Regione e CNI. Non si dovrà scendere sotto il livello di collaborazione attuale

Dusko Marusic/PIXSELL

Con l’elezione di Valter Flego al Parlamento europeo è iniziata una nuova era nella Regione istriana. Da quando l’ex presidente della Regione si è trasferito armi e bagagli a Bruxelles, il posto vacante è andato a Fabrizio Radin che ha ora l’incarico di vicepresidente facente funzione di presidente della Regione. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio nell’edificio di via Flanatica pochi giorni dopo il passaggio ufficiale di consegne avvenuto sabato scorso. Abbiamo affrontato diversi temi imperniati sul presente e sul futuro della Regione con un occhio di riguardo ai temi legati alla Comunità Nazionale Italiana.

Che cosa rappresenta per Lei questo nuovo incarico? Se n’era parlato come ipotesi già al momento delle elezioni amministrative del 2017 quando il suo nome figurava come vice di Valter Flego sulla scheda elettorale oppure il discorso è nato soltanto dopo?

La mia nomina a facente funzione di presidente della Regione istriana è scaturita da una serie di circostanze che nel 2017 non si potevano prevedere. Per quel che riguarda l’incarico che adesso sto interpretando dovrei spiegare alcune cose. Prima di tutto si tratta di una grande responsabilità che mi assumo. Però me l’assumo anche avendo il vantaggio di 20 anni d’esperienza accumulata finora nelle amministrazioni locali. Per questo motivo penso di avere tutte le prerogative, l’esperienza e le competenze necessarie per affrontare anche questa sfida. Sono stato per diversi anni vice e adesso mi tocca prendere in mano le redini della situazione. Il mio compito sarà quello di realizzare e di portare a termine i programmi e i progetti lasciatimi dal mio predecessore che è stato eletto a pieno merito come deputato al Parlamento europeo. Dunque, questi piani e questi progetti, che ho l’onore di portare a termine sono gli stessi che sono stati i punti cardine del programma elettorale che hanno portato Valter Flego alla vittoria alle amministrative del 2017.

Durante il passaggio di consegne il suo predecessore ha nominato il costruendo ospedale quale uno dei progetti principali da portare a termine. Quando si parla di infrastrutture, ce ne sono altri che possono venire ultimati entro la fine del suo mandato?

L’ospedale, per quel che riguarda la parte edilizia, dovrebbe venire completato entro la fine del 2020. Nel frattempo in autunno tutti i reparti che operano nell’ospedale di Marina dovrebbero trasferirsi nella parte nuova del nosocomio che si sta completando e per la cui costruzione sono stati assicurati tutti i mezzi finanziari necessari. Dunque sia per gli edifici che si stanno completando in questo periodo sia per la ricostruzione della vecchia ala, quella che attualmente ospita Ginecologia e altri reparti. Una volta trasferiti e messi in funzione i reparti in quel che viene chiamato l’Annesso inizieranno i lavori nella vecchia ala che dovrebbero durare circa un anno. Ripeto, per questi interventi i fondi sono stati assicurati. Non sono stati invece assicurati i soldi per la copertura delle spese per le attrezzature. Non sto parlando delle apparecchiature diagnostiche che sono già state acquistate, ma di attrezzature mediche e arredi. Il loro costo si aggira tra i 100 e i 150 milioni di kune: pertanto dovrebbe essere acceso un ulteriore mutuo da parte del governo, ovvero dal Ministero della Sanità, e da parte della Regione istriana nei rapporti finora stabiliti: il 75 per cento dell’importo sarebbe a carico dello Stato, il resto a carico dell’amministrazione regionale. Il soggetto che dovrebbe accendere il mutuo dovrebbe essere l’Ospedale stesso. Penso che non ci dovrebbero essere degli ostacoli da parte governativa per quanto concerne l’accensione di quest’ulteriore linea di credito per il semplice motivo che finora ci sono stati dei risparmi sensibili in rapporto alle proiezioni di copertura finanziaria. Proprio questi risparmi ci danno la giustificazione morale e materiale di richiedere un ulteriore sforzo al governo e a noi stessi per poter completare l’opera con attrezzature che siano all’altezza di quelle che saranno le strutture.
Spazio all’agricoltura

In che direzione viaggia la Regione istriana? Non le sembra che dipenda un po’ troppo dal ramo turistico ovvero dal settore servizi, mentre quello produttivo sembra arrancare, come lo dimostra il caso Uljanik?

Attualmente è in atto un processo di deindustrializzazione sia a Pola sia in Istria e dipendiamo sempre di più non soltanto in Regione, ma in tutta la Croazia da un’economia monosettoriale che si basa troppo sul turismo e sul commercio, soprattutto sulla grande distribuzione, e sui servizi che sono di complemento a queste due attività. Noi come Regione possiamo fare qualcosa, e lo stiamo facendo cercando di promuovere attività per rendere possibile un’agricoltura di tipo biologico basata sulla coltivazione di prodotti autoctoni a denominazione di origine controllata da parte di piccole aziende a conduzione familiare. Questo è anche un veicolo per mantenere l’identità del territorio. Per lo sviluppo di questo tipo di agricoltura sono in cantiere tutta una serie di programmi che sovvenzionano, aiutano e formano i futuri agricoltori che per fortuna sono persone giovani che vivono sul territorio e che hanno la volontà e la capacità di intraprendere tutta una serie di coltivazioni a partire da quella degli ortaggi. Ma è importante anche l’allevamento di razze di animali domestici anche autoctoni, come il famoso bue istriano. C’è tutta una serie di progetti che cercano di tutelare la varietà biologica e zootecnica come pure quelle che sono le specie vegetali che caratterizzano questo nostro territorio. Per renderlo possibile, si stanno facendo grandi opere di carattere infrastrutturale. Prima fra tutti il sistema di irrigazione che da alcuni mesi si sta costruendo nel Parentino, da Porto Cervera a Balzarini e che è finanziato dall’Agenzia statale per la promozione dell’agricoltura e dello sviluppo rurale attraverso mezzi finanziari di provenienza UE. Una volta realizzata l’opera, sarà possibile irrigare tutto il succitato territorio e ciò renderà possibile un’agricoltura ecosostenibile, perché le piogge autunnali e invernali confluiranno in un sistema di ritenzione per cui l’acqua non finirà in mare o nelle cavità carsiche, ma in contenitori particolari e potrà venire usata nella stagione secca per irrigare il territorio. Il progetto è del valore di 106 milioni di kune. Non è il primo di questo tipo, ne esiste già uno costruito nei Campi d’Altura che sta funzionando e ne abbiamo altri tre in progetto per i prossimi anni. Questo è il nostro contributo alla deindustrializzazione in atto. D’altra parte sosteniamo progetti per la creazione di soggetti imprenditoriali, posti di lavoro e opportunità d’investimento nel settore ITC (Innovazione, tecnologia e comunicazione) cercando di accompagnarli da una struttura di studi superiori applicata al settore STEM (Scienza, tecnologia, elettronica e matematica) nel quale cerca di farsi strada il nostro ex Politecnico, che nel frattempo è diventato Università degli studi superiori istriana.
Collaborazione con le Città e i Comuni in ambito regionale, con le altre Regioni croate e su scala transfrontaliera. Quali sono i progetti in corso e quali quelli pianificati?
Il coordinamento tra le Città e i Comuni con la Regione è ormai prassi corrente e avviene a scadenza regolare. Si tratta di un processo che verrà mantenuto e se possibile sviluppato anche in futuro. Il coordinamento dei nostri sindaci con la Regione è una necessità irrinunciabile. La collaborazione con le altre Regioni è invece coordinata dall’Associazione di categoria con sede a Zagabria di cui siamo soggetti attivi. Per quel che riguarda la collaborazione transfrontaliera, essa è molto radicata. La Regione istriana da buon inizio ha avuto contatti con tutte le Regioni contermini a carattere internazionale prima ancora che le altre Regioni abbiano neanche avuto sentore di ciò.
Collaborazione con l’FVG

Rimaniamo in tema di cooperazione transfrontaliera. Com’è il dialogo con la Regione Friuli Venezia Giulia? Mesi fa c’è stato un incontro con il governatore Massimiliano Fedriga a Trieste. Si pensa a uno da organizzare in Istria?

C’è stato un incontro di circostanza ed estemporaneo tra il mio predecessore Valter Flego e il governatore della Regione FVG, Massimiliano Fedriga. Quello che a me preme è che questo tipo di collaborazione non dovrebbe poggiare su incontri dove si fanno le fotografie, si stringono le mani e si fa un brindisi giusto per dire che coltiviamo rapporti di amicizia. Credo che sia venuto il momento di instaurare una collaborazione seria con contenuti ben definiti o da definire tra noi e la Regione Friuli Venezia Giulia. Come abbiamo una collaborazione seria da diverso tempo con la Regione Veneto. “Saltare” l’FVG per arrivare alla Regione Veneto non è una cosa da farsi. Bisogna coinvolgere entrambe le Regioni. La strada da percorrere è quella di individuare quali siano gli interessi e i progetti comuni; dalle comunicazioni al turismo, al commercio, all’artigianato a tutto quello che può essere d’interesse reciproco e questo lo possono fare persone esperte da una parte e dall’altra. Prima di un incontro tra il sottoscritto e il governatore Fedriga dovrebbero incontrarsi persone esperte a livello di assessori che si occupano di temi concreti. Dopo verrà fatto un invito da parte nostra al governatore Fedriga per parlare di contenuti, per impostare le basi per una collaborazione duratura con Trieste, con il Friuli Venezia Giulia che dovrebbe durare negli anni indipendentemente chi sarà dopo di me a guidare la Regione istriana. Probabilmente il governatore della Regione FVG sarà ancora il signor Fedriga perché penso sia una personalità aperta che gode del sostegno degli elettori.
Minoranza e ruolo politico

È la prima volta che al vertice dell’amministrazione regionale istriana c’è un connazionale. Anzi, è la prima volta dal 1993, anno in cui sono state istituite le Regioni, che l’incarico di presidente è ricoperto da un appartenente a una minoranza nazionale. Quanto questa circostanza può incidere in tema di status delle comunità nazionali?

Da una parte è noto che sono appartenente della Comunità Nazionale Italiana; dall’altra è altrettanto vero che interpreto il ruolo di vicepresidente facente funzione del presidente della Regione il che ha una legittimità politica. Sono esponente della Dieta Democratica Istriana dal 1997. Dunque, attualmente sono un appartenente alla CNI che interpreta questo ruolo seguendo quelli che sono i programmi e i progetti della DDI. Di riflesso è un incarico più largo e politico: rappresento tutti i cittadini e un partito che ha esposto i propri programmi in campagna elettorale. All’interno di questi programmi c’è anche la cura per le comunità nazionali minoritarie e in particolare per la Comunità Nazionale autoctona come viene considerata dallo Statuto istriano la CNI. Questo è il quadro all’interno del quale mi muovo: sono un appartenente alla CNI che in questo momento sta espletando un ruolo politico, per la prima volta da quando esistono le Regioni e la Repubblica di Croazia.

Lei al vertice della Regione istriana in quota DDI (partito d’opposizione a livello nazionale), suo fratello Furio vicepresidente del Sabor come deputato indipendente che sostiene la maggioranza di governo. Anche questa è una combinazione mai registrata prima in Croazia…

Mio fratello Furio è un candidato indipendente che già da diversi anni, praticamente da sempre, rappresenta la CNI al seggio specifico del Parlamento croato e che per il suo operato risponde a questo suo corpo elettorale. È per definizione libero di stipulare contratti e coalizioni con tutti i partiti che lo richiedono e che soddisfano delle condizioni minime o particolari di finanziamento, di considerazione nei confronti degli appartenenti della CNI che egli rappresenta. In questo momento io e mio fratello Furio stiamo interpretando due ruoli politicamente diversi. Che qualche volta s’incontrano, ma sono diversi: io non rappresento la minoranza, ma l’Istria, la Regione istriana, attraverso l’ottica del partito o della coalizione di partiti che hanno portato al governo in Istria questa squadra nel 2017.
Rapporti con le associazioni

Guardando al contesto CNI quale tipo di collaborazione auspica con le associazioni rappresentative operanti sul territorio e con l’Unione Italiana?

I rapporti saranno quelli che sono stati sinora. Abbiamo anche la fortuna di avere una persona a livello di funzionario eletto deputata a mantenere questi rapporti ed è la mia collega Giuseppina Rajko (vicepresidente della Regione eletta in quota CNI, nda). Lei ha il mandato di tenere i rapporti sia con l’Unione Italiana che con le altre organizzazioni minoritarie che operano a livello regionale, con le istituzioni della Comunità italiana e, nella nuova configurazione che dovremo darci assorbendo le competenze dell’amministrazione di Stato, avrà anche delega alle organizzazioni no profit. Avremo competenze allargate all’interno dell’Ufficio con sede a Rovigno e anche in questo caso la delega politica sarà assunta da Giuseppina Rajko. Sotto il livello di collaborazione attuale fra Regione e CNI non si dovrà andare.

La Regione Istriana si è sempre distinta in quanto a sostegno alle attività della CNI. In questo senso ci sarà continuità?

Avrà una sua continuità sempre che non ci siano ripercussioni negative legate al processo di trasferimento delle competenze dell’amministrazione di Stato alle Regioni ovvero al dover finanziare anche con i soldi nostri l’acquisizione delle competenze statali. Se dovremo finanziarle con i soldi nostri e la torta sarà sempre quella, la fetta per tutti sarà più piccola. È nel mio destino essere impegnato laddove ci sono dei problemi. Per esempio ero facente funzione di direttore dell’Edit per un anno e mezzo senza stipendio, con qualche copertura delle spese per un paio di mesi. Dopo, neanche quelle. Ogni mese bisognava fare acrobazie per procurare gli stipendi. Sono assolutamente abituato a trovarmi nelle situazioni dove le coperture finanziarie sono zoppicanti o stanno per diventarlo.

Rispetto del bilinguismo

L’applicazione del bilinguismo. Recentemente in un incontro con il presidente del Consiglio municipale di Pola, Tiziano Sošić, al quale lei ha partecipato in veste di presidente della CI, si è parlato di un costante monitoraggio della sua applicazione in Città. Serve farlo pure a livello di Regione?

Si sta facendo. Il livello garantito statutariamente a Pola è particolare: la percezione della gente è leggermente diversa da quello che in effetti sta scritto sulla carta. Si pensa della volte che debbano essere bilingui cose che sulla carta non stanno scritte; a volte invece succede che quello che sta scritto sulla carta non è bilingue. Il monitoraggio serve a questo. Io so per certo che la nostra vicesindaco Elena Puh Belci sta facendo un buon lavoro e cerca di garantire quei meccanismi che permettano di far rispettare quello che sulla carta è il bilinguismo. Questo sarà nei compiti dell’Ufficio che prima ho menzionato. Di questi problemi si occuperà Giuseppina Rajko e se ne farà portavoce anche in Assemblea.

Dal 1.mo gennaio buona parte dei servizi dell’amministrazione di Stato verrà espletata dalle Regioni. Come vi state preparando a questo passo?

“Ci stiamo preparando con la massima serietà date le esperienze negative di simili riforme passate. Il costo dell’acquisizione dei servizi dell’amministrazione di Stato a livello regionale sarà sicuramente maggiore del valore dei mezzi finanziari che ci verranno trasferiti del Bilancio statale. Stando a come stanno le cose in questo momento e in base alle informazioni che abbiamo ricevuto anche a livello di governo, ciò che Zagabria è disponibile a sborsare per sostenere il costo di questa decentralizzazione delle competenze, che comunque è qualcosa di positivo, sarà minore della spesa che noi dovremo sostenere. Se a questo trasferimento di competenze non seguirà un adeguato stanziamento delle risorse dal gettito fiscale primario a favore delle Regioni, sarà molto difficile attutire il colpo che rischia di essere tremendo per la nostra funzionalità finanziaria. Va detto che attualmente in Regione abbiamo 167 dipendenti e ne sono in arrivo altri 160 per questo nuovo tipo di mansioni. Come dire, ci sarà un’intera nuova amministrazione da finanziare, dirigere e mettere in condizione di funzionare al meglio. Non è un segreto che gli stipendi medi di un impiegato dislocato in qualsiasi ufficio regionale con competenze statali sono sensibilmente inferiori a quelli praticati dalle amministrazioni locali e regionali. Io non ho nessuna intenzione di diminuire lo standard che abbiamo acquisito negli anni in quest’amministrazione regionale per cui saranno i loro stipendi a dover essere adeguati ai nostri e non viceversa. Lo stesso vale per le attrezzature informatiche, per il parco macchine e tutto quello che rientra nella spesa materiale e logistica di un’amministrazione moderna. Dunque, vanno trovati modelli di finanziamento favorevoli a tutte le 21 Regioni croate. In caso contrario si tratta di uno scarico di obblighi senza un’adeguata copertura finanziaria. Io credo che questo non succederà. Il problema è sentito da tutte le Regioni che acquisiscono competenze molto serie. Tanto per dirne una, l’Ufficio anagrafe. Se i mezzi saranno insufficienti per questi nuovi incarichi dovremo rinunciare a programmi, progetti e attività che tradizionalmente vengono promossi dalla Regione istriana. In questo modo diventeremo meno Regione, e più quello che in altri Paesi sono le Province o meglio le Prefetture. Diventeremo una lunga mano dello Stato. Noi riceviamo l’applicazione burocratica e amministrativa delle leggi e diventiamo di conseguenza più Stato e meno autonomia regionale. Per fare un esempio, quando nel 2009 ci sono state trasmesse le competenze per i permessi edili, ci sono voluti una decina d’anni per far funzionare il tutto in maniera soddisfacente sia per i cittadini che per le aziende. Se per un’attività ci sono voluti 10 anni, quanto tempo, quante risorse, quanti sforzi e quanta selezione di risorse umane dovrà avvenire affinché tutta l’amministrazione statale, eccezion fatta per i servizi d’ispezione e il controllo della legalità degli atti emessi dalle amministrazioni regionali e comunali, venga trasferita alle Regioni? Spero che sia interesse dello Stato fare in modo che tutte le Regioni funzionino.

Dopo 14 anni da presidente della Comunità degli Italiani di Pola, recentemente è stato rieletto nell’Assemblea. Il suo impegno in via Carrara dunque prosegue?

Mi sono voluto ricandidare, il che è una cosa inusuale. Penso che nessuno prima di me abbia fatto una cosa simile ovvero candidarsi a membro dell’Assemblea dopo 14 anni passati a svolgere l’incarico di presidente del sodalizio. È la prima volta che un connazionale ha un incarico esecutivo come quello di facente funzione di presidente della Regione ed è anche la prima volta che uno con questo incarico siede nell’Assemblea di una Comunità. Ma ho sentito il bisogno di farlo. Ho fatto lavoro volontario, non ho preso una kuna e ho speso molto del mio tempo libero (e non) per un lavoro operativo che i nostri connazionali non conoscono e neanche sono in obbligo di conoscere. Da quando è in vigore il decreto sul finanziamento delle associazioni no profit c’è l’obbligo di avere una contabilità duale con tutti gli impegni che ne conseguono. C’è tutto un lavoro dietro a ciò: se non ci sono problemi di finanziamento, rendicontazione, se possiamo dire che la Comunità è in ordine è grazie anche all’impegno di qualcuno. Tra quelli che hanno lavorato ci sono anch’io, lo ripeto, da volontario. Per poter affidare questa struttura che è una piccola azienda a una nuova dirigenza c’è bisogno di una piccola continuità nei metodi. Per questo motivo mi sono candidato, per trasmettere a chi ha preso in mano l’Assemblea queste competenze. Questo è il motivo pratico. Il motivo vero è che essere in Comunità non è soltanto una funzione, un’attività o un impegno. Per me è sempre stato uno stile di vita.

Le redini della CI sono passate a Tamara Brussich…

Tamara Brussich è la persona che ha seguito con me negli ultimi anni le attività in Comunità. Anche lei negli ultimi anni è stata sempre più operativa e dunque è la persona che abbiamo formato per poter espletare questo compito anche in seguito. Va preso in considerazione che nei primi tempi dovrà venire accompagnata dal sottoscritto e dopo da altri attivisti perché si tratta di un lavoro complesso. Se si nota che in Comunità le cose e le attività stanno funzionando, che debiti non ce ne sono, che i conti si stanno pagando, che le paghe sono assicurate, che il bar funziona grazie a un gestore che non fa soltanto il gestore, ma anche programmi e attività, è perché abbiamo trovato l’uomo giusto. Ci tengo molto che funzioni anche in futuro. La persona adatta è Tamara Brussich, ma va detto che ci sono anche altre persone nel pieno delle loro forze in grado di portare avanti un discorso di questo tipo se verranno lasciate in pace. La CI di Pola non disturba nessuno, non s’ intromette in niente e pretende soltanto di avere ciò che le spetta, di fare la propria attività e di svilupparsi in pace senza intromissioni che non servono, anzi complicano la vita.

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