Pola. Shopping poco felice

Quando lo shopping a prezzi scontati fa venire il magone. L’ultima iniziativa promossa da Città, Pro loco, Camera d’Economia e Confesercenti è lo specchio di una crisi profonda del settore, del crollo della domanda e delle difficoltà determinate dalla pandemia

Anche Oviesse se n’è andato

Probabilmente è il Covid ad avere spento ogni voglia di fare acquisti e dimezzato, se non azzerato, le vendite nel caso dei negozi del centrocittà, svuotando ogni sua area e via pedonale. L’ultima iniziativa messa in campo dall’Ente turistico di soggiorno, dalla Confesercenti, dalla Città di Pola e dalla Camera d’Economia intitolata “Mercoledì felice” con sconti d’occasione introdotti per invogliare la clientela a fare qualche compera, non può aver fatto altro che peggiorare l’umore già pesto e malconcio di molti commercianti. Se manco lo shopping all’insegna dei saldi riesce a risollevare le sorti e a rilanciare i consumi, quale altra strategia potrebbe cancellare le sfumature di nero sui dati che segnalano guadagni in piena flessione per ogni negozio?

Sarebbe errato dire che per strada non vi è manco un cane

Un’atmosfera di buio pesto
Mercoledì decisamente infelice, quello dell’altra sera a Pola, a comprova che i suoi abitanti hanno deciso di rinunciare agli acquisti, probabilmente per necessità o preferiscono venire dirottati verso i centri commerciali e i loro comparti d’abbigliamento di medio-bassa qualità. D’altra parte, l’esca adottata per catturare più clientela nelle vie centrali di Pola, non si è dimostrata proprio appetitosa: soltanto una ventina di negozi ha aderito alla proposta di vendita con sconto, mentre prima della piaga Covid, erano anche oltre cinquanta coloro che esibivano ribassi nelle vetrine illuminate a giorno. Quello che si è visto l’altra sera è quanto emerge ogni giorno senza differenze, senza eccezioni: lo specchio di una crisi profonda e del crollo di molte attività provate dall’era coronavirus. I commercianti che con grande difficoltà restano in piedi in attesa di una ripresa e che l’altra sera, in un’atmosfera di buio pesto, si sono inclusi nell’iniziativa collettiva, non risultano essersi sbracciati con i saldi. Più o meno un 20 per cento su pochi nuovi arrivi stagionali nel settore abbigliamento-calzature-accessori. Scarsa roba primaverile tra un mare d’indumenti invenduti dalle scorse stagioni, giacche e maglieria con bigliettino dello sconto rimasto appiccicato da due anni, nonché saldi aggiuntivi del “Mercoledì (in)felice” che non sono risultati applicati sugli avanzi di magazzino comunque ribassati da lunga data. In alcuni casi poi abbiamo testimoniato a botteghe che con studiato sistema hanno esteso pochissima mercanzia su moltissimi scaffali, in maniera da truccare la scarsità dell’assortimento.

Sembra l’ora del coprifuoco…

Si vende soltanto al mattino
Anche avendo avuto spirito d’acquisto, lo shopping sarebbe stato scandito dalla necessità di saltare ogni seconda o terza porta di rivendita soprattutto in via Sergia: quello che non ha chiuso per fallimento o trasferimento (Oviesse, Carpisa, Svijet obuće…), tiene comunque chiuso il pomeriggio. Dopo le 17 o addirittura le 16, in barba alla proclamazione del mercoledì “allegro”, non si lavora. La spiegazione arriva presto per voce delle commesse. “Se si vende, si vende al mattino. E sono acquisti fatti en passant, dalla gente comunque presente in città per lavoro… Sono i nuovi comportamenti d’acquisto che stanno ricadendo sul nostro settore a breve e a lungo termine…” Basta osservare l’assenza di gente per strada. “Oggi, è un giorno come un altro. Sono ancora poche le persone in giro per città di pomeriggio-sera e ancora meno quelle che entrano nei negozi”: secondo un’altra commerciante.

Chiusure per fallimento o “finto” rinnovo

Nessun aiuto dalla riapertura dei bar
E come appurato, non aiuta nemmeno la riapertura dei bar. La ristorazione e il commercio sono indubbiamente legati a doppio filo. La voglia di rinnovare il guardaroba può scattare anche in occasioni d’uscita conviviale. Mancano quelle, mancano anche le altre. Sarà che l’incertezza del momento mantiene alto e generalizzato un atteggiamento di risparmio e d’attenzione alle spese. L’acquisto funziona per necessità, evita il settore no food, si limita a quello alimentare e snobba lo shopping per svago e distrazione. In secondo luogo, prima di varcare nuovamente le porte delle attività commerciali, si considerano il valore della sicurezza, il nuovo canale d’acquisto virtuale, il mondo dell’e-commerce e le ordinazioni online. Anche questo potrebbe diventare un colpo di grazia per i negozi di Pola, che stoicamente rimangono ancora aperti.

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