Al civico 17 di via Pino Budicin, ieri mattina è iniziata un’esperienza tutta speciale. Una di quelle che verrebbero auspicate e accettate ben volentieri da qualsiasi giovane genitore alle prese con il suo nuovo, esigente membro di famiglia: un bebè che quando ride ti “illumina d’immenso” e quando fa storie ti riduce anche alla “disperazione”. É la vita. Ma può essere resa più semplice. A facilitare la missione della genitorialità è il Centro famiglia – Servizio territoriale della Regione istriana, con sede a Pola che da ben 14 anni sta portando avanti il programma ispirato ai propositi UNICEF, denominato “Baby fitness” e che proprio ieri ha dato avvio ad un ulteriore ciclo di laboratori tutti gratuiti, per mamme e pargoli, fino al primo anno d’età. Si accettano anche papà, ma giacché stavolta si fa attività esclusivamente al mattino, per loro è un problema abbandonare le proprie mansioni lavorative.
E allora vai con il mestiere da mamma. Una fatica, dalle proverbiali sette camicie, che vorremmo vedere come si fa ad alleggerirla: allenamenti che permettono di tonificare il corpo mentre il bambino sta tenuto fermo in fascia o marsupio oppure attività di recupero psicofisico post parto, sfruttando il contatto diretto con il piccolo per creare un legame unico? Si è pensato a questo, ma a smentirci è la coordinatrice del programma, la psicologa Irena Krajcar Kokalj, incrociata ieri a fine laboratorio fitness.
“Al centro dell’universo non sta la mamma, quanto il bebè da amare e far crescere in maniera quanto più armonica e salutare. La finalità dei nostri laboratori per mamme e bebè si concentra su attività proposte da due psicologi, per cui oltre al mio, vi è anche il lavoro messo in campo dalla nostra psicologa Tihana Svoboda, quindi l’impegno dei collaboratori esterni, cioè della fisioterapista Aleksandra Cvetko e della logopedista Matea Bašić. Assieme si cerca di promuovere il legame, lo sviluppo e il benessere di entrambi – mamme e neonati – ma dei piccoli in maniera particolare attraverso la ginnastica, attività libere ludico-motorie sensoriali, il massaggio infantile e il supporto psicosociale e sanitario. Questo nostro spazio offre inoltre un’opportunità per creare una comunità e scambiare esperienze tra genitori. Qui c’è incontro e condivisione di cose belle, gioie genitoriali e piccoli guai quotidiani fino a intessere rapporti di amicizia”.
Ci sembra che questo tipo di servizio, supportato dalla Regione istriana, a favore delle famiglie, non goda di troppa pubblicità pur risultando molto attraente. Come mai?
“Si è vero. Sotto sotto, facciamo gli scongiuri affinché i mass media non ci dedichino troppa attenzione. Il nostro problema è proprio il grande interesse nei confronti dei laboratori negli spazi famiglia da noi gestiti che purtroppo sono limitati e adatti ad accogliere gruppi da non più di 10-11 mamme alla volta. E a noi dispiace tanto dover rifiutare le diverse domande d’inclusione che ci arrivano una volta esaurite le quote, di solito entro pochissimo tempo”.
Quanto durano i laboratori per mamme&bimbi e che cosa propongono?
“Ciascun ciclo offre quattro laboratori di due ore scolastiche proposte a scadenza settimanale. Non si fa classica lezione, mentre le informazioni sono molto brevi al fine di privilegiare l’interazione con i partecipanti lasciando spazio alle domande e ai colloqui, nonché dando vita ad attività pratiche che utilizzano e regalano esercizi, massaggi, come anche coccole e carezze per rilassare sia i bambini che le mamme e rafforzare il legame. É compito del fisioterapista quello di abilitare le mamme a ‘maneggiare’ il bebè in maniera corretta, a cambiare le fasce e a portarlo appresso nella posizione dovuta, a farlo crescere bene, evitando l’uso del girello, che da quanto appurato risulta essere nocivo per le anche. Quello che si insegna è pure l’uso delle calzature più consone, quindi di permettere ai bambini di muoversi in libertà, incoraggiandoli a compiere su di una pavimentazione adeguata non più di quelle azioni che sono in grado di intraprendere in tutto sicurezza. Il massaggio del bambino, poi, lo aiuta ad iniziare a scoprire e a riconoscere ogni sua parte del corpo a cominciare dal piccolo alluce in su.”
Quali sono, invece in detto caso, i compiti di figure professionali quali il logopedista e lo psicologo?
“Il logopedista insegna alle mamme come aiutare il bambino nello sviluppo del linguaggio e della parlata al fine di prevenire eventuali disturbi successivi, consiglia come riconoscere in maniera precoce delle potenziali difficoltà e anche spiega quando non sia il caso di preoccuparsi, per esempio con quella problematica lettera “R” che in realtà ha licenza di comparire in ritardo, anche fino ai cinque anni di età. L’attenzione qui è rivolta alla comunicazione verbale e non verbale, alle indicazioni circa quali giocattoli e albi illustrati da usare come più adatti al compito di crescita formativa e anche ai suggerimenti in merito ai criteri d’uso della tecnologia e degli schermi mass mediatici, allo scopo di prevenirne gli effetti negativi. Lo psicologo, invece, si occupa dell’aspetto quanto mai importante dell’attaccamento, si concentra sulla famiglia, sul coinvolgimento della figura paterna, sull’investimento nei buoni rapporti di partenariato, i vari dilemmi sul cosa fare quando il bimbo piange e strilla. La rivoluzione comincia da quando nasce la nuova creatura e tutta la dinamica di funzionamento della famiglia finisce per venire inevitabilmente compromessa. Noi però non smettiamo di essere persone, marito e moglie, tra allegria e problemi dettati dal nuovo ruolo da condividere assieme al neonato. L’essenziale è non concentrare tutto sulla genitorialità e relegare il resto in modalità d’attesa, ma ritagliare spazi per sé, per una vita più salutare a favore di tutta la famiglia”.
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