Pola, Rachem: la casa di chi non ce l’ha

Nel 2025 dormitorio e soggiorno hanno fornito 12.689 servizi di vario tipo, tra cui 7.325 pernottamenti, 7.144 pasti caldi, 4.847 pranzi al sacco, 3.499 docce, 2.103 usi della lavatrice o donazioni di biancheria per la casa e la persona. Si tratta di numeri che illustrano il fenomeno dei senzatetto

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Pola, Rachem: la casa di chi non ce l’ha
Foto DARIA DEGHENGHI

Aggravata dalla scarsità di alloggi, dall’aumento dei prezzi e degli affitti, la crisi abitativa incide pesantemente sul numero dei senzatetto, al punto che le iniziative socio-assistenziali pubbliche non riescono a farsene carico. Sotto assedio soprattutto il dormitorio Rachem di via Altura, diretto dall’associazione umanitaria Institut, che da Capodanno lavora con orario ininterrotto per risparmiare all’utenza il travaglio di passare una parte considerevole della giornata al freddo. Per dire dell’importanza della struttura e di riflesso della serietà del fenomeno, ci basti dire che lo scorso anno hanno chiesto riparo in via Altura 137 persone e che il dormitorio ha offerto loro esattamente 12.689 servizi, non sempre solo di sistemazione ma anche di lavaggio indumenti, igiene della persona, cambio e donazione di vestiario e accessori, supporto psicosociale, assistenza nell’attuazione dei diritti sanciti dalle leggi “sociali” (sanità, previdenza, tutela sociale ecc) ma soprattutto compagnia e comprensione.
Varja Bastjančić, presidente dell’associazione Institut, benefattrice instancabile, amica dei sofferenti, riassume per il nostro giornale l’esperienza di un altro anno al dormitorio di via Altura. “Le condizioni di vita di chi dorme all’addiaccio non sono degni dell’uomo. Abbiamo utenti che ‘vivono’ in garage, in edifici abbandonati, in fortezze militari, persino in automobile, in ogni caso senza acqua corrente, senza sanitari, senza luce. Questa gente non fa uso del dormitorio per passarci la notte ma per lavare i panni e fare la doccia, cambiare vestiario, prestare delle coperte e dei cuscini, rimediare un pasto, e dopo che hanno attinto alla nostra struttura, se ne tornano ai loro giacigli di fortuna”.

I nuovi poveri
“Quello che ci preme segnalare – prosegue Bastjančić – è che in un anno, nel 2025, abbiamo offerto alloggio a 48 nuovi senzatetto, mai visti prima d’ora: un numero che descrive bene l’ampiezza del fenomeno. Quello che facciamo per loro è un piano di assistenza personalizzato. Il nostro team valuta le condizioni di ognuno individualmente: quanto sono influenzabili, quali sono le modalità di supporto migliori da adottare, quanta strada c’è da fare o se è possibile fare qualunque cosa. Tutti sono diversi, tutti hanno un passato alle spalle, un’età, un numero di anni di condizioni abitative improponibili”. Nessuno è un numero ma con i rapporti serviti alla stampa come questo, finisce sempre che si torna a ragionare in termini numerici. Tornando quindi ai numeri, nel 2025 hanno trovato riparo notturno 89 senzatetto, di cui 20 donne (il 22,5%) e 69 uomini (il 77,5%). In termini assoluti si tratta di una riduzione sensibile rispetto al 2024, il che è un successo del team di assistenza psicosociale che ha fatto il possibile per motivare gli assistiti a cercare soluzioni abitative, sanitarie, socio-assistenziali migliori, per esempio con programmi di disintossicazione, riabilitazione e reintegrazione.

Rompere il ciclo
Dall’apertura del dormitorio a questa parte (tre anni di attività), specie dall’aggiunta del soggiorno dislocato, una parte considerevole del lavoro è stata appunto l’assistenza attiva e motivazionale all’impiego, al pensionamento, all’assistenza sociale di Stato…Tuttavia, anche così facendo, rimane un bacino di persone senza dimora (e sono una quarantina) che proprio non ce la fanno a rompere il ciclo e restano impigliati nella spirale negativa che non suggerisce più alcuna via d’uscita. Sono quelli che possono anche andarsene per qualche tempo ma torneranno in via Altura sempre e comunque. Alla fine bisogna non perdere di vista questi numeri: 89 utenti al dormitorio e 48 utenti al soggiorno e poi altri ancora in strada che ancora riescono a cavarsela da soli ma prima o poi, con l’età che avanza, verranno a chiedere aiuto.

Tutti i servizi
La buona notizia è che dallo scorso anno 26 nomi non figurano più tra gli assistiti. Due senzatetto sono stati accolti in una casa di riposo che in virtù di un accordo di cooperazione col dormitorio ha accettato di dimezzare la retta mensile, un’altra ha trovato accoglienza in una casa di riposo pubblica a causa di condizioni di salute estremamente precarie, otto utenti hanno preso casa in affitto a due a due per dividere le spese dell’affitto, due hanno trovato impiego e ora riescono a badare a sé stessi, un utente giovane ha trovato lavoro da un titolare che offre alloggio alla manodopera, una giovane donna è stata accolta in casa dalla famiglia del fidanzato, quattro si sono rappacificati con le famiglie che avevano abbandonato o da cui erano stati allontanati, cinque sono in cura da dipendenze, uno è stato sistemato in comunità di abitazione gestita dall’associazione AjA e due sono stati inviati ai rifugi per senzatetto delle città di origine (Spalato e Varaždin). Ci sono state insomma diverse storie a lieto fine ma pesano sulla statistica i tre decessi di persone che hanno terminato la propria esistenza senza casa e senza famiglia. A onor di cronaca, ci sono stati anche degli allontanamenti, perché non tutti i senzatetto sono docili. Anzi, alcuni assistiti si sono dimostrati molesti e nocivi per la comunità, che per funzionare non può tollerare vessazioni e soprusi. Ricapitolando, nel 2025 dormitorio e soggiorno hanno fornito in tutto 12.689 servizi, tra cui 7.325 pernottamenti, 7.144 pasti caldi, 4.847 pranzi al sacco, 3.499 docce, 2.103 usi della lavatrice o donazioni di biancheria per la casa e la persona.

Anziani e malati
Tra le cause che portano a vivere in strada Varja Bastjančić ne mette in evidenza due che suscitano particolare afflizione e amarezza: le pensioni da fame di chi ha lavorato tutta la vita e tuttavia non riesce a fare fronte alle spese dell’affitto e i malati psichici senza famiglia che non potendo lavorare finiscono in strada. Per tutta questa gente, il dormitorio è una soluzione di ripiego che ora non basta più. Rachem è la sola casa di troppi concittadini e secondo Varja Bastjančić deve poter restare aperto ventiquattr’ore su ventiquattro almeno fino a quando le case di riposo pubbliche non avranno la capacità ricettiva di sistemare gente che non ha scelto di vivere in strada ma ci è finita lo stesso. Le comunità di abitazione e il programma Housing first sono utili e ben vengano, sostiene la nostra interlocutrice, ma il numero degli assistiti ammesso è ridotto e gli altri restano in anticamera… cioè al dormitorio.
In un certo senso, si potrebbe pensare che ci sono degli “eletti” anche tra gli stessi sventurati. Pertanto l’associazione Institut chiede alla Città di Pola e alla Regione di assicurare un’assistenza diurna al Rachem non solo in inverno ma durante tutto l’anno. “Stiamo parlando di persone estremamente vulnerabili, gravemente malate, spesso affette da malanni psichici incurabili e non è umano, non è giusto, non è bello differenziarli ulteriormente tra chi se la passerà meglio o peggio”. La sede è ampia e sufficiente per 35 letti che all’occorrenza possono diventare anche quaranta se si fa uso del salotto al pianterreno, come si fa appunto in caso di necessità estrema. Tuttavia ha bisogno assoluto di restauro. Finora sono state sostituite porte e finestre e risolto il riscaldamento, ma lo stretto necessario appunto solo lo stretto necessario. Una società che sforna senzatetto deve pur accorgersi di avere la responsabilità per aiutarli a risollevarsi.

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