Pomodoro dallo Spazio: un’idea che è piaciuta

«Siamo gente curiosa che ama sperimentare e allargare gli orizzonti», così l’astronomo Marino Tumpić, dopo la consegna delle piantine a circa 200 cittadini

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Pomodoro dallo Spazio: un’idea che è piaciuta
Uno splendido modello del razzo Angara V in esposizione a Monteparadiso. Foto: MARINO TUMPIĆ

Si chiama “Citizen science” ed è un neologismo che l’Oxford dictionary del 2014 definisce come “un’attività scientifica condotta da membri del pubblico indistinto in collaborazione con scienziati o sotto la direzione di scienziati professionisti e istituzioni scientifiche”. In parole povere, i cittadini partecipano alla sperimentazione scientifica al fianco (e su indicazione) dei ricercatori propriamente detti. Pola è nuovamente promossa leader d’intraprendenza con un progetto di ricerca che a prima vista sa di fantascienza ma in realtà è un modello di cooperazione, curiosità e divulgazione scientifica.

Interesse elevato
L’altra sera oltre 200 cittadini sono accorsi all’Istituto industriale di Monteparadiso (che in collaborazione con l’associazione astronomica di Vidulini ospita il primo Centro scolastico di ricerche spaziali in Croazia) per avere le piantine di pomodoro germogliate da semi che hanno raggiunto i 25.000 e 29.000 metri d’altezza dal suolo a bordo delle navicelle spaziali Histrion 201 e Histrion 202. Il progetto è stato coordinato dall’agronomo e astrobiologo Ivica Lađarević che ha istruito i polesi sulle modalità di coltivazione secondo parametri uniformati, per poi raccoglierne il feedback e giudicare il successo del primo pomodoro “spaziale” istriano. Ne abbiamo parlato con Marino Tumpić dell’Osservatorio di Vidulini, astronomo amatore, divulgatore scientifico e collaboratore esterno dell’Istituto industriale di Monteparadiso per i programmi scolastici di ricerche dello Spazio e astronautica. “In varie occasioni abbiamo lanciato nella stratosfera oltre 400 campioni per coglierne l’influsso di condizioni atmosferiche diverse dalle nostre sulla crosta terrestre. Tra questi anche campioni di semi di pomodoro istriano autoctono, e cioè quello che non troviamo più nei supermercati dove sono tutti più o meno geneticamente manipolati. La Facoltà d’agraria di Zagabria e la Serra ‘Longo’ di Dignano li hanno coltivati per studiarne le proprietà in rapporto ai semi rimasti a terra”.

Marino Tumpić.
Foto: DARIA DEGHENGHI

Distribuite le istruzioni per… l’uso
Quindi si cerca di capire se vi siano delle differenze nella forma e nella sostanza del frutto in rapporto alla variabile dell’esperienza – chiamiamola – spaziale? “Esatto. Quelli che per comodità chiamiamo ‘spaziali’ – continua Tumpić – sono spuntati con una decina di giorni di ritardo rispetto agli altri che diciamo terrestri, ma non è mica detto che questa variabile sia dovuta completamente o anche solo parzialmente all’esperienza spaziale delle semenze. In realtà può essersi trattato anche di una circostanza fortuita che implichi spiegazioni altrettanto plausibili come la nostra. Ora cercheremo altri dati da unire a quelli già raccolti in laboratorio. Questo è il senso dell’iniziativa che coinvolge i cittadini: ci sono avanzate 150 piantine e abbiamo pensato di distribuirle agli agricoltori per avere un feedback e vari termini di paragone. Con le piantine sono stati distribuiti dei volantini con le istruzioni per la coltivazione, le condizioni accettabili e le tre fasi da annotare durante l’esperimento: il momento della fioritura, il momento della maturazione del frutto e il momento della consumazione. Abbiamo anche raccolto i dati dei coltivatori, le rispettive latitudini e condizioni pedologiche, per poterli mettere a confronto in seguito”.

Coinvolgere i cittadini nella ricerca
Insomma, a conti fatti, l’esperimento finisce con una bella insalata di pomodoro astronauta? La risposta di Tumpić è, come sempre confacente alle circostanze: “Siamo gente curiosa che ama sperimentare e allargare gli orizzonti del nostro mondo e non abbiamo pretese di sorta che quella della divulgazione scientifica. Per questo abbiamo allargato la nostra sperimentazione, oltre alle ore di lezione di astronautica a scuola, alla cittadinanza. Questo è soprattutto un progetto di “Citizen science” che mira appunto a coinvolgere i cittadini nelle campagne di ricerca. È ovvio che un pomodoro resta un pomodoro, e tra l’altro il nostro è sicuramente meno manipolato di quelli che trovate al supermercato. La sua unica variabile è quella del volo a 25 e a 29 chilometri dalla Terra. Ma è un pomodoro speciale perché è protagonista di una storia aerospaziale e chiunque abbia accettato di coltivarlo partecipa a una missione di ricerca astrobiologica. È un qualcosa di cui andare fieri”. E un’altra cosa di cui andare fieri sono le due navicelle Histrion 201 e 202 che sono state esposte al pubblico nell’occasione della distribuzione delle piantine. Al loro fianco anche il modello del razzo Angara V, costruito dagli studenti e dai docenti dell’Istituto industriale-artigianale durante le lezioni di astronautica.

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