A 35 anni dalla sua smilitarizzazione in condizioni di psicosi collettiva costantemente stimolata dalla paura della guerra, l’ex complesso militare Karlo Rojc, l’odierno centro sociale, vive il suo grande momento di rinascita dalle ceneri dopo una lenta, ma tenace trasformazione che finora ha visto solo investimenti precari, non certo massicci. Ora, con un serio contributo europeo da 3,4 milioni di euro elargiti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ex casermone si sta spogliando delle sue vesti logore per indossare un mantello di lusso con tanto di fodera contro il freddo e il caldo eccessivi.
Tinta cappuccino
Il lavoro non è ancora arrivato neanche a un quinto della strada da fare ma già se ne vedono i frutti perché i teli a protezione dei ponteggi sull’ala orientale della struttura (quella esposta a via Tartini) sono stati rimossi lasciando in vista la facciata completamente ristrutturata e termoisolata, tinteggiata di un tenute color cappuccino che promette una calorosa accoglienza. La prima cosa che salta in mente è la domanda: quanto durerà prima che le bombolette spray della vernice per carrozzeria d’auto si mettano al lavoro per rovinarne l’aspetto? Conoscendo le abitudini dei giovani, la domanda non è affatto superflua, anzi, è proprio pertinente al caso. Chi frequenta il Rojc dagli anni dello squatting, sa benissimo quanta vernice hanno assorbito questi muri e ora teme che lo sforzo del restauro (riqualificazione energetica a parte) si dimostri vano dal lato estetico. C’è solo da sperare che qualcuno ci abbia pensato per tempo e che siano state predisposte misure di contenimento dell’euforia grafittara degli “artisti” fuori controllo. L’ingegnere Filip Banovac dice che l’impianto elettrico esterno è parte dell’opera di riqualificazione energetica e prevede un sistema di telecamere di videosorveglianza su tutto il perimetro della struttura per cui si consiglia all’amministrazione cittadina di realizzarlo quanto prima.
Enorme e… frastagliato
Come tutte le opere pubbliche più importanti in città, il cantiere è stato affidato alla direzione esterna dell’ingegner Filip Banovac dell’azienda Primum Ing, che sovrintende contemporaneamente anche il restauro dello stabilimento balneare di Stoia e la riqualificazione dell’ala “direzionale” dell’ex ospedale di via Negri, trasformata in alloggi per personale medico-sanitario di difficile reperimento. Il cantiere del Centro sociale è meno complesso per quanto riguarda la tipologia dei lavori ma lo è in termini di organizzazione e adeguamento perché la struttura è frequentata giornalmente da centinaia di utenti che devono poter lavorare in condizioni perlomeno sopportabili. Inoltre il Rojc è semplicemente enorme e “frastagliato”.
Lana di roccia a ruba
La sua pianta è un rettangolo perfetto solo all’esterno. Il cortile interno presenta invece sei strutture sporgenti di diverse dimensioni e forme, come i mattoncini Lego, con una ventina di facciate minori da ristrutturare e rivestire con pannelli di lana di roccia. Le prime quattro che appartengono all’ala est sono in via di rifacimento secondo un piano di lavoro che divide l’opera in cinque tappe da tre mesi l’una, anche perché non ci sono abbastanza ponteggi, uomini e mezzi per fare tutto in un colpo solo, come avviene per i palazzi di dimensioni sensibilmente inferiori. Con i suoi 16.700 metri quadrati di superficie utile, il Rojc è semplicemente un ciclope. Se mancano i ponteggi, scarseggia anche il prodotto essenziale: la lana di roccia. Banovac confessa che il mercato tende a non fornirne abbastanza, e allora si gioca d’astuzia, anticipando, prenotando, acquistando anzitempo più di quanto serve sul momento e via di questo passo. Quanta lana di roccia ci vuole per rivestire tutta la struttura? Esattamente tanta quanti sono i metri quadrati di tutte le facciate, interne ed esterne: 18.580! E i serramenti da sostituire? Ben 521, di cui 505 finestre.
Fotovoltaico e ascensore
Stando ancora a Banovac, il ritmo dei lavori rallenta di necessità a causa della riduzione delle ore di luce e del maltempo: “Siamo sempre in tempo rispetto alle scadenze e porteremo l’opera a termine entro l’estate del 2026 come stabilito dal contratto d’appalto, anche perché c’è il vincolo del PNRR che non ammette ritardi di esecuzione. Ovviamente stiamo rallentando perché fa buio di buon’ora, ma in febbraio allungheremo il passo e si lavorerà più ore al giorno per recuperare”. Oltre alla riqualificazione energetica, l’opera include anche lavori di consolidamento statico per strutture che abbiano subito danni con l’usura, la posa di pannelli fotovoltatici da 264 kW sul tetto, già in via di esecuzione, e l’aggiunta di un ascensore nel cortile interno (quest’ultimo a spese della Città, non dal PNRR, perché la spesa esula dagli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica). Il budget dell’opera è di 4,2 milioni di euro di cui 3,4 a carico dell’UE. Il resto viene da fonti locali. Solo per l’ascensore la Città di Pola investe 200mila euro e lo fa in questo preciso momento perché col restauro delle facciate in corso, inserire un ascensore è meno complicato e meno costoso che farlo indipendentemente, a opera compiuta.
Divoratore di energia
Tra i cantieri degli ultimi anni, oltre al restauro dello stabilimento balneare e all’ampliamento della Casa di riposo a Veruda, la riqualificazione energetica del Centro sociale Rojc è certamente uno dei più importanti. La struttura versava in condizioni disperate, con finestre esposte alla pioggia che non erano in grado di trattenerla, strutture portanti da consolidare e perdite considerevoli di calore e di soldi. L’ex caserma militare conta infatti 16.739 metri quadrati di superficie utile disposti su cinque o sei livelli a seconda delle altitudini, che la rendono la costruzione più estesa di Pola, di fatto superiore a tutte le altre caserme, scuole, ospedali, strutture di lungodegenza, palazzi a uso pubblico o privato. Risulta chiaro che si tratta di un divoratore di energia elettrica con spese astronomiche a carico, per la maggior parte, del bilancio comunale.
Metamorfosi totale
Costruito nel 1870 dall’Impero asburgico, il complesso è stato un’accademia militare fino al 1976 e da allora in poi una delle caserme dell’Armata Popolare Jugoslava fino al 1991, l’anno dell’indipendenza e dell’inizio della guerra. In seguito è stata trasformata provvisoriamente in un centro di raccolta e sistemazione di profughi e sfollati e quindi popolata da associazioni spontanee di cittadini, prima abusivamente e in seguito col consenso della nuova amministrazione municipale. Il progetto di riqualificazione energetica appaltato al costruttore Hidro Eko Futura di Zagabria contribuirà notevolmente a contenere le spese di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti. Attualmente la perdita di energia è considerevole per tutta una serie di motivi e non solo per l’inesistenza del cosiddetto cappotto isolante esterno, tuttavia il rivestimento termico in lana di roccia ridurrà sensibilmente i consumi. Il sistema fotovoltaico che sfrutterà l’ampia superficie del tetto e la sua lunga esposizione ai raggi solari durante l’anno, aumenterà l’autonomia e permetterà il recupero dell’investimento iniziale in tempi ragionevoli. Ma ciò che conta, la trasformazione consentirà una migliore qualità di abitazione e condivisione degli spazi che attualmente sono utilizzati da 106 organizzazioni non governative diverse, che prese individualmente svolgono attività in vari campi (sport, tempo libero, assistenza psicosociale, salute, ecologia, cultura tecnica, educazione, istruzione, inclusione sociale, arte e spettacolo) mentre considerate collettivamente, come rete, producono sociabilità e generano valore aggiunto attraverso parametri relazionali come la cooperazione, la reciprocità, la fiducia.
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