Pola. Tempi difficili per gli assistiti delle Case di riposo

A causa della pandemia anche all’«Alfredo Štiglić» le visite sono centellinate: devono venire annunciate e non possono durare più di mezz’ora

La Casa di riposo Alfredo Štiglić

Tempi duri per tutti, e come non mai per le Case di riposo, residence per anziani costretti a vivere sul chi va là, alimentati dalla paura di possibili penetrazioni del virus negli ambienti interni, fra il personale e gli assistiti. Nel caso dell’istituzione “Alfredo Štiglić” il Covid-19, aveva fatto solo un’irruzione estiva minima immediatamente localizzata e isolata prima che provocasse un focolaio e danni irreparabili come accaduto a molti ricoveri. La lotta per tenere fuori dalle strutture d’accoglienza la crisi epidemico-sanitaria, estremamente pericolosa per i 171 assistiti, continua e grazie alla buona situazione istriana, che ancora tenta di resistere ai contagi, ma non si sa fino a quando, le visite agli assistiti sono ancora possibili. Tuttavia con rigore ed esclusivamente annunciando il proprio arrivo telefonicamente (recapito 052-392 002), al servizio d’accesso.

Due visite a settimana
Spiega la direttrice dell’istituzione Vesna Grubišić Juhas che sono due gli ingressi possibili alla settimana per una persona soltanto, da lunedì a domenica, unicamente dalle ore 8 alle 10.30. Periodo di permanenza concessa: non più di 30 minuti. D’obbligo mascherina, tuta e calzature protettive, misurazione della temperatura corporea con termoscanner, sottoscrizione della dichiarazione di non essere in regime di isolamento e positivi al Covid. Vietati contatti fisici, baci e abbracci. Triste e disumano. Ma altrimenti non si può fare. Peggio ancora per i degenti costretti all’immobilità, la cui visita annunciata allo 052-226 295, non deve protrarsi per oltre 15 minuti negli orari che vanno dalle ore 11 alle 14.

Le avvertenze bene in vista

Supporto psicologico potenziato
“In questo momento – dice Vesna Grubišić Juhas – con l’arrivo del freddo crescono pure i problemi. Saremo costretti a rinunciare agli incontri all’aperto, sui terrazzi soprattutto, e per questo stiamo allestendo un ambiente apposito da riservare alle visite, da tenersi una alla volta, con pause di sanificazione“. Si apprende quindi che in questo clima di alienazione, il supporto psicologico agli assistiti deve venire potenziato costantemente, esigendo un continuo sforzo da parte del personale medico-infermieristico, dell’assistente sociale e dell’addetto alle terapie occupazionali che è pure psicologo.

Mascherine, spese ingenti
Faccenda mascherine e dispositivi di protezione individuale indispensabili per il personale, per gli ospiti e i loro visitatori. “Non scarseggiano più come all’inizio dell’epidemia – rileva la direttrice della Casa di riposo – ma costano. Costano tantissimo. E per noi rappresentano un grosso onere finanziario. Sono necessari rifornimenti di contingenti maggiorati di 10 volte rispetto a prima e il problema è che anche il loro prezzo è aumentato di 10 volte. Abbiamo ricevuto donazioni da parte della Protezione civile e del Ministero, ma non bastano: dobbiamo saper contare sulle nostre possibilità pecuniarie, affrontando l’emergenza e garantendo il dovuto per assicurare una totale osservanza delle norme a tutela della salute di 92 lavoratori, preservando pertanto gli stessi ospiti della Casa“.

I soggiorni d’assistenza diurna
L’istituzione va giornalmente incontro al fabbisogno degli anziani anche presso le due strutture in via Krleža 33 e via Mažuranić 10. Funzionano pur a ranghi ridotti i centri d’assistenza diurna, il Centro degli ammalati di Alzheimer, il consultorio che presta udienza solo telefonica, le assistenze a domicilio, il centro gerontologico di villa Trapp e il servizio di consegna a domicilio dei pasti caldi. “Le permanenze nei soggiorni d’assistenza diurna – specifica Vesna Grubišić Juhas – sono state suddivise per due gruppi che alternano il doppio appuntamento ogni seconda settimana. Abbiamo dovuto ridurre il numero dei frequentatori dai 20-25 di prima a soli 5-10, così come indicato dai servizi epidemiologici. Si tiene molto conto del fatto di evitare contatti fra i gruppi e fra il personale e così anche quello con i colleghi che prestano servizio nei luoghi di degenza. Cerchiamo di far funzionare tutto in separata sede.“

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