Pola. Santa Maria Formosa e la porta segreta (foto)

Lavori in corso all’altezza della sagrestia nord orientale

Cresce, cresce ogni giorno di più, sfoggiando per intero tutta la sua enorme planimetria, quella che era stata visibile per Kandler e Gnirs, ma invisibile al popolo. Ora anche i comuni profani possono rendersi conto della grandiosità dell’architettura sacra. Per intuire le enormi proporzioni della basilica paleocristiana di Santa Maria Formosa del VI secolo, dimensioni che la rendono sorella e coetanea dell’Eufrasiana di Parenzo tutelata dall’Unesco, basta recarsi sul posto e tornare ad accertarsi delle infinite attenzioni che le vengono dedicate per trasformarla in un parco archeologico, tappa turistica d’obbligo nelle estati culturali che verranno. Il pluriennale progetto di ricerca, tutela e conservazione continua e, nella stagione autunno-inverno 2019/2020, si concentra su di un’impresa di ricostruzione architettonica ancora più capillare. Stavolta, il coordinatore responsabile della missione “Formosa”, lo studioso medievalista Željko Ujčić, non esibisce resti archeologici occultati per secoli sotto la superficie del terreno, ma fa calamitare l’attenzione più in alto, in direzione della struttura muraria che racchiudeva l’edificio nella sua parte settentrionale. Stupefacente, ma vero.
“La Basilica – parola di ricercatore – ha una porta in più di quello che si pensava finora. Né Kandler né Gnirs si erano accorti dell’esistenza di un passaggio, vicino alla sagrestia, che apriva un collegamento in direzione della cappella o mausoleo settentrionale con pianta a croce, identico a quello sud-orientale visibile ancora oggi. Il medesimo rappresenta un punto di comunicazione in direzione dell’Abbazia benedettina… Solo un accurato rassetto della struttura e l’eliminazione di detriti e sterpaglia dalla parte esterna del muro perimetrale hanno permesso di accorgersi dell’ingresso murato con arcata e di restaurarlo in maniera tale da renderlo esposto e ben evidente”.
Passato «perfetto»
La ditta “Kapitel” di Gimino, in questi giorni sta dando proseguimento a un’impresa da leone e da grande esperta in recupero di antichità e di tecniche di costruzione alla maniera tardocristiana e bizantina. La parziale ricostruzione delle piccole absidi della sagrestia settentrionale risulta perfetta al punto da non riuscire a comprendere dove finisce l’originale e dove comincia l’intervento odierno. Tra gli ultimi piccoli capolavori realizzati dagli scalpellini della “Kapitel”, tutto spesato con contributi finanziari del Ministero della Cultura e del Museo archeologico istriano di Pola, vi è quello della ricostruzione dei basamenti del possente colonnato che reggeva la navata centrale della basilica. Ammirare per credere.
Bella da vedere anche l’opera di continuazione degli interventi di conservazione che si stanno effettuando in genere a livello della parte orientale dell’edificio sacro, all’altezza degli ambienti del presbiterio, spazio riservato al vescovo e al clero, in fondo alla navata centrale e terminato dall’abside, oltre che dalle due sagrestie laterali che furono affiancate dalle due cappelle. Si lavora ancora attorno all’abside poligonale, caratteristica tipica dell’architettura sacra ravvenate. La parziale ricostruzione delle antiche strutture murarie e degli ambienti servirà a rivalutare l’area e a organizzare una degna presentazione di un edificio, che costituisce una grande esempio di arte sacra risalente al periodo della riconquista di Giustiniano
Per arrivare fino a queste manovre di recupero edilizio, Santa Maria Formosa ha dovuto passare attraverso lunghissime e periodiche campagne di scavo, che alla fine contribuiranno a completare al dettaglio le conoscenze (date prima di tutto da Pietro Kandler) sull’aspetto della Basilica ed esaurire ogni possibilità di ricerca e di studio in merito. L’archeologia ha setacciato a dovere la superficie del santuario, dal presbiterio alle sagrestie, dalla parte nord-occidentale, al settore della navata centrale e meridionale e fino all’ingresso principale rivolto ad ovest. Aveva suscitato scalpore la scoperta di frammenti di arte musiva raffigurante motivi della simbologia cristiana, rivelatisi tracce di valore inestimabile per la conoscenza dell’architettura del periodo.

 

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