Un cammino tra lettura, scuola e trasformazione

Dopo oltre trent’anni di servizio, Elda Pliško Horvat conclude la sua carriera alla SMSI «Dante Alighieri», lasciando un’impronta indelebile nel mondo dell’educazione e della biblioteconomia

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Un cammino tra lettura, scuola e trasformazione
Elda Pliško Horvat. Foto STEFANO REVELANTE

Elda Pliško Horvat chiude la sua carriera alla Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” dopo oltre trent’anni di servizio prima come docente di lingua croata poi come bibliotecaria. In tutto questo tempo, ha accompagnato generazioni di alunni nel mondo dei libri, trasformando la biblioteca scolastica in un punto di riferimento culturale ed educativo. La sua passione per la lettura e l’innovazione ha contribuito a rendere la biblioteca uno spazio vivace, accessibile e sempre al passo con i tempi, capace di coniugare tradizione e nuove tecnologie. Abbiamo incontrato Elda Pliško Horvat per ripercorrere insieme la sua lunga carriera, i momenti più significativi e la sua visione sulla lettura e le biblioteche.

Quando e come è nata la sua passione per i libri e per il mondo delle biblioteche?
Mi sono avvicinata ai libri fin dai primi giorni di scuola. Nella piccola scuola del mio paese non c’era una biblioteca, ma la maestra ci portava i libri della sua biblioteca personale. Ho mostrato fin da subito grande interesse, e lei ha incoraggiato la mia curiosità, passando da brevi racconti a testi più complessi. Ogni momento libero lo trascorrevo leggendo, cosa rara in un paesino dove la lettura non era particolarmente valorizzata.
Con gli anni, questo interesse si è trasformato in una passione matura. Gli insegnanti della scuola elementare e poi i professori del liceo hanno avuto un ruolo fondamentale: mi hanno dimostrato che leggere non è solo piacere, ma anche formazione personale, arricchimento delle conoscenze e sviluppo di disciplina ed eloquenza.
Trascorrevo molto tempo in biblioteca, affascinata dall’ambiente silenzioso e dalla possibilità di accedere a nuove conoscenze. La biblioteca era un luogo vivo, dove la mente era il mezzo più importante per apprendere.
Dopo il liceo mi sono iscritta a Lettere e Filosofia a Zagabria, laureandomi nel 1984 in Letteratura comparata e Lingua italiana. Poco dopo ho iniziato a insegnare lingua croata nella scuola media superiore italiana. Alcuni anni dopo, per circostanze sopravvenute, sono passata a lavorare in biblioteca, iscrivendomi a Biblioteconomia a Zagabria e diventando bibliotecaria scolastica a tempo pieno.
Quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera da bibliotecaria?
Ci sono stati molti momenti significativi, ma alcuni spiccano. Il primo è stato il trasferimento nell’attuale edificio nel 2001: finalmente la biblioteca ha avuto uno spazio adeguato, multifunzionale e ben attrezzato. Questo ha permesso di sviluppare tutte le attività già pianificate e di rendere la biblioteca parte integrante della scuola, accessibile a studenti e insegnanti.
Un altro traguardo importante è stato l’introduzione di un software avanzato per la catalogazione, con ricerca online secondo vari parametri. Questo ha avvicinato il patrimonio librario agli utenti e ha aperto la biblioteca anche a esterni, come ex studenti o studenti di italianistica di Pola.
Il riconoscimento professionale è arrivato anche con la nomina a responsabile dell’Attivo dei bibliotecari delle scuole medie superiori dell’Istria, poi al titolo di mentore e successivamente di consulente. Recentemente, ho ricevuto il Premio della Società dei Bibliotecari dell’Istria per il mio contributo alla biblioteconomia, un riconoscimento particolarmente significativo perché proviene dai colleghi e per la prima volta è stato assegnato a una bibliotecaria scolastica.
Come è cambiato il ruolo della biblioteca e della bibliotecaria dall’inizio della sua carriera fino a oggi?
La scuola e la biblioteca cambiano insieme alla società. Un bibliotecario deve adattarsi ai cambiamenti e imparare continuamente. All’inizio della mia carriera tutto era analogico: libri, riviste, cataloghi cartacei e appunti scritti a mano. Le schede di catalogo erano fatte a macchina da scrivere. Gli studenti venivano in biblioteca per cercare qualsiasi tipo di informazione, annotare, memorizzare e comunicare senza alcun supporto tecnologico.
Con l’arrivo di Internet e dei media digitali, tutto è diventato più veloce e accessibile. La macchina da scrivere è stata sostituita dal computer, la catalogazione è diventata più semplice e il tempo liberato ha permesso di sviluppare attività per gli studenti, come progetti culturali, celebrazioni, laboratori e comunicazione più rapida.
Oggi il bibliotecario scolastico è soprattutto un esperto dell’informazione: orienta gli studenti nel mondo digitale, li guida a reperire fonti corrette e affidabili e promuove il rispetto dei diritti d’autore.
Quali sfide ha dovuto affrontare nel suo lavoro, soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie?
Ho trascorso tutta la carriera nell’apprendimento e nell’adattamento. Per i bibliotecari, è fondamentale sapersi distinguere, essere creativi e guidare gli utenti verso le novità.
L’introduzione delle tecnologie digitali ha richiesto un aggiornamento costante: corsi, seminari, webinar, lettura di letteratura professionale. La parte più difficile non è stata imparare a usare gli strumenti digitali, ma riportare i giovani in biblioteca e stimolare il loro interesse per la lettura, dimostrando che non esistono scorciatoie nella crescita personale. La lettura è una forma di alfabetizzazione: chi legge sa riflettere, confrontare e trarre conclusioni.
C’è stata una disaffezione verso i libri a causa degli smartphone o il libro regge ancora?
Le nuove tecnologie hanno cambiato il rapporto con la lettura. Internet e i media digitali offrono risposte rapide, rendendo difficile proporre percorsi che richiedono continuità e concentrazione. Tuttavia, il libro tradizionale non è scomparso: fiere, festival e incontri con scrittori confermano che rimane amato.
Nella mia biblioteca gli studenti continuano a prendere libri in prestito, soprattutto per le letture obbligatorie, ma ci sono lettori con richieste precise. Gli insegnanti svolgono un ruolo chiave: un docente competente può suscitare curiosità e interesse. Mantengo un registro dei desiderata e acquisto i titoli richiesti, facendo capire agli studenti che le loro opinioni contano.
Come ha vissuto il suo ruolo ai tempi del coronavirus e della didattica a distanza?
La pandemia ha imposto un rapido adattamento al lavoro a distanza. Grazie a corsi precedenti sull’uso dei media digitali, non è stato troppo complesso organizzarsi. Ho partecipato e organizzato webinar, condividendo competenze digitali con colleghi e studenti.
Ho elaborato elenchi di fonti affidabili, fornito indicazioni su citazioni e bibliografie e segnalato fonti open access. I programmi tradizionali, come la Giornata dell’alfabetizzazione e la Notte del libro, sono stati mantenuti in forma digitale, sfruttando piattaforme senza limiti di tempo. La circolazione dei libri è stata gestita con protocolli e presenza fisica quando possibile.
C’è un progetto o un’iniziativa di cui va particolarmente fiera?
Tra i progetti più significativi ci sono quelli a livello regionale: il progetto bilingue per il 500° anniversario di Marin Držić, “Globalizzazione alla rinascimentale”, e il progetto 2022 “Annus Mirabilis”, con oltre 50 scuole partecipanti.
Altri progetti importanti riguardano la ricerca storica sui forni per il pane e la didattica dell’identità locale. Professionalmente, ho partecipato alla catalogazione del fondo antico nelle biblioteche scolastiche.
Sono orgogliosa soprattutto della biblioteca stessa: catalogo ordinato, patrimonio vario, tecnologia avanzata, costruita a misura degli utenti.
Quali libri o autori hanno segnato la sua vita personale e professionale?
È difficile scegliere: tutta la mia vita è stata segnata dai libri. Alle superiori leggevo Remarque, Pearl Buck, Singer, Orwell; all’università García Márquez, Thomas Mann, R. Musil, Hesse, A. Miller, e naturalmente Alan Ford.
Autori italiani come Umberto Eco e Italo Calvino, e divulgatori scientifici come Carlo Rovelli e Piergiorgio Odifreddi. Oggi leggo Munro, Mazzantini, Bernhard, Seethaler, premi Nobel e la sudcoreana Han Kang. Tra i croati, Krleža e Ivica Prtenjača.
Non dimentico la letteratura specialistica in biblioteconomia e divulgazione scientifica: ogni studente dovrebbe leggere Carl Sagan, “Cosmos”.
Quali consigli darebbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera di bibliotecario?
È un posto di lavoro meraviglioso e non ritengo siano necessari consigli particolari. I giovani che scelgono questa professione sono sicuramente ben informati. È importante trovare la propria strada, essere visibili e riconoscibili, perché in questo modo rendiamo visibile e riconoscibile anche la biblioteca. Bisogna cercare di seguire le esigenze degli utenti, essere a loro disposizione e, con il proprio lavoro e la propria personalità, promuovere la biblioteca e la lettura. Perché, non dimentichiamocelo, il bibliotecario è lo specchio della biblioteca così come la biblioteca è lo specchio della scuola!
Guardando al futuro, come immagina le biblioteche nei prossimi 20 o 30 anni?
Non so se anche i più grandi teorici e futurologi dei nostri giorni possano parlare di ciò che sarà delle biblioteche tra vent’anni. È un periodo estremamente lungo per questo mondo che cambia con tanta rapidità. Le tecnologie si sviluppano a una velocità vertiginosa, siamo testimoni della crescita e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale che assume dimensioni inquietanti e che, nelle mani degli esperti, può diventare un potente strumento di manipolazione. E si sviluppano anche altre tecnologie grazie alle quali, come dice lo scrittore spagnolo Marías, “la nostra credulità è tornata ad essere medievale”. Per evitare questo, abbiamo bisogno della mente, della lettura, del pensiero. Abbiamo bisogno della biblioteca! E sono convinta che la biblioteca, seppure in una forma ibrida, sopravvivrà.

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