Pola. Qualche cantiere per rompere il silenzio

In giro per la città semideserta, vittima della contingenza

In via Sergia presto un’altra facciata a nuovo

Città deserte per la pandemia, strade e piazze svuotate di uomini, di vita, di senso. Nessuna eccezione per Pola, che s’allinea alla necessità globale oltre a subire il proprio dramma della deindustrializzazione e dello spopolamento del centro storico in favore della periferia commerciale di recente edificazione. Trascorrere un pomeriggio in città è come entrare in un film di fantasmi. “Silent hill” o qualcosa del genere. Anche i più resilienti degli esercenti stanno considerando l’opportunità di gettare la spugna. Persino la S.p.a. che vive di modulistica ufficiale della Repubblica e della vendita di articoli di cartoleria è indecisa se restare o partire. L’unico segno tangibile di vita sono i pochi cantieri edili che ancora resistono all’urto delle condizioni avverse del momento.

Il fu e il sarà Miramar: dopo quindici anni, la facciata ha preso forma

Vedi il cantiere dell’albergo in Riva, che mira a raccogliere l’eredità di quello che è stato un tempo il Miramar. Niente di simile al Miramar, si capisce, ma almeno non sarà più uno scheletro di cemento armato qual è stato negli ultimi quindici anni per “incomprensioni” burocratiche e dispute di ordine legale. Come si vede bene dall’esito e dai fatti, la battaglia tra l’imprenditore (Denis Vujović) e le autorità (la Soprintendenza ai beni culturali) è terminata con la vittoria di quest’ultima. Dopo una catena interminabile di cause, corsi e ricorsi, l’investitore ha finito per riconsiderare le proprie posizioni e alla fine si è piegato alle condizioni dell’autorità per la tutela dei beni culturali. Nella fattispecie: ha ridisegnato l’attico e modificato le dimensioni delle finestre. Così facendo ha avuto l’autorizzazione a completare l’opera. E ora il brutto anatroccolo del centro città è stato finalmente rivestito di intonaci e vernici, mentre gli interni attendono un “serio architetto” che si faccia avanti per progettare gli ambienti e arredare gli spazi. In tutto una trentina di camere, con cucina, sala pranzo, servizi eccetera.
Tuttavia le cose nel frattempo sono cambiate e non di poco. All’epoca dei fatti, quando il controverso imprenditore si era lanciato nell’impresa di far resuscitare il defunto Miramar (dopo aver chiuso il Caffè degli specchi al pianterreno del caseggiato che un tempo era appartenuto all’ex Bojoplast), una incontrovertibile ragion d’essere della manovra era stata individuata nel fatto che “gli uomini d’affari stranieri che si fermano a Pola per ordinare navi e vigilare sul buon andamento della loro costruzione, hanno bisogno di un albergo non solo decente ma anche di lusso nel centro storico di Pola per farne il proprio quartier generale durante le trasferte di lavoro”. Oggi quel miraggio è svanito e siccome stanno vacillando anche le probabilità di successo delle prossime stagioni turistiche, non rimane altro da fare che “investire pro futuro”. Dopo tutto, può andare male per un tempo, ma non per sempre.

Il lato B dell’impresa: lo scarto è in strada

Un altro cantiere edile in prossimità di questo del Miramar si trova in via Sergia e incute rispetto, perché a metterci il proprio denaro non sono né magnati né investitori di professione ma comuni mortali, altrimenti detti condomini che per rifarsi il tetto, le facciate e le finestre devono attingere a finanziamenti bancari che graveranno sui bilanci di casa per dieci o vent’anni. A maggior ragione, dunque, il loro sforzo merita di entrare nello stesso articolo di cronaca riservato a un albergo di nobile stirpe e brillante futuro. L’opera è gestita dall’amministratore di condominio Eki Inžinjering e procede spedita anche in mezzo alla pandemia, o forse meglio proprio per questo. Che sia importante per la città non meno che per i legittimi proprietari è chiaro: il palazzo s’affaccia sul Parco Città di Graz e copre una porzione non indifferente di via Sergia, la più battuta dai turisti di ogni nazionalità e provenienza. Il suo aspetto e anche l’aspetto di tutti noi.

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