«Così Pola rischia di diventare un obiettivo militare»

I deputati istriani Paus e Peršurić avvertono: «Trasformare il cantiere navale Uljanik in polo bellico mette a rischio sicurezza e futuro della regione»

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«Così Pola rischia di diventare un obiettivo militare»
Il cantiere navale Uljanik si trova in centro a Pola. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

I deputati istriani della Dieta democratica istriana (IDS-DDI), Dalibor Paus e Loris Peršurić, hanno lanciato un avvertimento contro i piani di introdurre la produzione e il commercio di armi, equipaggiamenti militari, munizioni e attività legate agli esplosivi nello storico cantiere navale Uljanik (Scoglio Olivi) di Pola. Secondo i due parlamentari, una simile trasformazione rappresenterebbe “un rischio concreto per la sicurezza della città e della regione”.

“È sconvolgente apprendere che all’Uljanik si voglia avviare la produzione di armi e munizioni”, ha dichiarato Paus in una conferenza stampa straordinaria nella sede del Sabor, il Parlamento di Zagabria. Il progetto, discusso il 26 settembre dal Consiglio di sorveglianza, dovrebbe arrivare a decisione definitiva il 17 ottobre, durante l’assemblea della società Uljanik brodogradnja 1856.

Paus ha avvertito che, in caso di riconversione militare, il centro di Pola rischierebbe di diventare un obiettivo bellico. “Durante la Seconda guerra mondiale la città fu duramente bombardata proprio per la presenza della produzione militare nei cantieri. Non vogliamo che la storia si ripeta”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea, il collega e presidente facente funzione della DDI, Loris Peršurić, ha denunciato un “preoccupante rafforzamento del carattere militare della città, a scapito del settore civile”.

“Non solo i documenti di Uljanik puntano verso l’industria militare, ma anche lo sviluppo della parte militare dell’aeroporto di Pola supera ormai quello civile. È un segnale che la città sta scivolando lentamente verso una dimensione militare”, ha dichiarato Peršurić.

Effetti su turismo ed economia

Secondo i deputati istriani, le conseguenze andrebbero ben oltre la sicurezza: “L’Istria genera circa il 30 per cento del turismo croato. Legare il nome di Pola alla produzione bellica potrebbe danneggiare in modo irreversibile l’immagine della regione e la fiducia dei visitatori”.

Paus ha precisato che il problema non è l’industria in sé, ma la collocazione del progetto: “L’Uljanik si trova nel cuore della città, accanto a quartieri residenziali, in una Pola che vive di turismo e patrimonio culturale. È una scelta incompatibile con la natura del territorio”.

La richiesta al governo

La Dieta chiede al ministro delle Finanze un chiarimento immediato e pubblico. “I cittadini hanno il diritto di sapere cosa si pianifica nella loro città e di poter partecipare alle decisioni che riguardano la loro sicurezza e il loro futuro”, hanno concluso i due deputati.

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