Pola, una città che cresce e gli abiti le vanno stretti

L’urbanizzazione si fa prepotente nella fascia suburbana, ma la costruzione di alloggi non accompagnata dai servizi necessari alla quotidianità. Questo rischia di trasformare le aree in semplici e affollati dormitori

Centinaia di appartamenti in costruzione, ma senza servizi e con poco verde pubblico

Bisognerebbe essere proprio ciechi per non notare i progressi dell’urbanizzazione nella fascia suburbana che s’identifica con l’anello esterno rispetto alla circonvallazione o strada delle Brigate d’oltremare. Una recente interpellanza consiliare di Sean Soldatić (HDZ) è servita, se non altro, a farci scoprire l’acqua calda: Pola si espande fuori porta, soprattutto grazie all’immigrazione dalle altre Regioni del Paese. L’Istria è la sola in compagnia della capitale nel registrare un numero di abitanti superiore a dieci anni fa. Tutte le altre Regioni hanno fatto cilecca. Pola ha circa cinquemila abitanti in più rispetto al 2011 e la situazione demografica si riflette inevitabilmente sull’aumento del numero dei bambini negli asili e degli alunni nella rete delle scuole pubbliche. Non è un fatto di crescita demografica naturale, si capisce, ma proprio d’immigrazione. Giovani coppie si stabiliscono a Pola dopo aver trovato lavoro in città, comprano casa e mettono su famiglia. D’altronde, non è neanche difficile accorgersene. Ci sono accenti diversi alle casse dei supermercati, ai banchi dei bar…, accenti che non somigliano a quelli istriani. Poi basta guardarsi intorno: Pola è cresciuta fisicamente a nord da Montegrande nel triangolo Paduli, Capelleri e Valdenaga, a est da Monvidal a Valvidal, Monteserpo, Valmade, Sichici e Scattari, a sud da Grega e Campo Marzio a Valdibecco e Dolinka ai due lati di via Promontore, e a ovest da Stoia verso Valovine (all’inizio timidamente, ora con più veemenza). Le nuove zone abitative hanno un comune denominatore: sono state progettate per fungere da dormitori per la popolazione locale oppure da appartamenti turistici per l’affitto. I nuovi residenti hanno l’imbarazzo della scelta in quanto alla disponibilità di centri commerciali, ma non hanno asili, né scuole, né piazze, né parchi (con l’eccezione dei parchi urbani storici).

Valdibecco: dopo il campo sportivo, ci vorrebbe la scuola

Oltre la tangenziale, niente

Ora il consigliere dell’HDZ avrà pure scoperto l’acqua calda, ma almeno ha rotto il silenzio ed è già qualcosa. A suo dire, infatti, gli abitanti di Pola stanno migrando in periferia ma questa periferia non offre loro troppi agi propri della vita urbana. In verità, non si tratta nemmeno di agi propriamente detti, ma piuttosto necessità elementari. “Dietro al confine psicologico della circonvallazione – ha detto Soldatić – non c’è un solo asilo pubblico e nessuna speranza di avere una scuola, diciamo a Valdibecco. E non perché mancherebbero lo spazio e i soldi, ma perché l’urbanizzazione la subiamo piuttosto che pianificarla”. Insomma, l’urbanizzazione della periferia suburbana sarebbe frutto dell’improvvisazione piuttosto che di un piano razionalmente concepito. Che Pola si trovi a un bivio demografico è un’ipotesi che trova conferma anche nelle recenti dichiarazioni del sindaco, Filip Zoričić. A suo dire, la città ha tutte le strade aperte per varcare, nei prossimi decenni, la soglia dei centomila abitanti. A patto di investire ulteriormente nell’Università e nei settori trainanti dell’economia. Dunque, la domanda è: come siamo messi in quanto a pianificazione degli investimenti nella rete degli asili e delle scuole pubbliche?

Tanti baby senza asili e scuole

Intanto l’assessore alle Politiche sociali e giovanili, Elvira Krizmanić Marjanović, conferma l’esistenza di quello che in via colloquiale ci piace chiamare col nome di “baby boom”, ma smentisce che vi sia un disinteresse da parte del suo assessorato per la questione demografica in relazione al problema dello sviluppo della rete scolastica. Se finora le scuole esistenti sono state oggetto di opere di ampliamento e riqualifica, è stato per eliminare i turni di lavoro (lezione) pomeridiani. Per arrivare a costruire edifici scolastici ex novo ci vorrà uno sforzo ancora maggiore, che dovrà appunto partire dall’individuazione delle “zone calde”, quelle cioè della maggiore concentrazione di nascite. Non c’è ombra di dubbio che Pola sia cambiata anche in questo senso. “In seno all’assessorato abbiamo condotto un’indagine comparata sulla crescita demografica per quartieri urbani – ha dichiarato Krizmanić Marjanović. – Ne risulta che la fervente attività edilizia è in correlazione con i flussi migratori delle famiglie giovani e il conseguente aumento della natalità. Si nota così un calo delle nascite, per esempio, nel quartiere urbano di Stoia, dove la locale scuola elementare registra un calo delle iscrizioni, mentre il boom delle nascite riguarda rioni di nuova espansione, come il circondario dell’Ospedale, ma anche Siana e le varie zone di edificazione lungo la tangenziale. La città si evolve: ci sono zone urbane abitate quasi esclusivamente da anziani e, viceversa, quartieri urbani popolati esclusivamente da giovani che stanno allargando la famiglia. Tra i progetti che derivano da questa consapevolezza abbiamo in piano di allargare ulteriormente la vecchia scuola elementare di Siana e costruirne un’altra nel medesimo rione”. L’idea di Valdibecco non è stata scartata a priori. Si è fatto sentire in merito il sindaco Zoričić, che ha colto l’interpellanza dell’opposizione come la proverbiale palla al balzo: “La scuola a Valdibecco è una necessità, non un’opzione. Come lo sono gli asili pubblici di là dalla tangenziale. È ora di cominciare a pensarci sul serio, possibilmente con il vaglio dei lotti edificabili disponibili e la pianificazione ambientale”.

Elvira Krizmanić Marjanović

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