Uljanik: i generatori della discordia

Scoglio Olivi e l’azienda Adriadiesel di Karlovac sono ai ferri corti da diversi anni a causa di alcune apparecchiature che lo stabilimento navalmeccanico aveva commissionato versando pure un acconto da 24 milioni di kune, ma che non ha mai ricevuto. Ora vuole indietro i soldi

La ripresa poggia sulla 522, che attende

Più o meno è come condurre una petroliera in un catino d’acqua. Gli spazi di manovra sono più che limitati e si rischia di arare il fondo. Mettiamo che la petroliera si chiami Scoglio Olivi. O Uljanik. Fa lo stesso. Abbiamo reso l’idea? Tribolazioni su tribolazioni, per lo storico stabilimento navalmeccanico (al buon Francesco Giuseppe tremerebbero gli austeri baffoni), che negli ultimi anni di attività ha sofferto quanto è stato possibile soffrire trascinandosi di mese in mese in una lenta agonia che in effetti l’ha portato alla fine. E nemmeno nel miserere c’è pace. Si era scritto delle navi commissionate e mai andate oltre la carta, delle garanzie statali arrivate in pagamento quando al cantiere, anche a volere grattare il fondo tutto quello che si sarebbe potuto trovare sarebbe stato un enorme buco. Abbiamo scritto dei debiti e dei crediti, del fallimento di ora una, ora l’altra consociata, del dirottamento di quanto di, se non propriamente sano almeno non malato, nella nuova azienda Brodogradnja 1856, nata per ridare alla cantieristica un’altra opportunità, abbiamo scritto delle garanzie statali concesse a quest’ultima per mettere i piedi in mare.

Un freno a mano
Torniamo a scrivere della difficile soluzione della situazione finanziaria di Scoglio Olivi. Questa volta a innescare il freno a mano è il rapporto d’affari con l’Adriadiesel di Karlovac, in una storia che si trascina ancora dal 2016. Se ne parlerà in sede di Assemblea dei creditori, la cui seduta è stata convocata per il 30 settembre. Spina (finanziaria) nel fianco, i contratti di fornitura di generatori diesel per due navi in costruzione, che Scoglio Olivi aveva firmato con l’azienda di Karlovac. Che è controllata della Jadranska ulaganja, dietro alla quale c’è Nenad Končar. Il cognome non vi suona nuovo? Infatti, si tratta del figlio di Danko Končar, che a suo tempo aveva guardato con particolare interesse a Scoglio Olivi, che aveva staccato un assegno di non poco conto allorché il cantiere si era trovato in difficoltà con gli stipendi. Un interminabile, complesso, diabolico puzzle, questo cantierino.
In questa storia, i generatori non hanno mai preso la strada per Pola in quanto il cantiere è affondato e le navi non hanno mai preso forma. Scoglio Olivi aveva versato un acconto e ora, a questo titolo e a titolo della mancata consegna, chiede all’Adriadiesel oltre 24 milioni di kune.

Le richieste dell’Adriadiesel
Non che l’Adriadiesel non avesse, a suo tempo, fatto i conti per… conto proprio. All’avvio del processo fallimentare per il cantiere, l’Adriadiesel aveva chiesto di essere ammessa al passivo fallimentare per una somma pari a 13,4 milioni di kune, di cui 12,5 derivanti dal contratto di cessione con il quale la “Kermas energija” di Danko Končar aveva appunto ceduto all’Adriadiesel il diritto di riscossione di “suoi” 12,5 milioni di kune (1,7 milioni di euro). Sono soldi che nell’estate del 2018 la Kermas aveva prestato al cantiere per le paghe di cui dicevamo. È storia recente, e certamente si ricorderà che la Kermas aveva avuto quale garanzia di rientro dei mezzi l’ipoteca su un pezzo di caserma ex Sauro, grossomodo 20mila metri quadrati che potrebbero finire in vendita.
Il Tribunale aveva contestato la richiesta dell’Adriadiesel, in quanto inferiore alla cifra di cui sarebbe debitrice nei confronti del cantiere.

Generatori pagati due volte?
La ruggine aveva intaccato più seriamente i rapporti tra il cantiere e l’Adriadiesel agli inizi del 2019, allorché Scoglio Olivi aveva bloccato per alcuni mesi il conto corrente dell’azienda di Karlovac. L’allora management cantierino (le redini, lo ricordiamo, erano in mano a Emil Bulić), aveva sporto denuncia penale al PNUSKOK per l’affaire generatori per la nave 526: sembra che i macchinari siano stati pagati due volte. Una prima volta all’Adriadiesel, successivamente a un’azienda della Cina, alla quale il cantiere si era rivolto considerato che il contratto con l’Adriadiesel era stato disatteso.

Dialogo o Tribunale?
E siccome in tutti i rapporti quello che maggiormente conta è il dialogo (a litigare c’è sempre tempo), cantiere e Adriadiesel hanno avuto diversi incontri per sciogliere il nodo dei vecchi contratti, che si sono lasciati dietro una scia di problemi lunga decine di milioni di kune. Dopo l’ultima consultazione, l’azienda di Karlovac ha fatto pervenire, tramite avvocato, una proposta di accomodamento, che la curatrice fallimentare di scoglio Olivi, Marija Ružić, ha giudicato inaccettabile.
Deciderà, infine, l’Assemblea dei creditori. Che avrò sul tavolo pure la proposta della curatrice fallimentare che vorrebbe che il cantiere entri in possesso dei generatori (di cui è formalmente proprietario) per l’unità 526, la nave per il trasporto di bestiame su cui poggia il futuro della cantieristica in città.
All’Adriadiesel verrebbe concessa la possibilità di estinguere ratealmente il dovuto, tra cui l’acconto per la costruzione dei generatori della 522. Per evitare il tribunale, bisogna che dicano sì cantiere (Assemblea dei creditori) e Adriadiesel. Se i creditori dovessero accettare e l’Adriadiesel rigettare la proposta, allora la ruggine si mangerebbe più della superficie. Si finirebbe in Tribunale e Scoglio Olivi attiverebbe il pagherò cambiario.

​Più che corrente, questi generatori sembrano generare rogne.

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