Pola. Nuovi pesci all’Acquario il buono e il… cattivo

Nella vasche della fortezza austroungarica di Verudella hanno trovato casa il velenoso Lagocephalus Sceleratus e il placido Rhinobatos Rhinobatos

Pesce palla argenteo, un veleno ambulante

L’offerta didattico-espositiva dell’Acquario di Verudella diventa sempre più ricca. Le grandi vasche della fortezza austroungarica hanno appena guadagnato due nuovi strani inquilini: uno apparentemente pericoloso ma innocuo, un altro apparentemente innocuo ma pericoloso. La buona prassi del costante acquisto e dell’importazione di ulteriori specie dei mari e laghi di tutto il mondo rende ora visibili al pubblico il Lagocephalus Sceleratus, alias pesce palla argenteo e il Rhinobatos Rhinobatos, nome scientifico per il pesce chitarra. Erra chi crede che si tratti di abitanti dei mari tropicali. Gli sconvolgimenti climatici e i conseguenti spostamenti delle specie acquatiche più caratteristiche delle acque del Mediterraneo del sud possono far emigrare più a nord, e quindi anche nell’Adriatico, esseri insoliti e anche invasivi. Considerando le informazioni date dall’istituzione di Verudella, non guasta mettere in guardia coloro che si occupano di attività ittica nelle acque dell’Istria: se il pesce chitarra dalla fisionomia che ricorda lo squalo è classificabile come bonaccione e non ha ancora fatto esagerata comparsa nei mari più settentrionali, con il pesce palla Sceleratus, non si scherza.

Pesce chitarra, il bonaccione

Specialità pericolosa

La biologa Žana Moslavac spiega la faccenda senza esagerazioni di sorta. Chi è pescatore di professione o appassionato d pesca e ama farsi scorpacciate con tutto quello che dona il mare, dovrebbe aprire bene gli occhi per memorizzare questa fattispecie di pesce palla, che negli ultimi anni starebbe ben moltiplicandosi nel Mediterraneo e che viene già annoverato fra le peggiori specie invasive di questo mare con relativi impatti, squilibri sull’ecosistema e sul settore della pesca. Il pericolo per l’uomo è di natura… gastronomica: è un pesce ben dotato e imbottito di tetradossina, sostanza 1.200 volte più velenosa del cianuro, che provoca paralisi nervosa e respiratoria, nonché problemi al sistema cardiocircolatorio. Fonti massmediatiche indicano che vi sono stati casi di intossicazioni mortali (a poche ore dal consumo), in Egitto e in Israele. La tossina killer per la quale non esiste antidoto, è presente nel fegato, nella pelle e negli organi riproduttivi dell’animale ed è resistente alla cottura.. Solo degli chef altamente specializzati del Giappone e della Corea li propongono come specialità nei menù dei ristoranti. Questa specie aliena che si gonfia dabbene in caso di pericolo, avrebbe fatto irruzione dall’Oceano Indiano fino al Mare Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e finora si è spinta fino a Ragusa e a Sebenico.
Rappresenta un danno pure per la fauna, perché è vorace predatrice in grado di inghiottire il palangaro con tutti gli ami e i pesci già appigliati. Consiglio al pubblico: osservare bene il mostriciattolo che nuota nelle vasche di Pola, per rigettarlo in mare se mai dovesse finire in rete.
Presenza pacifica
Temere errori di cottura nel caso del pesce chitarra, invece, non è il caso. E l’esperimento compiuto dai biologi di Pola è quello di averlo introdotto nella medesima vasca dello Sceleratus. Non sarà amicizia, ma è convivenza pacifica. Almeno per ora… Il nostro pesce chitarra, chiamato anche pesce violino, è lungo un buon metro ed è un bel rappresentante di una specie presente in tutto il Mediterraneo, anche se più comune nel bacino meridionale, e sulle coste africane dell’Atlantico fino alla zona equatoriale e a nord fino al Golfo di Biscaglia. Vive abitualmente in acque poco profonde, non oltre i 100 metri, su fondali sabbiosi o melmosi, anche molto vicino a riva. La sua massima sfortuna è quella di essere un ingrediente per la preparazione del kebab, specialità turca.

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