Uljanik Brodogradnja 1856. Tutto rinviato a gennaio

Il Consiglio dei creditori ha rinviato la decisione sulla vendita dell’azienda all’impresa CE Industries al prezzo di 155 milioni di kune

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Uljanik Brodogradnja 1856. Tutto rinviato a gennaio
Una veduta dello stabilimento navalmeccanico polese. Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

L’anno che verrà. Hmm. Sarà pieno d’incognite da risolvere lungo il percorso e in genere si preannuncia abbastanza ruvido. Chissà, forse allo stabilimento navalmeccanico di Pola speravano almeno di chiudere il 2022 con qualche certezza, il che avrebbe fatto guardare con meno apprensione al prossimo calendario. Invece no. Che cos’è successo per aggiungere nubi alle nubi che già oscurano il cielo sopra il cantiere? Il Consiglio dei creditori ha rimandato la decisione relativa alla vendita, in pratica, dell’Uljanik Brodogradnja 1856 all’investitore ceco Jaroslav Strnad e alla sua impresa CE Industries. La faccenda non è così semplice come da queste poche righe potrebbe sembrare. Non è, insomma, un andare alla cassa e pagare per quello che si è preso.

La quota in mano allo Stato
L’Uljanik Brodogradnja 1856 è discendente, non propriamente figlio, dello storico stabilimento navalmeccanico Uljanik-Scoglio Olivi. Messo in piedi, Scoglio Olivi, sulle solide basi poste dagli Asburgo che a Pola avevano individuato il posto ideale per allestirvi il maggiore e più importante porto militare, col tempo si è ritrovato con le ginocchia molli al punto da finire disteso a terra, inghiottito da un impressionante buco in bilancio. Storia nota e vissuta. Scavando tra le rovine del vecchio arsenale era stato trovato (o forse inventato? chiediamo) quanto basta per rabberciare un’industria nella quale la città, a ragionissima, si è sempre identificata. Siamo quindi all’Uljanik Brodogradnja 1856, che più che navigare sta con i piedi in acqua e vivacchia. Di questo pallido discendente l’Uljanik in fallimento detiene la quota maggioritaria; precisamente il 54,77 p.c. E nell’Uljanik in fallimento la quota maggioritaria è nelle mani dello Stato. Quindi, la quota maggioritaria dell’Uljanik Brodogradnja 1856 è nelle mani dello Stato.

L’offerta vincolante
Il 18 ottobre di quest’anno la CE Industries aveva inviato una lettera d’intenti per l’acquisto della quota maggioritaria e il 3 novembre era giunta anche l’offerta vincolante: 155 milioni di kune per concludere l’affare. Venti milioni di kune oltre il valore nominale della quota, ma purtroppo 53 sotto il prezzo di cessione stabilito (208 milioni di kune). Prima della seduta del Consiglio dei creditori c’era stata una riunione che aveva portato allo stesso tavolo il Ministero dell’Economia, quello delle Finanze, il CERP (Centro per la Ristrutturzione e la vendita) e la Procura di Stato, incontratisi per addivenire a una posizione in merito alla possibile vendita. Alla seduta del Consiglio dei creditori, che ieri avrebbe dovuto a sua volta dire sì o no all’offerta d’acquisto, lo Stato ha detto “non so”. “I Ministeri competenti non hanno ancora deciso; devono trattare il tutto un’altra volta”, ha detto ieri in sede di Consiglio Nevenka Kovčalija, della Procura di Stato che nella manovra rappresenta, appunto, lo Stato. Presa di posizione che ha infastidito gli altri creditori minori, che nell’entrata del capitale straniero in azienda vedevano e vedono una possibilità di chiudere il conto. Non per fare i “signorisappiamotuttonoi”, ma l’offerta vincolante è sul tavolo da più di 40 giorni. Un’intera Quaresima. E l’offerta sta per scadere, in quanto l’opzione è di 45 giorni. Ieri si è chiesto tempo; altri 30 giorni. Ma non si potrà rispondere a “questa” offerta.

Asta interrotta
A fare stridere l’ingranaggio un altro granellino di sabbia procedurale. Come da precedente Delibera del Consiglio dei creditori, l’amministratore fallimentare dell’Uljanik, Loris Rak, aveva avviato la vendita all’asta internazionale. Giunta l’offerta di Strnad l’asta è stata interrotta. Il time out chiesto ieri ha rimandato la decisione al 16 gennaio dell’anno prossimo. Per decidere su che cosa? Forse sulla stessa offerta della CE Industries se dovesse venire prorogata la sua scadenza; o forse ci saranno altre offerte.
Insomma, questione di soldi e di procedura che ancorano le nubi di cui dicevamo sul cielo sopra il “nuovo” cantiere. Che l’anno scorso ha incamerato 25 milioni di kune con una perdita di 13,48 milioni.

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