Uljanik. È colpo di scena

Il cantiere navale Uljanik. Foto Dusko Marusic /PIXSELL

Colpo di scena alla prima udienza del processo fallimentare dell’Uljanik, ieri mattina, al Tribunale commerciale di Pisino. Il curatore fallimentare di Pola Damir Majstorović è stato sollevato dall’incarico su richiesta di Nevenka Kovčalija, sostituto procuratore di Stato regionale, rappresentante della Repubblica di Croazia che detiene il 70 per cento dei crediti (3 miliardi di kune) nei confronti del cantiere navale polese. Majstorović è stato sostituito per direttissima da una donna, Marija Ružić, di Fiume, che ieri ha assunto la carica di curatore fallimentare. La seduta ha preso dunque una piega completamente diversa da quella che ci si era attesi fino a pochi giorni fa. L’aut-aut tra fallimento con liquidazione e un procedimento fallimentare controllato con il recupero di uomini e macchine, il ripristino della produzione e la fondazione ex novo di una società sotto il diretto controllo dello Stato (Uljanik Nova), si è rivelato privo di ogni fondamento perché i creditori di maggioranza (Ministero dell’Economia e Banca croata per la ricostruzione e lo sviluppo – HBOR) avevano in mente un altro tipo di processo, probabilmente meno emotivo e più “sterile”. Il voto, o meglio, i numeri, hanno messo fine a ogni discussione: l’82,3 per cento dei creditori riuniti in Assemblea ha votato per destituire Majstorović, il 14,8 per cento è rimasto astenuto, il 2,9 per cento si è dichiarato contrario.

Hadžić: «Perderemo altri mesi»

Il sindacalista Samir Hadžić è inconsolabile: “Perderemo altri tre mesi, e poi, ormai è chiaro: hanno deciso di spingerci nel burrone della liquidazione. Come ostacolo c’era soltanto il curatore fallimentare che predicava un piano diverso, e cioè la costruzione della 514 a Pola e non a Fiume. Comunque continueremo a lottare perché non abbiamo nulla da perdere. Spero tanto che la signora (il procuratore di Stato, nda), che trasmette le disposizioni dall’alto e tutti coloro che hanno la responsabilità di questa decisione prima o poi rispondano dei danni che hanno causato, anche alla Repubblica di Croazia” ha concluso Hadžić.

Majstorović: «Continueremo a lottare»

A fine udienza si è fatto sentire anche l’ormai spodestato Majstorović: “È un anno che vado professando che il 3. maj deve vivere, ma non a spese dell’Uljanik. Dal punto di vista prettamente legale, quello che è successo oggi in Tribunale è perfettamente lecito. Ma s’è dimostrato per certo quello che vado affermando da diverso tempo a questa parte, e cioè che il governo della Repubblica considera gli istriani cittadini di secondo ordine. Non so se ridere, piangere o urlare. Avrebbero potuto farci la cortesia di esprimersi subito, senza nemmeno attendere l’udienza di oggi. Ci avrebbero risparmiato del tempo prezioso e degli sforzi vani perché ogni giorno vale oro. Alla fine dirò anche questo: si, è colpa vostra, signori. È solo colpa vostra se la sentenza sarà di liquidazione. Non vorrei trovarmi nella pelle della curatrice fallimentare. Chiaramente la signora dovrà fare solo il suo lavoro, ma il fatto è che a fare solo il proprio lavoro talvolta ci si vergogna”. Un’ultima domanda: come realizzare questo divorzio tra i due cantieri, se l’Uljanik è azionista di maggioranza del 3. maj, il curatore fallimentare rimosso risponde: “È possibile annullare tutto vendendo le azioni e questa sarebbe la via legale migliore da seguire, ma è anche possibile che abbiano scelto una via traversa: direi che si stanno scervellando pure loro per dare un quadro legale alla manovra di salvataggio del cantiere di Fiume”, ha concluso Majstorović, assediato dalla stampa.

Miletić: «Il governo vuole la fine»

A fatti compiuti si è fatto sentire anche il sindaco di Pola, Boris Miletić: “Con la manovra in Tribunale il governo ha mostrato chiaramente che farà tutto quello che serve per mandare l’Uljanik in liquidazione e gli operai in strada. Altre spiegazioni razionali sono escluse per una vergogna di questa fatta. Come spiegare altrimenti che il Piano di ripristino della produzione navale – un piano accettabile per gli operai, i Sindacati e gli investitori – non sia accettabile anche per il governo? Vogliono la fine definitiva del cantiere, questo è chiaro. Ci risparmino almeno l’agonia che invece stanno prolungando invano. Ma non ci fraintendano: anche noi vogliamo la salvezza del 3. maj. Quello che non possiamo accettare è che col piano di salvataggio di 150 milioni di kune in suo favore, il cantiere di Fiume avrà salva la vita a spese dell’Uljanik. Il punto è questo: perché Pola non gode dello stesso trattamento riservato a Fiume? Perché i nostri operai sono da meno rispetto a quelli di Fiume? Almeno lo dicessero, ma non lo fanno e così la messinscena continua. Questo non è un comportamento degno di un governo responsabile”.

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