Pola. Un viaggio da turisti nella propria città alla scoperta del patrimonio culturale

Un’occasione per approfondire la memoria storica, culturale e architettonica di Pola

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Pola. Un viaggio da turisti nella propria città alla scoperta del patrimonio culturale
Foto Arletta Fonio Grubiša

Visite guidate gratuite nei siti culturali cittadini, con focus sulla valorizzazione del patrimonio locale: questo è quanto offerto ieri durante la piovigginosa mattinata domenicale. L’occasione era una di quelle che ti trasformano in turista in casa propria, ammesso di sentirsi volenteroso di approfondire le conoscenze sui trascorsi della città, il tutto in concomitanza con la Giornata del riconoscimento internazionale della Croazia e grazie ai ciceroni, figure irrinunciabili per ogni visitatore. Più centinaia di persone suddivise in comitive da 25, si sono aggregate al tradizionale free tour dimostrandosi più “evolute” di certe specie di individui, che pur viaggiando manco si rendono conto di soffrire di miopia culturale e di non vedere le tante preziosità davanti al proprio naso.

L’itinerario, classico doc, ha passato in rassegna Pola romana, dall’Arena, a Porta Gemina, da Piazza Port’Aurea a Piazza Foro con l’aggiunta di un offerta extra-standard dentro alla storia più moderna e contemporanea, che si intrufola nel rifugio d’epoca italiana, battezzato Zerostrasse (anche senza alcun merito austroungarico), per poi salire al Castello-fortezza d’era veneziana. Più che apprendere i fatti di secolare memoria è un’altra lezione che conta: imparare a (ri)conoscere e a rispettare l’identità di Pola, nonché a condividere appieno i principi della tutela e della conservazione dei monumenti e del paesaggio urbano. È quanto dato ad intendere pure dalle guide parlanti tre lingue (croato, italiano ed inglese), incrociate davanti all’ingresso dell’Arena. “Riteniamo che tanti abitanti di quest’area – così Sandra Škare, presidentessa della Società polese – non hanno avuto l’occasione di ascoltare delle esposizioni solitamente offerte ai visitatori stranieri. Peccato, perché più si conosce la propria città, meglio è possibile identificarsi con la medesima, mentre sono sicura che gli oggi presenti potranno scoprire qualcosa di nuovo. La mia convinzione è che la maggior parte di coloro che risiedono da anni a Pola, sanno poco delle sue ricchezze locali. Noi come guide desideriamo illustrarle”.

E c’è lavoro, anche per la nostra guida italiana, Rosanna Matejčić (già presidente dell’anzidetta società): “ Non manca l’interesse per la passeggiata istruttiva in italiano. Stavolta abbiamo con noi anche connazionali trasferitisi qui da Rovigno, che si stanno interessando alla storia e alle peculiarità culturali del luogo. Tra l’altro vi è pure il desiderio di trasmettere e presentare a sua volta i pregi di Pola monumentale agli ospiti italiani che ci vengono d’estate”.

Vai quindi in Arena, con una delle intraprendenti guide ingaggiate che ti trasformano la storia in simpatico quiz (quanta gente ci stava sulle gradinate ai tempi imperiali? 23mila spettatori!), la signora “sapientona” che corregge con solerzia. “Non si dice Arena (n.d.a. guai a dirlo ad un polesano patoco) Si dice anfiteatro! Altrimenti si intende solo l’area centrale”. E vai con le pillole di storia e la curiosità che scatta tra espressioni di ilarità. Ma che diavolo era il velarium?… Gli strumenti nel sotterraneo dei gladiatori servivano a torturare?

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