Sessant’anni di carriera alle spalle e ancora fame di palco. La musica come passione innata, accanto al talento, che è stata tutta la sua vita e che gli ha regalato valori ed esperienze che non tutti hanno modo di acquisire. Sempre con l’umiltà, l’onestà e la dignità, quali valori etici fondamentali che lo hanno distinto nella comunità. Stiamo parlando di Claudio Vlacci, uno dei fondatori del noto complesso musicale istriano “Anelidi”, fondato ufficialmente nel lontano 1965, esattamente il 15 maggio nella Comunità degli Italiani di Gallesano, e che il 26 giugno scorso nel Piccolo teatro romano a Pola ha festeggiato appunto i suoi 60 anni di attività, con un concerto assieme ai graditi ospiti che è durato due ore e mezza. Vlacci è nato il 24 luglio del ‘48 a Trieste però si è trasferito a Pola con la madre Silvia quando aveva un anno e mezzo. A Veruda precisamente, dov’è cresciuto e maturato, e che ritiene ancora oggi il suo luogo più amato, accanto a Gallesano che è divenuto la sua dimora nel 1980, dopo essersi sposato nel ‘71 con la gallesanese Ondina Detoffi. Il curriculum musicale di Vlacci è vastissimo, però è notevole pure il suo impegno nella comunità, tanto da ricevere quest’anno la Pergamena della Città di Dignano (il 10 agosto nella ricorrenza della Giornata della Città), per il suo contributo alla cultura e alla storia musicale della località. Tra l’altro in due circostanze è stato presidente del Club di calcio di Gallesano, ed è stato consigliere nella prima convocazione del Consiglio cittadino di Dignano. È lungo inoltre l’elenco degli altri riconoscimenti e premi ricevuti nel corso di tutti questi anni dedicati in primo luogo alla musica. Quanto detto ovviamente illustra solamente in parte la figura di Claudio Vlacci, con il quale ci siamo incontrati per… approfondire i succitati temi. La prima domanda può sembrare un po’ banale, però è d’obbligo, e riguarda appunto la nascita e la longevità dei mitici “Anelidi”.
Ci racconti un po’ degli inizi del gruppo, degli “anni d’oro” dello stesso, per finire con l’indimenticabile concerto per i 60 anni di attività, un traguardo per moltissimi irraggiungibile.
Vivendo a Veruda ho fatto amicizia con il tastierista degli “Anelidi” Branko Milošević, che al tempo suonava la fisarmonica. Io la musica ce l’avevo pure nel sangue, sin da bambino quando ascoltavo l’opera assieme alla madre. Ne è nato un duetto, dove cantavo come solista, già negli anni ‘62 e ‘63 suonavamo in occasione degli sposalizi, e poi si è associato Dario Burić, che a sua volta suonava la fisarmonica. Man mano è nata una bella storia alla quale si sono associati Darko Gregorović – Grga, Lucio Andreani e Mirko Cetinski, che lascerà il gruppo dopo un anno, dando vita al gruppo “Nelidi”, un nome derivante dalla mitologia greca. Avevamo le prove nella Comunità di Gallesano dove c’era una vecchia batteria, alla quale mi sono dedicato grazie all’amico musicista Miroslav Bobić dell’Orchestra dell’Armata popolare di Pola, e immancabilmente al canto da solista. Poi con l’entrata nel gruppo nel ‘70 del bassista Aldo Rakić, questi ha proposto di aggiungere la ‘a’ al nome iniziale che è quindi divenuto “Anelidi”, perché aveva più senso ed era riconoscibile visto che era legato agli invertebrati vermiformi. Dal ‘70 al ‘77 a suonare la chitarra è stato Davor Žuljević, e dalla sua partenza sono arrivati il chitarrista Aldo Spada – Ptica e il tastierista Bruno Zahtila. Da lì in poi la formazione è rimasta invariata e la più duratura in versione Spada alla chitarra, Burić al basso, il sottoscritto alla batteria e come cantante solista, Zahtila e Milošević – Banana alle tastiere, sino alla prematura scomparsa di quest’ultimo nel 2008. Poi ci ha lasciati Dario 11 anni fa, nonché Ptica lo scorso anno. Il loro ruolo è stato assunto da Dragan Racan al basso, Klaudio Krajcar alla chitarra e Luka Rovis alle tastiere, e questi sono gli “Anelidi” odierni. Il primo vero e proprio ingaggio lo abbiamo avuto nell’estate del ‘66 ad Orsera, continuando poi a suonare a Pola e nelle vicinanze, ma si parlava di serate danzanti, e non di concerti nel vero senso della parola. Le canzoni, basate sul pop rock e musica istriana tradizionale, perlopiù venivano scritte da Dario, poi anche da Bruno, e le parole e la musica venivano arrangiate congiuntamente.
Il successo del gruppo, come lo conferma la storia, è stato continuo.
Ancora nel ‘70 Branko, responsabile del complesso, era stato contattato da un manager di Zagabria, intento ad incidere un disco con noi per poi promuoverci al di fuori della Regione. Però non eravamo troppo convinti dell’idea e abbiamo lasciato stare, concentrandoci prevalentemente sulla nostra regione. Sino alla fine degli anni ‘80 per gli “Anelidi” erano di fatto gli ‘anni d’oro’. Basti pensare che all’anno avevamo almeno 300 esibizioni, in alcuni anni da metà marzo ad ottobre ogni giorno. Il tutto facendo un lavoro che ti soddisfa e che ti fa gustare la vita. Con la guerra agli inizi del ‘90… è calato il buio, fermo restando che negli anni bellici abbiamo svolto numerosi concerti di beneficenza, con Radojka Šverko e Tony Cetinski, in Slavonia, a Bassano del Grappa in Italia, a Gospić, all’Arena di Pola e via dicendo. Interessante anche il fatto che nel ‘71, grazie a un sacerdote istriano in funzione in Austria, dove vivono i croati di Gradišće/Burgenland ci ha invitati a suonare e da allora anche per tre volte all’anno, dal ‘90 una volta sola, ci esibivamo con enorme successo a Veliki Borištof (Großwarasdorf) e Filež (Nikitsch) dai nostri ‘connazionali’. Dove pure abbiamo in piano di festeggiare il compleanno dei 60 anni, assieme a Vlado Kalember.
I premi e i riconoscimenti, le partecipazioni ai festival musicali, le collaborazioni con i musicisti locali non si contano…
A parte la Pergamena della Città di Dignano, ricevuta a dir poco inaspettatamente, e che mi ha gratificato assai in quanto vuol dire che è stato valorizzato il mio impegno per la comunità, tra gli altri ricordo il Premio sindacale dei musicisti jugoslavi negli anni ‘80, nonché il Premio alla carriera ottenuto dall’Unione dei Musicisti Croati (HGU) 10 anni fa a Fiume. In quanto ai Festival, gli “Anelidi” si sono esibiti al MIQ (Melodie dell’Istria e del Quarnero) per due volte, nel ‘96 e nel ‘97, al Festival di Zagabria nel ‘84, di Spalato nel ‘91, di Koprivnica nel 2003 e via dicendo. Le collaborazioni sono infinite, e hanno riguardato progetti con Oliver Dragojević, Radojka Šverko, Tereza Kesovija, Vlado Kalember, Matko Jelavić, Tomislav Ivčić, Mladen Grdović, Jasmin Stavros, con in pratica tutti i cantanti istriani di rilievo, Lidija Percan, Vesna Nežić Ružić, Elio Pisak, Marinella, Livio Morosin, Erik Balija e via dicendo, suonando per tutta l’Istria, in Dalmazia, Slovenia, Austria, Italia… Abbiamo inciso 7 dischi singoli, tra cui i successi “Mala Keti”, “Glorija”, “Ne reci da je svemu kraj”, “Tiha noć je”, “Mate, Mate navijamo za te”, due album, “Anelidi – Ne reci da je svemu kraj” nel ‘88 e “Lipa nan je Istra” nel ‘93, nonché il CD “I Anelidi su bili crnci by Livio Morosin” nel ‘97.
Lei è un amante del calcio, tanto da essere stato in due occasioni presidente del Club calcio di Gallesano, e in più era consigliere municipale di Dignano…
Sono legato a questo sport che giocavo da giovane per divertimento e passione. Quando arrivavo seguivo le partite del Gallesano, per cui mi hanno proposto questo incarico che ho accettato di buon grado. Sono state davvero delle belle esperienze, un bel periodo, però ero troppo impegnato per svolgere la funzione affidatami. Si può dire che oggigiorno il club ‘è in salute’, funziona bene ed è attivo in molte categorie, e per di più lo scorso anno il campo è stato dotato pure dei riflettori. Comunque sia chiaro: sono un grande tifoso dell’Istra. L’incarico di consigliere l’ho ottenuto nel ‘91, nella prima costituzione del Consiglio di Dignano, e ciò in qualità di candidato indipendente nelle file della Dieta Democratica Istriana. Pure quella è da definirsi una bella esperienza.
Oggigiorno come vede la musica, alla quale è legato tutta la vita?
La musica d’oggi non ha anima, non ha cuore. No sò che cosa le persone cercano nella stessa. Una volta la musica era piacevole, melodica e armoniosa, e se ti piaceva la ricordavi e la canticchiavi. Adesso la ascolti e la dimentichi, perché non lascia alcun segno. E poi gran parte si basa sull’elettronica, che è impossibile riprodurre ‘dal vivo’. Anzi, potrei dire che l’elettronica ha portato via l’anima alla musica. Oggigiorno non si balla più, che è il problema più grande, in quanto la gente non si diverte ballando. Per quanto mi riguarda, se dovessi rinascere rifarei esattamente la stessa strada. La musica mi ha dato tutto nella vita, in ogni senso; mi alza e mi dà energia, soddisfazione, motivazione… La sento nel cuore ed è il mio senso nella vita. Un ringraziamento va pure al sempre presente, fedele e amato pubblico, che ci segue da generazioni, anche se i tempi sono cambiati.
Ci racconti qualche aneddoto per finire?
Ce ne sono molti, partendo dal fatto che non ci sono mai stati incidenti durante i nostri concerti. Il primo aneddoto: a metà degli anni ‘80, in Austria ogni anno si festeggiava la Giornata della gioventù croata, nel corso della quale veniva organizzato un grande concerto con musicisti croati. Siamo andati in scena dopo i Novi fosili, allora uno dei complessi più famosi nell’ex Jugoslavia. E il pubblico ci ha atteso con gli striscioni inneggiando il nostro nome, andando in delirio con la prima canzone “Ne reci da je svemu kraj”. Fatto sta che il capogruppo e compositore del gruppo zagabrese Rajko Dujmić è rimasto stupefatto, chiedendosi come sia stato possibile che gli “sconosciuti” ‘Anelidi’ avrebbero potuto avere maggior successo degli intoccabili Novi fosili. Il secondo riguarda il nostro record personale, quando al tempo in due giorni abbiamo svolto tre concerti. Finito quello a Rovigno siamo partiti verso l’Austria, e concluso pure quello siamo ritornati sul palco ad Orsera. Ad occhio e croce, in tutto abbiamo dormito sulle due orette.
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