Pulapromet. Due milioni di passeggeri in meno

L’azienda municipalizzata maggiormente colpita dall’emergenza Covid è quella addetta ai trasporti urbani. Il 2020 ha generato perdite dal 50 al 60 p.c.

Nove passeggeri per corsa è la media Covid

Tra le aziende comunali quella che soffre maggiormente in questi tempi di pandemia è certamente l’azienda per i trasporti pubblici urbani e interurbani (Pulapromet). Recentemente il suo direttore Igor Škatar ha illustrato la situazione dichiarando, in risposta a un’interrogazione consiliare: “Già i passeggeri ammessi per corsa sono 35 su 100 ma non è questo il problema: magari ce ne fossero! La verità è che si viaggia con una media di 9 passeggeri a bordo per corsa”. Vediamo di approfondire il discorso col direttore. Lo troviamo a casa, in isolamento fiduciario, per via della diffusione del contagio tra le file dei dirigenti delle municipalizzate: la maggior parte ha sperimentato un quadro clinico lieve o asintomatico, ma c’è stato anche un caso grave con ricovero. Ad ogni modo, si lavora anche in isolamento, e infatti Škatar risponde alle nostre domande come si usa ultimamente secondo la parola d’ordine: da remoto.

 

 

I numeri della crisi
Se c’è un sintomo caratteristico di questa crisi pandemica è il collasso dei trasporti dei passeggeri, diversamente dai trasporti di merci, che per ovvie ragioni prosperano: nessuno si sposta, ma le merci circolano come prima e più di prima. I trasporti pubblici urbani e suburbani non fanno eccezione, anzi, ora che la società ha archiviato un altro anno di gestione si può affermare con dovizia di cifre che il 2020 si è chiuso con perdite (di passeggeri e di introiti) tra il 50 e il 60 per cento a seconda dei parametri. Nel dettaglio, nel 2020 il numero dei passeggeri annuo è piombato di colpo a quota 1,8 milioni, mentre l’anno precedente aveva superato i 3,8 milioni. Stesso discorso per gli introiti, o forse peggio, visto che sono venuti a mancare soprattutto i turisti stranieri in estate: da 17 milioni di kune di entrate realizzate nel 2019 si è giunti a quota 8 milioni e rotti nel 2020. Per assurdo proprio adesso che il parco macchine conta trenta autobus nuovi di zecca acquistati grazie agli incentivi europei per la mobilità sostenibile.

Si vive di sussidi
Come si… muove a questo punto la municipalizzata? “Come tutte le altre – afferma Škatar – si campa grazie alle misure del governo, che ci sono state accordate soltanto in luglio, dopo una battaglia che abbiamo condotto con altre sette aziende del settore: i trasporti pubblici di Fiume, Zara, Spalato, Ragusa (Dubrovnik), Zagabria, Sisak e Osijek. Durante il primo lockdown eravamo esclusi dal pacchetto di misure a favore dei trasporti per una questione di competenze amministrative. Ci siamo mossi in concerto e le nostre argomentazioni sono state accolte. Io stesso ho inviato la petizione al premier e a cinque ministeri competenti. Negli ultimi anni tutte le società di trasporti urbani hanno rinnovato i rispettivi parchi autobus con mezzi plurimilionari. Lasciare che fallissero con questo ben di Dio di proprietà sarebbe stato assurdo, dico bene? Così adesso si vive perlopiù di sussidi, mentre gli introiti derivanti dall’attività sono quelli che sono. Come dicevo, c’è una media di 9 passeggeri per corsa, ma le disparità sono enormi. Nella fascia antimeridiana ci possono essere (e ci sono) più di 30 passeggeri per viaggio, mentre il pomeriggio e la sera gli autobus circolano anche senza, oppure con uno o due passeggeri a bordo. Si parte vuoti, ma si parte: c’è un servizio convenzionato stabilito nel contratto con gli enti locali che dobbiamo rispettare”.

Il soccorso degli enti fondatori
Che cosa succede se una municipalizzata raggiunge un deficit d’introiti per cui rischia di andare in fallimento? “Ora non può più succedere per forza di legge, anche se in passato c’erano stati di questi casi. Mi spiego. Per accedere agli incentivi europei finalizzati all’acquisto di mezzi a bassa emissione di CO2, siamo stati costretti dalla Commissione europea a firmare un contratto con tutti gli enti locali che detengono una quota di proprietà sociale, per quanto piccola, per cui ogni anno di gestione il bilancio consolidato deve ammontare a zero. Se c’è un avanzo, siamo obbligati a versarlo immediatamente agli enti fondatori, se c’è un disavanzo, sono i Comuni e le Città che devono coprirlo. Ma questa non è una copertura per rilassarsi: dobbiamo gestire l’azienda in modo che non vi siano perdite, questo è chiaro. Naturalmente nessuno ha mai pensato a una crisi di queste proporzioni quando ha avuto in mente la riforma dei trasporti urbani, ma è andata come è andata”. Per dirla in altri termini, non rimane altro da fare se non aspettare il tanto agognato ritorno alla normalità.

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