Pola. Tempi duri anche per le edicole

Prima il fallimento del cantiere navale «Uljanik», ora l’emergenza coronavirus. Le rivendite di giornali vivono un periodo difficile. In alcuni casi, a detta dei titolari, le vendite sono calate anche del 90 per cento. Si acquistano sigarette e poco altro

Tanja Marušić

Tra i pochi esercizi che in questo periodo d’emergenza dovuto al coronavirus rimangono aperti (come i negozi di alimentari, le farmacie, i distributori di benzina), ma mantenendo un orario di lavoro limitato rispetto al solito, ci sono le edicole. A farne maggiormente le spese in questa difficile situazione, sono soprattutto quelle a gestione privata, che registrano cali di vendite enormi. La situazione comunque non è migliore nemmeno in quelle delle grandi aziende, quali il Tisak e la iNovine, ma comunque si parla di “giganti” del settore a livello nazionale e quindi non paragonabili ai piccoli chioschi privati. In merito abbiamo svolto una piccola inchiestina tra gli edicolanti, tra l’altro poco numerosi in città. In molti non hanno voluto toccare questo dolente tasto, ma alcuni ci hanno concesso delle brevi dichiarazioni.

Damir Matošić

Tanja Marušić, proprietaria dell’edicola “Erni” in via Rakovac: “Quest’epidemia ha inciso moltissimo sul nostro lavoro. La vera crisi comunque si fa sentire specialmente negli ultimi giorni. Il motivo? All’inizio la gente faceva man bassa di sigarette, nella paura di rimanerne senza. Di riflesso non si notava un calo degli introiti. In questi giorni invece è tutt’altra storia e di gente ce n’è davvero poca. Manco a dirlo gli articoli più richiesti sono i prodotti di tabacco e i vari accessori per fumatori. Anche l’imminente rincaro delle ‘bionde’, previsto per oggi, si rifletterà in senso negativo sulle vendite. Davvero un bel Pesce d’aprile. Va sottolineato che si registra un netto calo anche nella vendita dei quotidiani, che si aggira intorno al 50 per cento. Le riviste settimanali invece reggono l’urto. Evidentemente la gente, chiusa per la maggior parte in casa, acquista della stampa che può leggere più a lungo. Le forniture? Per ora sono regolari, nessun intoppo”.
Predrag Stojanović, commesso nel chiosco “Točkica”, in via Kranjčević: “Senza fare troppi giri di parole direi che la situazione è pessima. E non potrebbe essere diversamente, visto che registriamo una riduzione delle vendite pari al 70 per cento circa. In pratica si acquistano soltanto sigarette, ricariche per cellulari e pochissimi quotidiani. Ma non è soltanto per colpa dell’epidemia di coronavirus, ma anche per via del fallimento di “Scoglio Olivi”. I cantierini infatti erano dei buoni clienti. Sinora non abbiamo problemi con i fornitori, ma è anche vero che i nostri ordini sono negli ultimi tempi molto limitati. Siamo in due che lavoriamo a turno in edicola ed è un periodo difficile. Ma in qualche modo, prima o poi, usciremo da questa difficile situazione”.

Predrag Stojanović

Damir Matošić, proprietario dell’edicola/drugstore “Gušti”, in via Smareglia: “Questa crisi ha influito in modo sconvolgente sui nostri affari, che sono ridotti a livelli minimi. Al mattino chi lavora lo fa prevalentemente da casa per cui c’è poca gente in giro e lo stesso succede nelle ore pomeridiane. Poi, dopo le 17 siamo noi che rimaniamo chiusi a causa dell’orario di lavoro limitato. Siamo in tre che lavoriamo a turno, ma non voglio ridurre l’organico. Che cosa vendiamo maggiormente? Sigarette, della cui vendita tuttavia guadagniamo poco. Se a fine giornata il nostro profitto supera le 200 kune possiamo considerarci soddisfatti. Non possiamo più nemmeno preparare i toast. Siamo con le spalle al muro: il calo delle vendite è stimato nell’ordine del 90 per centro. Le misure di sostegno annunciate del governo? A mio avviso non è stata presa alcuna misura concreta. Gli unici a venirci incontro sono i fornitori, che ci permettono di rinviare il pagamento della merce. Ma non sappiamo fino a quando”..

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