Ricordate le vittime del massacro di Montegrande

Il 2 ottobre di 76 anni fa 21 persone vennero uccise dai nazisti per vendetta dinanzi agli occhi della cittadinanza

Aleksandar Matić, Robert Cvek e Boris Siljan depongono la corona di fiori ai piedi del monumento di Montegrande

Ieri, 2 ottobre, Pola ha reso il dovuto omaggio alle vittime del massacro di Montegrande, l’eccidio perpetrato dai nazisti lo stesso giorno del 1944: una triste pagina della storia di Pola che non deve o non può essere dimentica. Proprio per questo, una decina d’anni fa la pubblica amministrazione ha istituito la “Giornata del ricordo delle vittime del nazifascismo”, un giorno per ricordare non soltanto le vittime di Montegrande, ma tutti i partigiani polesi che persero la vita durante o nei primi anni del dopoguerra.
Tornando alla giornata di ieri, alla cerimonia di commemorazione hanno partecipato il presidente f.f. dell’Associazione dei combattenti e degli antifascisti di Pola, Boris Siljan, il vicesindaco, Robert Cvek, il capo ufficio del primo cittadino, Aleksandar Matić e diversi soci delle organizzazioni degli antifascisti del Polese.

Le 21 vittime (la più giovane aveva soltanto 16 anni) della strage di Montegrande sono state ricordate da Siljan, il quale ha ricordato che si trattava di carcerati che le forze militari tedesche portarono a Montegrande per giustiziare e lanciare un avvertimento a tutti gli arruolati della resistenza partigiana. La morte dei 21 polesi fu un terribile atto di vendetta.

“L’eccidio – racconta Siljan – fu infatti ordinato per vendicare la morte di un nazista fidato, Giuseppe Bradamante, che il giorno precedente (primo ottobre) venne ucciso nel corso di una rappresaglia partigiana. A proposito di Bradamante, il presidente f.f. dell’Associazione degli antifascisti ricorda che si trattava di un personaggio crudele, macchiatosi di crimini gravissimi come la tortura, l’omicidio e la deportazione nei lager nazisti. Siljan ha raccontato che la vendetta dei nazifascisti per l’uccisione del loro uomo fu spietata: i 21 prigionieri vennero portati a Montegrande e uccisi davanti alla cittadinanza per incutere paura nella popolazione. Alcuni dei prigionieri furono fucilati, altri impiccati e altri ancora sgozzati sotto agli occhi dei civili. Il motivo era più che chiaro. L’eccidio di Montegrande fu perpetrato con l’obiettivo di soffocare nella gente quello spirito di insurrezione popolare spontanea che stava via via acquistando sempre più terreno. Ieri non è mancato l’intervento del vicesindaco, Robert Cvek, il quale ha sottolineato che “Pola non dimentica chi ha dato la propria vita per difendere i valori dell’antifascismo, valori che tutt’oggi rendono speciali Pola e l’Istria”.

Al termine dei discorsi, Boris Siljan, Robert Cvek e Aleksandar Matić hanno deposto una corona di fiori ai piedi del monumento in ricordo delle 21 vittime di Montegrande, dopodiché è stato osservato un minuto di silenzio in loro memoria. Alla cerimonia hanno partecipato anche alcuni alunni delle classi superiori della vicina Scuola elementare di Montegrande, dove nelle ore seguenti gli insegnanti di storia hanno tenuto una lezione dedicata proprio all’antifascismo istriano.
Lezione che, per la prima volta quest’anno, si è tenuta in tutte e 16 le scuole del Polese. Purtroppo, a causa dell’emergenza epidemiologica, alle lezioni non hanno potuto partecipare anche i membri dell’Associazione dei combattenti e degli antifascisti della Città di Pola.

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