un fattore d’intralcio che gli investitori stanno cercando di far sloggiare a tutti i costi. Il valore dell’albergo inizialmente previsto era di mezzo miliardo di kune IVA esclusa, ma Kostić dubita che la cifra sia ancora attuale: dopo la pandemia e le fluttuazioni dei prezzi sul mercato edile è possibile che la cifra raddoppi. Se ne saprà di più solo alla fine della progettazione, che dovrebbe terminare entro l’anno o al massimo da qui entro un anno. Nessuna costruzione è prevista quindi prima del 2023. Quel che è certo è che l’albergo Valcane avrà cinque stelle e sarà il primo a Pola con questa categoria. Il personale impiegato conterà 250 dipendenti in rapporto di lavoro tutto l’anno e quindi senza contare gli stagionali. Se questo non è un vantaggio per Pola – si chiedono gli investitori e i progettisti – cos’altro potrebbe esserlo: una cava abbandonata con un campo di calcio trasandato dentro?

Una veduta aerea dello stato attuale della zona.
Foto: STUDIO 3LHD

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