Pola. Piccolo teatro … devastato

Graffiti, lastre rotte, immondizia. Uno spettacolo davvero pietoso. Indispensabili le telecamere

L’”orgoglio” di Veruda immortalato sulle tracce di Roma

In attesa dell’avvio del recupero ambientale dell’area del piccolo teatro romano di Pola ai piedi del Colle Castello con contributi finanziari europei attinti tramite meccanismi ITU per la realizzazione di un progetto che costerà oltre 17 milioni di kune, Pola ha l’onore di ammirare il parco archeologico della vergogna. È l’imbarazzo che scaturisce dall’inciviltà dimostrata da una certa (purtroppo numerosa) categoria di cittadini che non ha pietà per il lauto patrimonio storico-monumentale ereditato dai tempi dell’antica Roma. Inutili gli sforzi immani che il Museo archeologico sta facendo per salvare dai famigerati atti di vandalismo una zona monumentale che sorge adiacente all’edificio dell’istituzione. Parola del direttore Darko Komšo: si spendono sulle 100mila kune all’anno per cancellare da queste antiche pietre una quantità indescrivibile di graffiti che assediano le strutture murarie con foga inesauribile.

Pavimentazione romana divelta nell’Anno Domini 2020

Pavimentazione rovinata
L’ultima scellerataggine risale a quest’estate, quando un grande blocco della pavimentazione centrale del teatro romano è stato frantumato a suon di lancio di massi in pietra. Una strage irreparabile. La lastra, dallo spessore di una quindicina di centimetri, non si può rimettere in sesto per tornare a reggere il passaggio dei visitatori. E dire che aveva resistito incolume per ben due millenni, sopravvivendo alle invasioni barbariche e alla mania medievale di smantellare strutture romane per ricavare blocchi da riutilizzare come volgare materiale edile. L’incontro stampa convocato l’altro giorno per annunciare l’avvio del progetto di valorizzazione dell’area ha trasformato i dipendenti del Museo archeologico in spazzini dediti alla rimozione di ingenti quantità di vetri rotti dalle gradinate monumentali, tentando di rendere incolume la sistemazione ai convenuti. Il quadro della fatiscenza e la pseudo arte del “grafittage” si leggono ad ogni angolo sui poveri resti dell’edificio teatrale, sull’arco romano d’accesso alle gradinate, sulle strutture dei corridoi per dove passavano gli antichi abitanti di Pola.

Anche “Krešo” ci ha messo la sua firma. Rintracciarlo e punirlo non sarebbe una cattiva idea

Salvare il salvabile
Meglio soprassedere in merito alla faccenda del pattume accumulato nei passaggi in salita verso il Castello. Più il Museo spazza e più l’infamia riprende ad abbandonare siringhe conficcate persino nei canaletti tra le pietre di romana fattura, preservativi, contenitori per anfetamine, lattine di birra, cartaccia: spie del lato più oscuro di una società moderna, civile altrettanto quanto i tempi della depravazione e della decadenza nella famigerata Suburra dell’era di Nerone. Salvare il salvabile è una missione sacra per il Museo archeologico, gestore del patrimonio storico polese, che non intende più correre il rischio di rovinare il substrato monumentale a suon di rimuovere le brutture. Un giorno non più tanto lontano arriverà la fine del flagello dei graffiti: l’area monumentale guadagnerà cinque vie di accesso e diverrà parte integrante di un tragitto turistico-culturale che, grazie ai contributi UE, integrerà l’edificio museale archeologico e il Museo storico e navale ubicato al Castello entro un quartiere della storia da visitare.

Nel futuro videosorveglianza
Una grossa novità riguarda la recinzione del Piccolo teatro romano, dove verranno installate telecamere che certamente faranno desistere i malintenzionati da manovre notturne: leggi divertimenti pazzi con lo spray, spaccio e fughe disperate nella tossicodipendenza e approcci ravvicinati di tipo intimo. “Il nostro atteggiamento iniziale – è la modesta giustificazione data da Darko Komšo – era quello di totale apertura nei confronti del pubblico, volenterosi di offrire in tutta libertà questo panorama storico-monumentale ai cittadini, quale parte integrante della vita culturale urbana. Purtroppo però la totale villania ci ha fatto cambiare idea e ci costringerà a chiudere dietro al cancello questo gioiello dal valore inestimabile“.
Inutile recriminare, anzi; il teatro che diventerà palcoscenico all’aperto, dopo fior di investimenti di recupero e riassetto architettonico-ambientale, merita di accogliere visite organizzate solo da parte di coloro che arriveranno per ammirare la storia. Senza bomboletta spray. Con rispetto e riverenza.

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