Pola: solo pane e giochi

La crisi della cantieristica prima e l’effetto coronavirus poi hanno fatto chiudere in centro e in periferia diversi negozi. Al loro posto sono state aperte diverse panetterie e altrettante sale da gioco o ricevitorie, anche a due passi dalle sedi scolastiche

Via Flavia: chiude un negozio di generi alimentari, apre un banco delle scommesse

Non c’è bisogno di una laurea in economia e commercio per capire quando un’economia e una società soffrono. Basta osservare le industrie che falliscono e i negozi che chiudono. Pola docet. In due anni il suo cuore operaio e popolare ha subito una ferita che, se non è stata mortale, certamente sarà debilitante per anni. Lo sarebbe stata anche in assenza dell’emergenza pandemica, figurarsi con i due fenomeni congiunti che insieme formano una vera e propria sciagura. Non serve una preparazione speciale neanche per notare come, nell’epidemia dei fallimenti dei vari esercizi commerciali, alcune attività non solo resistono, ma fioriscono pure. Basta guardarsi intorno e osservare come i negozi svuotati dalle ultime crisi sono stati rilevati con successo da due tipi di attività apparentemente diverse, ma in realtà analoghe se non complementari: le panetterie delle grandi catene nazionali (che hanno mandato il panificio artigianale e la figura del fornaio di un tempo in decadenza) e le sale da gioco (che hanno un seguito crescente tra i minori). Porte sempre spalancate e ampie vetrate che invitano allo spuntino veloce e conveniente per le prime, porte sempre chiuse e vetrine tappezzate di manifesti che invitano alla scommessa veloce e conveniente nel massimo rispetto della privacy per le seconde.

A due passi dalla scuola elementare di Siana

Il terzo incomodo
Pola docet. Non solo c’erano già la ventina di punti vendita della catena locale “Brionka” e del marchio “Mlinar”, che ha dimostrato di possedere un potenziale di espansione allucinante che oggi saremmo tentati di chiamare “virulenza”, ma ultimamente il mercato è stato preso d’assalto da una terza società del medesimo settore che risponde alle stesse esigenze della stessa moda universale d’importazione americana: il marchio “Pan Pek”. Così sciarpe, berretti, magliette e vestitini in via Sergia hanno lasciato il posto ai vari burek, panini, pizzette e “latte macchiato” della macchina self-service che mescola caffè solubile e latte in polvere al costo di poco inferiore dell’espresso consumato al bar. Così funziona: panino, dolce e caffè oppure pizzetta e Coca-cola tutto in uno, presi al volo, in strada, ogni giorno da capo, nella pausa pranzo o durante l’intervallo scolastico. Il fagotto con la frittata e la mela sono ricordi di altri tempi. Eppure trenta, quaranta e cinquant’anni fa non c’era tutto questo parlare di obesità, di diabete e di altre malattie croniche non trasmissibili che oggi chiamiamo la “sfida del secolo”.

Via Flavia: chiude un negozio di generi alimentari, apre un banco delle scommesse

Casinò e ricevitorie come funghi
Si fa un gran parlare, ultimamente, dei metri che separano le sale giochi e i vari banchi delle scommesse sportive dalle scuole pubbliche. Non dovrebbero essere meno di cinquecento secondo il regolamento in vigore, ma si dà il caso che i casinò e le ricevitorie spuntino come i funghi ovunque, anzi mirano proprio a coprire tutto il perimetro urbano, centro e periferia, con o senza scuola in mezzo. È vero, due banchi di scommesse hanno lasciato recentemente via Zagabria di loro propria spontanea volontà, perché di fronte c’erano non una ma addirittura tre scuole medie superiori con un’incidenza di studenti prevalentemente maschile (il sesso più attratto verso l’azzardo dacché mondo è mondo). Ma per ogni locale di scommesse su eventi futuri fortuiti che chiude, altri due o più ne compaiono immediatamente da qualche altra parte.

Via Sergia: resistono e prosperano solo le panetterie

Il caso della Sala “Favbet” che da quest’estate occupa il piano superiore del vecchio emporio di Veruda è esemplare: si trova a meno di 200 metri di distanza dalla scuola elementare ma non importa. Il regolamento è entrato in vigore in marzo, mentre l’attività è stata registrata qualche tempo prima, con profetica convenienza. Un cavillo perfettamente in ordine per procedere. Inutile dire che il quartiere e la scuola hanno protestato. Inutile dire anche che la sala lavora e prospera con non meno di sessanta slot machines e roulette elettroniche che sono i giochi d’azzardo puro, quelli dall’esito completamente aleatorio e quindi diversi dal poker, dal blackjack e dalle varie scommesse sportive che chiedono anche capacità di ragionamento oltre ché il brivido dell’incertezza.

Pagnotte in saldo al posto di magliette, sciarpe e berretti

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