Siamo alle solite. Chi paga si lamenta dei prezzi che ritiene elevati e chi vende si lamenta delle lamentele sui prezzi che reputa fin troppo bassi. Così chi in piazza del Popolo osa esclamare: “Ma quanto ci costano, questi fichi, per quanto belli e buoni siano!”, immediatamente gli viene servita la risposta scontata per le rime: “Ma quanto mi costano l’acqua per innaffiare l’orto e la fatica a lavorare la terra?”. È così di giorno in giorno, tutta l’estate. Ognuno ha ragione di dire la sua, tanto poi la questione si riduce a una serie di scelte o, piuttosto, di condizionamenti. Si compra solo quello che ci si può permettere e si semina solo quello che si può vendere. Certo che, il fico nero (in realtà è più viola che nero) è un frutto della massima squisitezza alla prova del palato (che non mente). Ma da qui a pagarlo dieci euro al chilo ce ne vuole, anche perché vi è della malvasia dolcissima a 4 euro che supera altrettanto bene ogni test dell’assaggio. E ci sono tante altre vie di mezzo: il moscato a 6 euro e l’anguria a un euro o 1,50. A proposito di anguria. C’è questa differenza di mezzo euro al chilo nel prezzo che ha una spiegazione se si ha la pazienza di ascoltare. Le angurie da uno e cinquanta sono state piantate prima, hanno fatto più “bagni” di sole e sono decisamente più dolci delle altre, che vanno bene per chi la frutta la preferisce meno dolce. Non per fare gli schizzinosi, ma ci sembra impossibile che qualcuno preferisca l’anguria meno dolce a quella dolce al massimo grado, ma siamo costretti a prendere per buona la spiegazione, anche perché, è possibile che tra i clienti vi sia, mettiamo, un diabetico, che giustamente teme lo zucchero ma ama l’anguria, ed ecco che il compromesso è raggiunto.
Settembre è il mese dei fichi, dell’uva, delle prugne, delle prime mele e i prezzi sono quelli che sono. I peperoni costano un euro e mezzo, le patate e la cipolla due euro tondi, con qualche eccezione (la cipolla rossa è sempre lievemente più cara), le zucchine e i cetrioli si trovano in vendita a tre euro, mentre delle melanzane quest’anno non s’è vista nemmeno l’ombra. Le pannocchie di granturco da bollire costano 4 euro, come la lattuga e le bietole, mentre il finocchio viene 7 al chilogrammo. I funghi porcini sono in vendita a 5 e 7 euro al “misurino”, che in teoria basta a condire qualche piatto di tagliatelle (ma non troppi). Insomma, c’è da spendere… Il pomodoro, essendo le varietà praticamente infinite, presenta un ventaglio di prezzi molto ampio: si va dai due o tre euro per le varietà da insalata, le più comuni, e il pomodoro dalla forma affusolata e dalla polpa soda per pelati e passate, ai vari datterini e ciliegini e compagnia bella, che costano tra i 4 i 6 euro, come capita. In realtà dipende anche da bancarella a bancarella. C’è chi preferisce vendere meno a costi più elevati e chi invece ama disfarsi della merce prima che vada a male e ridurre i prezzi in tempo. Oltre l’anguria, le bancarelle della frutta esibiscono anche kiwi e pere a 4 euro al chilogrammo, mele a 2 euro, pesche e nettarine a 3 e 4 euro al chilo. Sono le ultime: conviene togliersi la voglia perché poi non le rivedremo più per un altro anno.

Foto: DARIA DEGHENGHI

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