Scoglio Olivi tra un’asta e l’altra

Venduto l’impianto della Fabbrica di attrezzature navali di Dignano, ora tocca alle navi in costruzione

L’entrata della Fabbrica di attrezzature navali di Dignano

Pane, latte, zucchero, una fabbrica… Beh, non va propriamente così, anche se gli immobili dello stabilimento navalmeccanico Scoglio Olivi sono in un certo qual senso sugli scaffali. Con la procedura dettata dalla contingenza e che vede gli immobili del fallito cantiere messi all’asta nell’ambito del procedimento fallimentare.

 

A fine dicembre ha trovato un nuovo proprietario l’impianto della Fabbrica di attrezzature navali di Dignano. È stata acquistata per poco meno di 70 milioni di kune (ad essere fiscali 69.657.997) dalla polese Rektor LNG; unica partecipante all’asta, peraltro, che aveva versato la cauzione di 13,9 milioni per accedere alla corsa. Mancando altri pretendenti, l’azienda si è aggiudicata il tutto. Chi è la la Rektor LNG? Ne sono fondatori tale Josip Peranić di Crikvenica e l’ex cantierino Marino Linardon, uscito dal cantiere molto prima del suo crollo, più o meno una decina di anni fa.

Non è che l’inizio dell’alienazione del patrimonio che ha fatto il cantiere. In effetti è la prima vendita realizzata, perché di aste ce ne sono già state, ma senza effetto alcuno. Perché tra beni mobili e immobili, l’elenco del patrimonio alienabile è di quelli importanti.

Sono all’asta le navi in costruzione. Per la 526, nave per il trasporto di bestiame commissionata da un armatore kuwaitiano, si è già al terzo tentativo di vendita. L’acquisto sarebbe un affare. Per chi del settore, naturalmente: valutata a 128 milioni di kune, l’unità viene offerta a 32. Milioni, naturalmente. La nave ha 180 metri di lunghezza e 28mila metri quadrati di superficie utile, che le consentirebbero di trasportare 80mila ovini, oppure 10mila bovini e 23mila ovini. Si era detto a suo tempo che lo stesso armatore era interessato all’acquisto e a completare l’opera a Pola. Tanto che la 526 era considerata (e probabilmente lo è ancora) la base di partenza per risollevare le sorti della cantieristica in città.

Considerato il grado di avanzamento dell’opera, per finire il tutto bisognerebbe investire ancora 50 milioni di euro. Bisogna avere ancora un po’ di pazienza per vedere come andrà a finire. Ma se nemmeno questa volta nessuno volesse acquistare la nave, la prossima volta andrà all’asta per 1 kuna.
Alienabile anche la 514, nave per il trasporto di rotabili. Chi transita per la riva, avrà notato che è visibile unicamente una nave sull’isolotto cantierino, ed è quella per il trasporto di animali. E la 514? C’è. È in allestimento a Fiume, al 3. Maj, ma è ancor sempre nella massa fallimentare dell’Uljanik. quello che dalla terraferma non si vede sono alcune sezioni delle unità 531, anche oggetto d’asta (elettronica, alla terza tornata). Altre centinaia di milioni di kune sono… in ordine sparso: si tratta di profili navali, che però non è semplice monetizzare in quanto occorre risolvere prima questioni doganali in sospeso.

Bisognerà trovare un modo per monetizzare pure l’88 p.c. delle azioni del cantiere fiumano, nel portafogli dell’ex cantiere polese.

Salva la proprietà (mattoni compresi) entro le mura dell’arsenale, che dovrebbe essere capitale della Brodogradnja 1856.

A proposito di mattoni: bisognerà risolvere i destini della “caserma”, l’imponente edificio ormai gravato da innumerevoli ipoteche. Non da ultimo, è in corso un contenzioso tra la Kermas energija di Danko Končar (a suo tempo aveva dato un’iniezione milionaria per ossigenare il cantiere), la Repubblica di Croazia e la banca PBZ per… capire chi dei tre abbia la precedenza nel monetizzare il dovuto.

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