Pola. Pesce azzurro assente, pesce bianco troppo caro

In Piazza del Popolo il pesce si fa desiderare: quello azzurro perché manca, quello bianco perché costa caro

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Pola. Pesce azzurro assente, pesce bianco troppo caro
Scampi di lusso a 40 euro al chilogrammo

Nulla di nuovo sotto il sole di novembre, piuttosto simile a quello di ottobre, tra l’altro, salvo il passaggio dall’ora legale all’ora solare che la sera ci ruba 60 preziosi minuti di luce naturale rimborsandoci dell’inconveniente all’alba, quando meno ci serve. Nulla di nuovo anche in pescheria tranne l’ormai ovvia constatazione che non c’è più il pesce azzurro. Sardelle, sardoni, scombri, zerri… zero assoluto. Niente. Nulla. Nada. L’Adriatico, mare generoso nei secoli, comincia a fare il tirchio ma lo fa per autodifesa e in questo modo insegna la parsimonia e l’astinenza, qualità morali così poco connaturate al genere umano che l’insegnamento del mare ci pare risulti più che vano.

Dentici di buona pezzatura a 25 euro

La prudenza non è mai troppa

Se ultimamente il pesce azzurro lo peschiamo così di rado, tra un fermo pesca e l’altro, è solo perché ci costringe il netto rifiuto del mare, e neanche questa è una novità. Il pesce azzurro minuto è, per l’appunto, sempre più minuto. Sardelle e sardoni semplicemente non raggiungono la piena maturità neanche lasciando loro tutto il tempo necessario a riprodursi con divieti di cattura ricorrenti. L’Adriatico è in media di un due gradi più caldo rispetto a cinquant’anni fa, mentre il pesce azzurro il suo mare lo preferisce fresco. Le conseguenze sono note e hanno un comune denominatore: si chiama tropicalizzazione del mare e causa l’insediamento di specie tropicali prima assenti ma anche la scomparsa di specie autoctone prima comuni. Quarant’anni fa, per esempio, quella delizia del palato del granchio rosso che si mangiava praticamente tutte le settimane anche nel più modesto dei ristoranti di mare di periferia, oggi è raro come le mosche bianche e anche a trovarlo tra sul menù il dubbio è spontaneo e la diffidenza d’obbligo: ci stanno spacciano dell’altro pesce per “allungarlo”? Insomma, la prudenza non è mai troppa, sempre che non si trasformi in fissazione.

Capesante a 22 euro

Pesce bianco, offerta ricca

Tornando alla nostra offerta ittica in piazza del Popolo bisogna ammettere che, se è vero che manca il pesce azzurro minuto, è anche vero che il pesce bianco non si fa desiderare. Stesso discorso per i molluschi, bivalvi o cefalopodi, merce fresca che si presta a una varietà considerevole di piatti e ricette di mare, tanto per gli antipasti che per i primi e i secondi piazzi, senza trascurare le insalate di mare che vanno bene anche come piatto unico. I prezzi sono un altro paio di maniche. Un amico ha l’abitudine di dire: “C’è di tutto, quello che manca sono gli euro”. Parole sante perché, diciamocelo, è proprio inutile trovare lo scorfano dalla tinta impeccabile e dalla pezzatura giusta se il prezzo al dettaglio è di 45 euro suonati, e lo stesso vale per il pesce San Pietro, pregiato, prelibato, superbo, ma, accidenti, venduto a 40 euro tondi al chilogrammo, alzi la mano chi può permetterselo. No, non se ne vedono tante di mani in giro. Di pesce a 40 euro proibitivi c’è anche lo scampo nostrano, stupendo crostaceo di un rosso vivo e brillante che tende al vermiglio, tanto per cantarne le lodi visto il prezzo che gli attribuiscono. Appena un po sotto c’è la sogliola a 35 euro, il dentice a 25 euro, le cappe sante e i gamberoni a 22, il salmone, i calamari e il polipo a 20, i gamberetti a 15, le vongole a 13, le razze a 10 euro. I prezzi di orate e branzini di allevamento sono tanti quante sono le pezzature ma la media è di 13 o 14 euro. E questo è quanto. La spesa è tanto ricca quanto è spesso il portafoglio. Anche in questo caso, nulla di nuovo sotto il sole.

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