Pure le pinne nobili hanno il loro parassita

Circa 300 esemplari sono stati salvati dall’Acquario di Verudella che ora li ospita nelle sue strutture in attesa che passi l’epidemia

Trecento pinne nobili si trovano attualmente nell’Acquario di Verudella

Guai in paradiso: anche la Pinna nobilis, specie rara e protetta del Mare nostrum, deve fare i conti con un acerrimo nemico: un parassita che sta minacciando seriamente la sua esistenza, come se l’inquinamento dei mari, la pesca intensiva e in genere l’ingombrante e patologica presenza umana sul pianeta non avessero causato danni sufficienti ai delicati equilibri dell’ambiente marino. E così, mentre l’umanità sta lottando contro il suo coronavirus, le pinne comuni dei fondali istriani stanno conducendo una lotta impari con un parassita altrettanto agguerrito e purtroppo mortale per la specie. Si tratta di un protozoo chiamato Haplosporidium pinnae proprio perché colpisce la Pinna nobilis altrimenti detta nacchera. Nel Mediterraneo la sua diffusione ha già causato una moria di proporzioni bibliche per questa fragile specie marina che convive in simbiosi con un’altra specie a rischio d’estinzione: la Posidonia oceanica. Che dal Mediterraneo il parassita sarebbe passato a colonizzare anche l’Adriatico, per spingersi fino alle coste istriane, era poco ma sicuro, e comunque solo una questione di tempo. Ora la conferma arriva proprio dall’Acquario di Verudella e dall’oceanografa Milena Mičić, che dichiara quanto segue: “Nell’insenatura di Medolino sono state avvistate alcune nacchere socchiuse, sicuramente morte, e quasi certamente uccise dall’epidemia che deve aver preso piede anche lungo le coste istriane. Una moria di pinne comuni è stata segnalata di recente anche poco lontano da Promontore”.
Finora l’Istria è stata risparmia dal protozoo killer dell pinne, e per lungo tempo è rimasta forse l’ultima oasi di vita per la specie. Alcune recenti immersioni e un sopralluogo con droni subacquei ora sembrano avvalorare l’ipotesi della presenza del parassita. L’Haplosporidium pinnae è stato confermato in Spagna nel 2016 e da allora ad oggi ha colonizzato il 98 per cento del Mediterraneo occidentale. La sua diffusione nel Mediterraneo orientale è altrettanto ampiamente documentata, ma è solo da un anno che il parassita ha iniziato a espandersi anche nell’Adriatico. Intorno a Capodanno, la sua presenza è stata documentata nel Golfo di Trieste. Naturalmente le pinne non hanno scampo, anche perché, accanto al protozoo, che ne attacca la ghiandola digestiva, il mollusco soffre contemporaneamente di un’infezione secondaria causata dal batterio Mycobacterium spp. L’unica consolazione è che l’Acquario di Pola ha salvato per tempo una colonia di circa 300 pinne prima dello scoppio dell’epidemia: quelle che ora dimorano nelle vasche della Fortezza austriaca di Verudella, potrebbero un giorno di ritrovata salubrità del mare, servire a ripopolare a ripopolarlo di una specie che altrimenti sarebbe si sarebbe sicuramente estinta.

Facebook Commenti