Pola, l’Ospedale nell’occhio del ciclone

Kekin e Možemo! Invettiva sul modello sanitario ministeriale e sulle liste d’attesa al nosocmio polese

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Pola, l’Ospedale nell’occhio del ciclone
Ivana Kekin alla conferenza stampa. Foto Srecko Niketic/PIXSELL

Se il ministro Irena Hrstić non ha risolto le liste d’attesa nell’ospedale che gestiva, come potrebbe risolverle in tutta la Croazia? A porsi questa domanda è la parlamentare di Možemo!, Ivana Kekin che oggi, 8 giugno, da Pola ha voluto lanciare un avvertimento, nell’ambito della campagna per la tutela della salute “Sanità pubblica SÌ, Medikol NO!”. Ancora una volta l’attenzione si è diretta sulle liste d’attesa estremamente lunghe all’Ospedale di Pola, istituzione che l’attuale ministro della Sanità, Irena Hrstić, ha guidato dal 2013 al 2024.

Numeri preoccupanti
“In questo ospedale si attendono 542 giorni per una visita cardiologica, 530 giorni per un’ecografia addominale e 459 giorni per un’ecografia al seno. Questi non sono solo numeri. Sono persone che aspettano per mesi e anni una diagnosi, un trattamento o la conferma che tutto sia a posto”, ha dichiarato Kekin. “Tale è la condizione del comparto che il ministro ha guidato come direttrice e che oggi guida come ministro”. Da qui il diritto di porre la domanda di cui sopra. Kekin ha criticato anche il modello annunciato per accorciare le liste d’attesa, secondo il quale dovrebbe essere lo specialista a stabilire il termine entro cui il paziente deve effettuare l’esame. “Sembra buono, ma non è chiaro come verrà attuato. La causa principale del problema non si trova nelle tabelle e tra regolamenti, bensì in una medicina territoriale devastata”, ha affermato. Le liste d’attesa, stando alla medesima, non partirebbero negli ospedali, ma molto prima, nel sistema della medicina di famiglia che è stato trascurato per anni e dove la metà dei medici non ha completato la specializzazione, poiché lasciati a sé stessi privi di sufficiente sostegno, mentori e prospettive.

Problema… ridistribuito
Il ministro starebbe marciando in direzione opposta con un modello che centralizzerebbe ulteriormente il sistema, poiché il medico di famiglia non prenderà decisioni cliniche, ma continuerà a servire principalmente per rilasciare l’impegnativa. Ivana Kekin ha inoltre avvertito che il piano del ministero è matematicamente insostenibile. Vedi l’esempio: “A Pola una persona aspetta 542 giorni affinché il cardiologo valuti se ha bisogno di un ulteriore esame entro 14 giorni. È assurdo. E poi, se lo specialista scrive che il paziente deve eseguire l’esame entro 14 giorni, ma l’attesa per quell’esame dura un altro anno, da dove salterà fuori l’appuntamento? Chi verrà rimosso dalla lista? Chi deciderà che qualcun altro deve aspettare più a lungo? Se non avete aumentato il numero di medici, il numero di infermieri, il numero di apparecchiature e il numero di appuntamenti, allora non avete risolto il problema. Lo avete solo ridistribuito”. L’altra grande causa delle liste d’attesa risiede, secondo la deputata, nella gestione degli ospedali croati, dove troppo spesso si farebbe carriera in base a criteri politici e non professionali, nessuno risponde della lunghezza delle liste d’attesa, dell’efficienza dei reparti o dei risultati del lavoro. Allo stesso tempo, una parte delle persone che gestiscono il settore sanitario trae profitto, direttamente o indirettamente, dal comparto privato e dalle liste d’attesa che spingono i cittadini verso i poliambulatori privati”. Vi è la convinzione che le liste d’attesa spariranno soltanto con una migliore gestione degli ospedali, il rafforzamento della medicina territoriale e devolvendo il denaro alla sanità pubblica e non a favore dei profitti privati. “I cittadini dell’Istria hanno bisogno di un sistema che risolva le cause dell’attesa, e non che si limiti a disporre le persone in coda in modo diverso”, ha concluso.

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