Squadra verde: «No all’inceneritore»

Stando agli ambientalisti, il Centro regionale per la raccolta dei rifiuti di Castion lavora nella zona d’ombra

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Squadra verde: «No all’inceneritore»
Il Centro per la raccolta dei rifiuti ci Castion. Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

L’ambientalista Željko Ilić circondato dagli attivisti della Squadra verde ha chiamato a raccolta la stampa per dire che il “Centro regionale di gestione de rifiuti lavora nella semi legalità, in base a progetti insufficienti e documenti occultati”, che andrebbe chiuso immediatamente, che l’intera politica nazionale dei rifiuti sarebbe nel mirino della mafia europea della spazzatura, che in cambio di incentivi degli Stati nazionali e dell’UE trasferisce gli scarti nell’Europa dell’Est per disfarsene a basso costo e contro le disposizioni europee sulla protezione dell’ambiente. A suo dire Castion sarà solo uno dei 10 e passa centri regionali che importeranno i rifiuti che l’occidente non vuole o non può tenersi in casa. Per questo “ora stanno pompando tutta questa storia dell’eccesso di spazzatura che non si riesce a smaltire, che puzza e che non si sa come ridurre: perché ci stanno propinando la ‘soluzione’ dell’inceneritore, che vorrebbero e faranno costruire nel circondario per bruciare i rifiuti provenienti da ogni dove”. La stessa nomina di Dražen Stilinović a direttore del centro dopo la destituzione di Fabio Giacometti, che sarebbe stata orchestrata nelle stanze dei bottoni di più alto rango di quelle locali, secondo Ilić, sarebbe un chiaro segnale d’allarme e lo starebbe ad indicare chiaramente il suo curriculum vitae, anni al servizio della lobby delle industrie dei rifiuti: “Dal 2006 al 2009 ha lavorato per l’azienda Entsorga che nel 2008 fece costruire nel centro di Celje un impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti con inceneritore che io chiamo fabbrica di morte molto simile a quelle chi ci è stata poi costruita a Castion.

Željko Ilić (al centro) annuncia battaglia legale contro Castion.
Foto: DARIA DEGHENGHI

Secondo le informazioni sin qui accumulate dalla Squadra verde, Castion avrebbe importato già 1.200 tonnellate dal Centro regionale di Marišćina (Regione litoraneo-montana) senza spiegazioni. Uno dei fattori di maggiore sospetto nell’intera faccenda di Castion non è dunque la puzza e l’eccesso di scarto organico nel volume complessivo della spazzatura trattata, ma, sempre secondo Ilić, il fatto che non vi sia alcuna tracciabilità dei rifiuti tossici che entrerebbero nell’impianto: non vi sono infatti telecamere che possano documentare il movimento della spazzatura in arrivo. A questo punto Ilić e la Squadra Verde hanno cambiato tattica d’azione e ora lavorano sull’acquisizione dei documenti e la dimostrazione delle irregolarità dell’impianto che invieranno alla Procura nazionale e a tutti gli uffici UE competenti per arrivare all’unico scopo che intendono conseguire: chiudere l’impianto che ritengono fuori legge e fermare la costruzione dell’inceneritore che per l’Istria meridionale significherebbe, a loro detta soltanto una cosa: malattia e morti premature per i cittadini dei comuni limitrofi.

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