Teatro vivo in istroveneto, generazioni in scena

Sono in pieno corso i laboratori teatrali estivi del progetto «Voio recitar con ti in CI». Domani lo spettacolo e poi l’auspicata (ri)nascita della filodrammatica alla Comunità degli Italiani

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Teatro vivo in istroveneto, generazioni in scena
E adesso ripetiamo il copione...

“Un’estate al mare, voglia di remare, fare il bagno…vedere gli ombrelloni-oni-oni”. È il ritornello nei pensieri sotto la cupola di calore, ma c’è chi vuole fare altro e di più, con passione e divertimento. Lontano dalla spiaggia, al fresco della sala spettacoli della Comunità degli Italiani stanno succedendo fatti strani. É teatro per tutte le età, desiderio di mettersi alla prova, amicizia e collaborazione, esperimento e gioco. A spiare i laboratori in corso nell’ambito del progetto di “salvataggio” della parlata istroveneta “Voio recitar con ti in CI”, c’è da rimanere sorpresi. L’attrice Petra Bernarda Blašković c’è, ma non si vede. Che ci fa distesa diritta sul palcoscenico con tutta una tribù di bimbi assiepati in stessa posa e dormienti? Sembrano in fase onirica. Ma è tutta finzione. La tecnica è quella di collegare le battute del copione a gesti e movimenti fisici, un bel trucco con cui sfruttare la memoria cinestetica, unendo il testo a un’azione corporea, per ricordare senza manco un intoppo. Tutto succede con leggerezza ludica generata dal buonumore entusiastico dell’attrice e pedagoga teatrale, coadiuvata dall’attore Luka Juričić, ed è subito spettacolino anche prima del debutto, tra ripetizioni manuali dinamiche associate a parole chiave, tanto che gesticolando finisce per crearsi una mappa fisica della storiella da raccontare al pubblico. Il sipario si aprirà, infatti, con la messa in scena di “Martin el porcospin”, favola in versione dialettale del celebre racconto. Insomma Branko Čopić in formato linguistico “polesan”, con la tenerissima, piccola Ariel introdotta nella tana. “La gavemo fata noi!: sbottano i bimbetti (età d’asilo). Bastano due semplici sedie per “far caseta” (qua son nato e la xe perfeta.. qua son paron e vivo in libertà), stuzzicare la fantasia e per generare scenografia con abitanti del bosco in vispa circolazione. E dire che questo è soltanto un frangente della piccola scuola di teatro di stanza alla Comunità, dalla mattina alla sera, con più appuntamenti per tre giorni consecutivi. Se nei primi laboratori, l’arte drammatica è riservata ai piccoli di più fasce d’età, è nel pomeriggio-sera che si resta ancora più sorpresi dalle manovre recitatorie in corso. Si va dai maturandi agli adulti in pensione. Disturbare le prove prima degli spettacoli da proporre venerdì mattina 31 luglio, alle 10 (i giovanissimi) e sera alle 19.30 (gli adulti e adolescenti), sarebbe imbarazzante e rischierebbe di inibire la spontaneità (già si è rischiato di grosso con i bimbi). Tuttavia, anche senza fare irruzione, abbiamo licenza di immaginare quest’esperienza esilarante, liberatoria, che si sospetta pure comica, guidata da un mix certo di imbarazzo iniziale e successiva assenza di filtri. Come sta andando tutta la faccenda? A concederci una soffiata dietro alle quinte è Petra Bernarda Blašković, personaggio che merita tutte le stime soprattutto per il fatto di desiderare fortemente la (ri)nascita di un gruppo di filodrammatica che la CI di Pola meriterebbe in pianta stabile.

Memoria cinestetica in pieno allenamento

“Abbiamo qui bimbi che ritornano dopo anni di laboratori riproposti in sede. Li vediamo crescere con il pensiero teatrale, non solo da attori ma anche piccoli registi, aspiranti scenografi cui piace costruirsi lo spazio, pensare da costumisti che si organizzano autonomamente nel generare le scenette, a suddividere i ruoli, a riscrivere i testi perché, vede, proprio in questo momento stanno facendo improvvisazione sul tema del Martin porcospin. Piace scoprire come loro collaborano, come si mettono d’accordo per l’allestimento de “La casetta”, tradotta in istroveneto”.

Bimbi di teatro a parte c’è dell’altro. “Una grande novità di quest’anno – rivela Petra Bernarda Blašković – parte dall’idea e dalla speranza, mia e di Luka Jurić, di riuscire a rimettere in piedi la filodrammatica del Circolo di Pola. Mi ricordo quanto siamo cresciuti, noi, qua, assieme ad Elvia e Bruno Načinović, che ci hanno attirato qua, anche se negli anni di crisi bellica e oscuramento. Facevamo comunque prove in sordina, perché il teatro fa gruppo, è un posto di amicizia, di collaborazione, di sinergia, di creatività e libertà. Ne parliamo da anni, perché dispiace che non ci sia la filodrammatica. E quindi c’è stato questo nostro grande desiderio di provare a rimettere in forza un gruppo di adulti. Per questo abbiamo aperto le iscrizioni con il proposito di conferire una continuità a quest’iniziativa, subito nel corso dell’anno, al fine di non limitarci ad un’attività esclusivamente estiva. In questo momento stiamo compiendo il primo passo necessario per poi partire con una vera e propria passeggiata. Siamo contentissimi giacché abbiamo formato un gruppo vario di persone dai 12 ai 77 anni d’età. É una bellissima squadra: ci sono giovani, tre adolescenti di 18 anni che hanno appena superato gli esami di maturità, persone di 30,40, 50, 70 e più anni. Siamo veramente felici fino a capire che forse anche noi abbiamo sbagliato a non aprire prima un’officina teatrale del genere, visto che l’interesse e la volontà ci sono. Stiamo lavorando, ci stiamo divertendo tantissimo. Sono tutti tanto creativi, dotati di spirito e gioia di vivere che poi si vedono anche sul palco. La cosa più bella per noi è proprio questa, inclusa la convinzione che anche la filodrammatica aiuterà a portare gente in Comunità con la recitazione ed il teatro e poi, chissà”.

Ci tolga ancora un po’ di curiosità: qual è il profilo professionale della gente che ha aderito a questo laboratorio teatrale aggiuntivo dedicato agli adulti?
“Professoressa in pensione, professori attivi, ricercatori scientifici, imprenditori, assistenti nell’insegnamento, maturanti, allievi, di tutto e di più…”
Questo laboratorio teatrale, così strutturato con partecipanti di più età, è anche punto d’incontro culturale-linguistico tra parlanti dialettali più anziani e giovani, che trovano appagante scoprire il recupero di modi di dire dei loro nonni e delle precedenti generazioni?
“Certo. Si dice che i posti e le occasioni di parlare in istroveneto siano sempre più scarsi. C’è la signora che si lamenta “mi no go più con chi parlar. I mii veci noi xe più…”. Ed ecco che si è contenti di poter cercare in questa maniera di mantenere viva la lingua per chi la conosce, mentre i nostri giovani la possono apprendere meglio. Teatro è parola viva. Teatro e dialetto è binomio perfetto. Quindi, meglio di così…”

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