Pola. Polemiche di fine anno: teatro, arte, spettacolo… e nomine che scottano

Caso Sanela Pliško. Peđa Grbin dice che la sua destituzione sia stata conforme alle leggi

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Pola. Polemiche di fine anno: teatro, arte, spettacolo… e nomine che scottano
Il Teatro popolare istriano a Pola. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Il sindaco Peđa Grbin chiude l’anno in polemica col mondo della cultura, subissato da critiche prima per la destituzione del produttore musicale Edi Cukerić dalla Commissione grandi eventi e ora con l’esonero di Sanela Pliško dal Consiglio del Teatro Popolare Istriano. A proposito di entrambi vige il giudizio unanime che si tratta di professionisti stimati nei rispettivi campi, liberi da costrizioni e obblighi politici, competenti e padroni del mestiere. Sanela Pliško è entrata nel Consiglio teatrale tre anni fa dopo una selezione pubblica con tanto di bando e un colloquio con tutti i consiglieri municipali, opposizioni incluse. Ma questo non ha vietato al sindaco di toglierle il mandato e investire dell’incarico Slađana Pletikos-Pernar della Lista di Goran Mihovilović, in quanto espressione della nuova maggioranza al governo di Pola.

Un voto ostile

E non è la prima volta che l’ex candidato sindaco Mihovilović, ora primo partner di coalizione del socialdemocratico Grbin, sale agli onori della cronaca con l’accusa di monopolizzare arti e spettacolo. Subentrato personalmente a Cukerić nella Commissione grandi eventi nell’Arena di Pola, adesso il consigliere manda una sua rappresentante al Consiglio del Teatro proprio mentre è in corso il bando di nomina del nuovo sovrintendente dopo il pensionamento di Gordana Jeromela Kaić. La stessa Pliško non fa mistero su quelli che crede essere i veri motivi della sua espulsione da Teatro. A proposito del tempismo “sospetto”, ossia della coincidenza dei due eventi, dice di avere l’impressione che il nuovo potere la considera “una il cui voto non è sotto controllo”.

Balenović in anticamera

Dal canto suo, il regista polese Jasminko Balenović non ha mai nascosto l’ambizione di occupare la massima carica al Teatro Popolare Istriano. È noto che ha già tentato la scalata due volte in precedenza, senza mai raggiungere l’ambita posizione. Non è un segreto che il TPI è stato considerato per anni feudo di Gordana Jeromela Kaić e della Dieta democratica istriana. Ma il regista non si è dato per vinto. Dopo il pensionamento della storica direttrice ha fatto nuovamente domanda di assunzione e alle ultime elezioni comunali si è schierato apertamente con Grbin. Chi, tanto per azzardare un’ipotesi, avrebbe potuto soffiargli sotto il naso la terza e ultima chance di salire al vertice del massimo palcoscenico istriano? Probabilmente solo il coreografo, regista e attuale direttore artistico Matija Ferlin.

Nuove reazioni

Inutile dire che la polemica infuria con nuove reazioni che si susseguono a scadenza giornaliera. Il vicesindaco in quota CNI Vito Paoletić ha già avuto modo di confermare l’assoluta competenza di Sanela Pliško, con cui ha lavorato gomito a gomito in qualità di presidente del Consiglio del TPI fino alle sue dimissioni per incompatibilità di ruolo dopo l’elezione a vicesindaco. Paoletić ha inoltre dichiarato che il sindaco ha agito nell’ambito dei poteri che possiede in quanto sindaco, e tuttavia ha espresso perplessità circa il “tempismo” della manovra: “la destituzione è quantomeno problematica se si considera che il bando per la nomina del sovrintendente teatrale è attivo”… A proposito del Consiglio TPI, bisogna dire che Paoletić non ha avuto sostituti dopo le dimissioni, per cui attualmente le cariche sono occupate dai soli Elvis Butković e Miodrag Flego in rappresentanza dei dipendenti e dall’attore e regista Majkl Mikolić in rappresentanza della Città di Pola (quest’ultimo un altro esponente della Lista Mihovilović, appassionata di cultura).
Peđa Grbin non è stato generoso di dichiarazioni e si è limitato a dichiarare che la sua decisione di destituire la Pliško è maturata nel rispetto dei poteri che la legge conferisce al sindaco. Quanto al bando per la nomina del sovrintendente, il sindaco dice che le modalità e le condizioni di nomina sono tassativamente disciplinate dalla Legge sui teatri, la quale prevede che “la decisione sulla nomina spetta, a bando concluso, al sindaco dell’ente locale che gestisce il teatro comunale”. Sulla stessa lunghezza d’onda, e ci mancherebbe, la posizione di Paola Orlić, assessore alla Cultura: “il Consiglio teatrale secondo la Legge sui teatri può contare dai 5 ai 7 membri di cui la maggioranza è eletta dall’ente gestore, in questo caso la Città di Pola, e precisamente dal suo potere esecutivo, e quindi il sindaco”. Tutto chiaro.

Možemo! rincara la dose

Tuttavia, c’è ancora chi protesta. Nella nota diffusa alla stampa dai consiglieri Možemo! si dice che la decisione è stata presa senza valide motivazioni, per cui non si tratta più solo di buone usanze politiche, ma anche di legalità del processo decisionale: “L’articolo 46 dello Statuto del TPI dice che un membro del Consiglio dell’ente teatrale può essere esonerato dall’incarico solo in presenza di motivi debitamente argomentati. Nel caso di Sanela Pliško non c’è stata nessuna motivazione e la decisione si riflette necessariamente sulla legalità dell’imminente processo di selezione del sovrintendente”. Možemo! ritiene che le nomine dei dirigenti degli enti pubblici devono essere sgravate dal peso delle alleanze politiche, dal nepotismo e dalla parentopoli. In Slađana Pletikos-Pernar la formazione politica di Dušica Radojčić non trova le credenziali che ne giustificherebbero la nomina, visto che la chiamata in causa non possiede nemmeno le qualifiche formalmente richieste e tantomeno dispone delle qualifiche specifiche, del prestigio, del credito in ambito culturale. Možemo! condanna la pratica della strumentalizzazione delle istituzioni e lo scambio di favori tra gli esponenti di rilievo della maggioranza, punta il dito contro la lottizzazione politica, che consiste nella spartizione concordata di cariche dirigenziali dietro le quinte di concorsi truccati, e invita il sindaco Grbin a motivare le proprie decisioni pubblicamente se vuole che gli artisti nati a Pola e affermati sulle scene nazionali ed europee non restino condannati all’esilio perpetuo, ma tornino a lavorare nella città natale.

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