Maturità di Stato, il primo passo verso la maturità effettiva. La strada è lunga, ma intanto il viaggio è incominciato. Appostati davanti l’ingresso alla SMSI Dante Alighieri di Pola abbiamo atteso i reduci dello scritto di lingua italiana per tastare il polso della generazione 2024\2025 che ha avuto con l’insegnante Luana Moscarda un’ottima guida. Ecco le loro impressioni a caldo. Uno spiritoso e ameno Eduardo Hukić ci ha detto che l’esame è stato facile, che i temi centrali erano un passo di Dante, alcuni versi di Leopardi e altro che sul momento non ricordava più, che da grande non vorrebbe né studiare né lavorare, ma essere ricco, ma che alla fine sarà costretto a continuare gli studi, forse alla Facoltà di informatica.

Foto: Daria Deghenghi
Giulia Anzolin è convinta che è andata bene: “Ho trovato l’esame medio per difficoltà. Comunque molte cose le avevamo studiate in classe, quindi mi sentivo in parte già preparata. La maggior parte delle domande era relativa alla letteratura, mentre le domande finali riguardavano fatti sociali, culturali e d’attualità, per esempio, come gli studenti universitari affrontano lo studio. Dopo il liceo vorrei studiare psicologia in Italia”.

Foto: Daria Deghenghi
Anche Nina Sirotić afferma che è andata bene: “Ho trovato l’esame più semplice rispetto alle prove che ho fatto con i temi degli anni precedenti. Le indicazioni della prof. Luana Moscarda sono state molto utili e accurate, infatti ci aveva suggerito di prestare attenzione a Dante Alighieri, perché era quasi scontato che ci fosse e infatti c’è stato. Devo dire che sono felice che non è stata data molta attenzione alla letteratura della comunità italiana, che in verità conosciamo poco, quindi abbiamo avuto fortuna. In conclusione, direi che l’esame è stato molto intuitivo, che non era neanche necessario studiare al massimo, a patto di aver studiato bene i quattro anni. Insomma, bastava ripetere quello che abbiamo appreso in passato. Da grande vorrei fare la psicologa”, ha concluso Nina. Contento anche Leonardo Kodnik: “Per me è andata bene, anzi pensavo che sarebbe stata più dura, anche perché ho lavorato tutta la settimana e ho avuto poco tempo per studiare. Ho avuto fortuna perché sono uscite domande inerenti a Dante e a Leopardi: il canto XXVI di Ulisse e il Passero solitario, che conosciamo bene, e poi il problema del declino della carta stampata e della comprensione del testo. Infatti si legge poco e anch’io confesso che non leggo. Francamente non so ancora che cosa vorrei fare da grande, forse il lavoro del padre”.

Foto: Daria Deghenghi
Anche Erik Rossanda, tre volte campione nazionale in lingua e letteratura italiana (le competizioni indette ogni anno dal Ministero della Scienza, dell’istruzione e dei giovani) pensa che l’esame sia stato facile: “I temi spaziavano dal canto XXVI dell’Inferno al capitolo dodicesimo degli Indifferenti di Alberto Moravia per finire col Passero solitario di Leopardi. Ma sì, è andata bene, sono le classiche interpretazioni della poesia, le figure retoriche, insomma, le solite cose”. Capito? Le solite cose.
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