Pola. Pioggia e prezzi, mercato snobbato

Le condizioni meteo e i costi elevati, specialmente delle primizie di stagione, influiscono sugli affari

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Pola. Pioggia e prezzi, mercato snobbato
In piazza del Popolo anche il viale dei fiori. Foto: DARIA DEGHENGHI

Se vale per le spose il giorno delle nozze, non vale per il mercato nel fine settimana. Anzi, vale l’esatto contrario: mercato bagnato, mercato sfortunato. Ogni minuto di pioggia è un cliente perso. Ogni acquazzone violento un flop delle vendite. Per non dire dei nubifragi, come quello che si è scatenato ieri mattina su Pola e dintorni. Piazza del Popolo ci è rimasta davvero fradicia. E non servono a nulla le folte chiome degli ippocastani contro una pioggia dirotta di proporzioni bibliche: gonfie d’acqua, le fronde cedono e l’acqua viene giù in quantità diluviane. Veruda, almeno, ha la sua tettoia di recente costruzione. È vero, c’è chi si lamenta. Se la pioggia non è perpendicolare ma viene giù in linea obliqua, quelli dell’ultima fila si bagnano. Ma in centro città si bagnano tutti perché non aiutano nemmeno gli ombrelloni.

Comincia la splendida stagione del pomodoro.
Foto: DARIA DEGHENGHI

Insomma, mercato bagnano, mercato sfortunato. Finché c’è solo la minaccia dell’acquazzone, si fa finta di niente, ma con le prime gocce cominciano le imprecazioni: “Dannazione, siamo fritti” dice un ortolano e gli altri gli fanno eco: “Verrà giù che Dio la manda”. E infatti la profezia s’avvera sempre. Chi ha passato una vita a smerciare frutta e ortaggi in piazza del Popolo la sa lunga e non ha bisogno delle previsioni alla televisione né, tantomeno, di quelle sul cellulare, notoriamente poco affidabili. Ad ogni modo, dopo le imprecazioni, a profezia avverata, comincia il fuggi fuggi: chi cerca riparo sotto i portici del mercato coperto, chi nel al bar dietro l’angolo, chi si s’accontenta dell’ombrello e prega il cielo che si ravveda. Contro un’acquazzone di quelli persistenti, tuttavia, c’è poco da fare e molti preferiscono piantare baracca e burattini fino a domani. Ma questo vale per gli ortolani dell’anello polese, non certo per quelli che scendono col furgone dalle località istriane più distanti.
Ciò detto, bisogna ammettere che certi prezzi che noi come acquirenti consideriamo assurdi, non sono poi così difficili a spiegarsi. Tuttavia, siamo clienti e non abbiamo altra scelta che lamentarci. Con quello che costano le primizie di stagione, poi, si comprende benissimo che prima di ogni acquisto chiunque prenda lo stipendio o la pensione minima deve pensarci non due volte ma dieci, e alla fine non ha altra scelta se non rinunciare alla tentazione. Verza, barbabietola, cavolfiore e cavoli cappucci novelli costano la bellezza di quattro euro al chilogrammo e sono trenta delle vecchie kune che in molti ancora rimpiangono. Sissignori, quattro euro al chilogrammo, lo stesso prezzo richiesto per bietole, spinaci, cicoria e altri ortaggi a foglia verde. Gli asparagi sono abbondanti ma carissimi e i prezzi vanno dal 5 a 14 euro con una media di 7 o 10, sempre a seconda della quantità. Caro anche il pomodoro: si va dai 5 agli 8 euro. L’insalataro e il cuore di bue sono quelli che costano meno (“meno” si fa per dire), mentre i ciliegini sono quelli che costano di più. I carciofi si vendono a un euro il pezzo, come i cipollotti e i ravanelli a mazzetto. Molto cara anche la frutta. Le fragole nostrane costano 6 o 7 euro al chilo, un prezzo che fa torcere il naso visto che al supermercato le fragole greche non costano che quattro euro al chilo, tre in offerta, e non sono niente male. Il prezzo dell’uva da tavola è proibitivo: sono 8 euro al chilogrammo e non è un caso che nessuno la vuole. Così vanno gli affari in piazza del Popolo. C’è chi si lamenta della concorrenza spietata dei centri commerciali e chi del costo dell’affitto della bancarella; chi guarda il cielo temendo la pioggia e chi sopporta tutto senza battere ciglio, come fanno i più anziani che hanno già visto tutto guadagnandoci l’imperturbabilità del saggio. Quanto ai clienti, si fugge per vari motivi: oggi per la pioggia, domani per lo stipendio che s’accorcia con l’inflazione ogni giorno che passa.

I cipollotti novelli.
Foto: DARIA DEGHENGHI
Asparagi a peso d’oro.
Foto: DARIA DEGHENGHI
Carciofi a un euro.
Foto: DARIA DEGHENGHI

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