San Biagio, doppio anniversario

La festa patronale quest’anno si celebra nel 260.esimo della posa della prima pietra della costruzione della chiesa e nel 190.esimo della sua consacrazione. A causa delle misure antiCovid non è prevista la folla degli anni precedenti. Tra oggi e domani sono in programma 6 messe

Il documento vescovile della consacrazione della chiesa

Dignano si appresta a festeggiare il patrono S. Biagio. Una ricorrenza che quest’anno trascorre all’ombra della pandemia e quindi delle nuove regole comportamentali adottate per affrontare l’emergenza. Quasi inutile scrivere di quella che in passato è stata la ricorrenza, con un mare di gente che da tutta la penisola giungeva a Dignano in pellegrinaggio per inchinarsi al Santo e ottenere, attraverso l’unzione della gola, la protezione di questa da qualsivoglia malattia.

Marijan Jelenić con il nuovo reliquiario

Come annunciato dal parroco di Dignano, don Marijan Jelenić, oggi (festa della Candelora), le messe verranno officiate alle ore 10 (con la benedizione delle candele) e alle 17 (con la benedizione dell’olio). Domani, San Biagio, le messe saranno quattro: alle 8.30, alle 9.45 (in italiano), alle 11 (messa solenne, concelebrata) e alle 17. Si vedrà se ci sarà l’unzione della gola o meno; deve dare il benestare il Comando regionale della Protezione civile. Per il resto, ci si adatterà alla situazione; certo non è attesa la folla degli anni precedenti e molto probabilmente la presenza di persone non sarà tale da dovere tenere fuori della chiesa qualcuno.

Come ha avuto modo di dire don Jelenić, la festa patronale quest’anno si celebra nel 260.esimo della posa della prima pietra della costruzione della chiesa e nel 190.esimo della consacrazione.
Ricordiamo che la parrocchiale sorge sui resti di una chiesa precedente, andata in rovina; per la sua costruzione aveva dato il placet lo stesso Senato della Serenissima. Al lato pratico, ci avevano pensato la popolazione locale e le confraternite mettendo a disposizione, i primi la decima delle entrate per una decina d’anni, le confraternite i risparmi terreni (previo placet del vescovo). La costruzione era venuta a costare 13mila ducati d’oro. Una fortuna. Per chi non lo sapesse (pochi, crediamo), la chiesa e il campanile sono copia della chiesa veneziana di S. Pietro in Castello. Nella chiesa di S. Biagio e nel suo destino si legge la storia dell’area (basti pensare all’epoca napoleonica e al trattamento riservato alle chiese. Per dire, la chiesa dignanese era stata trasformata in stalla per i cavalli).

La Chiesa di San Biagio

Torniamo a oggi (e domani): le reliquie di S. Biagio sono riposte in un nuovo, lussuoso reliquario. Il lavoro di cesellatura è opera dell’orafo di Venezia, Aldo Levak (originario dell’Istria), che ha dato forma al disegno di don Jelenić. Costato 2.700 euro, il reliquario, con i suoi 60 cm di altezza, è probabilmente uno dei più grandi reliquiari. Dopo la festività, sarà esposto permanentemente in chiesa, ma resta ancora da definire la collocazione.

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