Spettralmente vuoto l’edificio della Facoltà di Filosofia di Pola

Le lezioni si svolgono nelle ore pomeridiane negli ambienti della SMSI «Dante Alighieri»

Un’architettura sovrana in centro città

Ella fu. La stupenda architettura del 1907, progettata in stile liberty secessionista da Rodolfo Barry, prima Liceo femminile, poi Liceo femminile provinciale di cultura “Regina Elena” a Pola, poi Liceo Giosuè Carducci, quindi Scuola per maestri, sessant’anni or sono diventata Accademia di Pedagogia ecc.ecc., si è trasformata in una cattedrale deserta. Purtroppo, la brutta profezia si è avverata. Quant’è durato l’anno accademico 2021/2022 nello storico edificio universitario? Manco qualche settimana. Esattamente come avevamo a suo tempo annunciato. Il trasferimento era nell’aria. E l’inaugurazione delle lezioni in queste aule è stata soltanto un atto di temporanea, simbolica presenza, mortificata dalla subitanea necessità di fare le valigie, perché la perizia degli esperti di statica edile ha detto che qui non s’ha da stare. Pericolo di crollo di pezzi di soffitto, dicono, ma manco i fregi, i bugnati, i cornicioni, i capitelli, gli stucchi e le lesene scoppiano di salute. L’ingresso principale è imbottito da tutta un’intricata impalcatura in ferro mezzo arrugginito, che funge da sostegno allo sciupato balcone sovrastante; l’ala sud-orientale dell’edificio è altrettanto avvolta da una struttura ancora più grande che sale fino alle merlature più alte; gli ambienti interni mezzi sbarrati da segnaletica che, qua e là, impedisce il passaggio e l’entrata nelle aule più critiche, sono sempre ostaggi del tetto. Più che l’usura del tempo, sono gli errori umani ad avere provocato il danno maggiore. Il guaio più grosso mai capitato all’edificio – le cui mura possono narrare la storia ultrasecolare della scuola, che ha fornito generazioni e generazioni di maestri a tutte le scuole di Pola e dell’Istria – è quello generato dalla ristrutturazione del tetto. Ricostruito nel 2004 talmente male da avere fatto fagocitare alle strutture murarie ettolitri di acqua piovana. Una parte di pareti nelle loro parti più alte sono imbottite da pannelli lignei per impedire che l’intonaco si stacchi, nascondere i difetti e mantenere ancora integro un minimo di dignità. Tutto sommato si era andati avanti, anche perché il rischio di frane non è né del tutto visibile né così drammatico da far scappare gli uffici dell’amministrazione e delle direzioni, ma la prudenza è d’obbligo, mettendo le mani avanti prima che il guaio succeda dentro a un edificio pubblico che, comunque, deve saper offrire garanzie di permanenza incolume.

Come un Castello da espugnare…

Studenti in esilio

L’esilio è cominciato da tre settimane sia per la Facoltà di Filosofia, sia per la Facoltà di scienze per la formazione, nell’ambito della quale opera la Sezione italiana con i suoi corsi di insegnamento di classe e di educazione prescolare precoce. Armi e bagagli di studio sono stati traslati all’edificio della Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri”di Pola e in quello del Ginnasio croato. È stato un vero e proprio trasloco, sofferto da tutta una comunità accademica che conta centinaia di studenti frequentatori. La sistemazione è buona, la convivenza pure, nonostante le enormi difficoltà dettate dalla crisi epidemico-sanitaria e dall’obbligo di assicurare una più che rigorosa igienizzazione degli ambienti. Come si fa a sopravvivere? A svelarlo è Debora Radolović, preside della SMSI, che si è appena trasformata in una generosa istituzione ospitante per i numerosi corsi della Facoltà di Filosofia, tra cui quello di Italianistica.

Anche i corridoi sono deserti

“Le lezioni per gli studenti sono distribuite ed organizzate esclusivamente durante le ore pomeridiane. Siamo stati in grado di mettere a loro piena disposizione in tutto sei aule. Ciò dalle 16 alle 20. L’orario di lezione per i nostri allievi si ferma per tempo e non supera mai le 15, cosicché l’intervallo di un’ora che serve a dare il cambio agli studenti universitari, viene utilizzato per la sanificazione degli ambienti da parte del nostro personale incaricato, che nel proprio lavoro viene supportato anche da un addetto alle pulizie ingaggiato dalle istituzioni universitarie ospitate. Abbiamo voluto venire incontro alle necessità delle Facoltà in quanto, noi come scuola della Comunità Nazionale Italiana di Pola, sappiamo bene cosa voglia dire il fatto di non poter fruire di una sede propria dove svolgere le lezioni e dover ricorrere alla benevolenza e ospitalità altrui. Consci del travaglio di una scuola che fu errante in un passato poco propizio nei confronti della nostra realtà istituzionale, abbiamo voluto agire con la dovuta comprensione nei confronti di coloro che ora si trovano castigati dalla condizione di senza tetto. Da parte del Rettorato abbiamo ricevuto sincere manifestazioni di gratitudine”.

Una bellezza scorzata

Un recupero costoso

Studio in trasferta sarà fino a quando non arriveranno altre soluzioni logistiche (leggi l’ex Ospedale di Marina) o un rimedio per il vetusto edificio. Vero è anche che nell’ultimo decennio si è investito parecchio in rimedi di rinnovo, severamente seguiti dalla Sovrintendenza ministeriale al patrimonio storico-architettonico. L’estate 2021 è servita per effettuare numerose opere di manutenzione. L’Ateneo ha sempre messo in campo finanziamenti propri o cittadini e regionali nel caso di interventi di minore portata. Ma non basta. Serve il recupero generale e di sana pianta, che impone costi di esecuzione elevatissimi. Soltanto la ricostruzione del tetto è valutata ad un importo di 7 milioni di kune. Si era partiti con l’elaborazione della documentazione necessaria per candidare un progetto di recupero per i fondi europei. Ci si era annunciati al concorso del Ministero della Cultura, però non si era riusciti a ottenere il supporto necessario alla stesura finale dei documenti progettistici.

L’Aula Magna, sola e pensosa

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