Radio Pola sempre meno… italiana

La questione è stata sollevata all’ultima seduta dell’Assemblea della Comunità degli italiani polese

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Radio Pola sempre meno… italiana
La seduta dell’Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola. Foto Daria Deghenghi

L’informazione italiana in città sta scadendo dopo che Radio Pola ha perso due dei tre giornalisti italofoni abilitati a produrre notizie e programmi italiani per l’emittente radio locale della RTV di Stato. A sollevare il problema Ardemio Zimolo all’ultima seduta dell’Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola convocata dalla presidente Debora Radolović per chiudere i conti del 2025 e proporre un bilancio di previsione per il prossimo anno di gestione.
Insomma, Radio Pola non è più “anche italiana” come un tempo, e i consiglieri ne hanno preso atto con notevole perplessità, ma non senza proporre soluzioni. Zimolo ha fatto notare che molto spesso, in mancanza di giornalisti, il programma è sospeso tutte le volte manchi il giornalista titolare Italo Banco, Radio Pola trasmette il notiziario italiano di Fiume, e quindi offre notizie che a Pola interessano poco. Valmer Cusma ha fatto notare che il problema persiste da almeno dieci anni, da quando cioè la direzione della RTV ha abolito le redazioni, compresa quella italiana, e costretto i giornalisti a fare qualsiasi lavoro, sia per la Televisione che per la Radio. A quel punto i giornalisti “italiani” sono diventati accessori.

Informazione carente
Recentemente è arrivata un’altra mazzata, anzi il proverbiale colpo di grazia. A causa di una politica persistente di disparità salariali tra i dipendenti radiofonici e le “stelle” della televisione, hanno abbandonato la radio non solo i cronisti esperti prossimi al pensionamento (con generose buonuscite per accelerarne il flusso), ma se ne sono andati anche i giovani insoddisfatti degli stipendi improponibili per il titolo di studio e le mansioni richieste. Insomma, l’informazione italiana ha perso due posti di lavoro in un “contesto urbano che si vanta del proprio bilinguismo”. Cusma ha anche fatto un paragone scomodo: “Radio Capodistria trasmette 24 ore su 24 e TV Capodistria altre 6 ore di programma italiano al giorno, di cui due di produzione propria, che costano 10 milioni di euro l’anno mentre il programma italiano dell’emittente polese costa letteralmente zero e non si può neanche intervenire localmente perché ‘in basso’ hanno le mani legate. Bisognerebbe intervenire a livello di governo e di premier affinché venga ripristinata la redazione italiana”. Il consigliere e vicesindaco in quota CNI Vito Paoletić conferma che a Pola non hanno possibilità di intervento e che la questione va risolta nelle stanze dei bottoni. Dice che è strano questo fatto visto che “il governo è alquanto generoso con la CNI, tanto e vero che le dotazioni della Croazia ora superano quelle italiane”. Però la generosità non arriva a Radio Pola.

Istanza al Governo
Tamara Brussich suggerisce che i rappresentanti della Comunità degli italiani di Fiume hanno una rubrica fissa su Radio Fiume per comunicare le informazioni sulle proprie attività. Forse sarebbe il caso di instaurare una collaborazione simile anche a Pola con le comunità del territorio. In conclusione, l’Assemblea ha deliberato di inviare una serie di sollecitazioni a tutti gli indirizzi che contano, dall’Unione Italiana all’ufficio del deputato al seggio specifico Furio Radin affinché la RTV torni a rispettare il Trattato sulle minoranze italo-croato del 1996 che tra gli altri diritti degli italiani in Croazia sanciva anche quello all’informazione nella lingua madre.

Ottantesimo Vergarolla
Secondo argomento importante l’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla che si celebrerà il 18 agosto 2026. La presidente della Giunta esecutiva Tamara Brussich e il vicesindaco Vito Paoletić si sono trovati sulla stessa lunghezza d’onda nel proporre, da febbraio in avanti, una serie di attività coordinate tra la CI e la Città di Pola per avere una conferenza alla Comunità degli Italiani oltre che la messa di suffragio al Duomo e la cerimonia di deposizione delle corone di fiori al Cippo. L’idea è di ridurre il numero degli oratori e la durata degli interventi che negli anni sono andati moltiplicandosi oltre ogni ragionevole misura, fare meno politica e spettacolo e lasciare la scena a sentimenti autentici di pietà e cordoglio. Debora Radolović ha fatto notare che “siamo arrivati a 13 oratori ed venuto il momento di darci un taglio”. Paoletić ha informato l’Assemblea sull’andamento delle attività di produzione di un secondo monumento con tutti i nomi delle vittime accertate da affiancare al cippo attualmente presente nel Parco delle Vittime di Vergarolla, che potrebbe essere pronto entro il mese di aprile.

Bilancio «sottile»
In chiusura, l’Assemblea ha votato l’assestamento di bilancio, sensibilmente ridotto rispetto ai piani per una questione di “dinamiche di introito e quindi, di riflesso delle spese”. Gli incassi degli affitti sono dimezzati, le dotazioni UI-UPT-governo si attestano su 141.000 euro, quelli della Città di Pola, puntualissimi, 75.000. In totale nel 2025 la sede di via Carrara ha gestito 250.000 euro, ma nel 2026 conta di averne 300.000. Per il 2026 bisogna cominciare a prevedere una serie di interventi di restauro per le facciate e la terrazza estiva. La sede comincia a farsi vecchia…

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