Piazza del Popolo è lievemente sotto tono, ma siamo in dicembre, e l’atmosfera sonnolenta è quasi d’obbligo. Non che faccia freddo, per carità. È appena passata la settimana della bora e siamo nuovamente ripiombati nel periodo dei venti caldi di meridione. Scirocco, ostro e libeccio, a turni, come capita, ma è soprattutto lo scirocco il vento di casa. Così di punto in bianco abbiamo smesso i cappotti di lana e indossato giacche meno pesanti, impermeabili e trench. E di punto in bianco ricominciano i discorsi sul clima che cambia: non ci sono più le mezze stagioni (o ci sono solo le mezze stagioni), l’estate dura fino a Natale, la bora è in via d’estinzione, o diluvia o c’è solo la siccità, la terra non gela, le verdure d’estate crescono anche in inverno. Insomma… Non è mica vero. Il pomodoro in inverno ce lo sogniamo. In compenso però la stagione del peperone corno rosso dura che è un piacere. Si trova ancora sulle bancarelle, e siamo ancora in tempo per farlo arrostire, spellare e gustare subito oppure preparare in conserva sottolio, sottaceto o in salsa per i giorni di magra.

Dicembre in piazza del Popolo è la brutta copia di settembre, con meno ore di luce. Mancano solo le castagne e i fichi, ma per il resto c’è ancora dell’uva da tavola, le melagrane, i cachi e le migliori qualità di mele. Le bancarelle sembrano la tavolozza di Gauguin: giallo limone, oro, ocra, arancione, rosso, cremisi, marrone, vinaccia, e chi più ne ha più ne metta, perché bastano gli agrumi ad accendere i colori, ma poi si aggiungono al coro cromatico le zucche, la cipolla rossa, i cachi, le melagrane, l’uva, la barbabietola, i peperoni, il radicchio rosso, i fagioli borlotti ormai secchi. Un tripudio di colori caldi mitigati solo dagli ortaggi a foglia verde e dai cavoli, che comunque ispirano a imbandire la tavola di sole pietanze vegetali. È proprio bella piazza del Popolo sul finire dell’autunno. Sonnecchia, è vero, ma è sempre bella. Di brutto c’è solo l’inconveniente dei rovesci improvvisi, quelli che vanno e vengono di ora in ora. Chi vende è sempre in allerta e deve poter ritirare tutta la merce nel giro di pochi attimi.

I prezzi, anche per questo motivo, sono piuttosto elevati. Vediamo qualche esempio. Tra la cipolla gialla e quella rossa ci sono ben due euro di differenza se non tre, e sono tanti. La prima costa due o tre euro euro, l’altra cinque. Poi c’è una vasta gamma di ortaggi di stagione. Il cavolo cappuccio costa un euro, il cavolfiore e le patate due euro, verza, spinaci, bietole e barbabietola tre, la patata dolce, i broccoli, il cavolo romano e il cavolo nero 4 euro, indivia e lattuga 3 o 4 euro, mentre il radicchio rosso è in vendita a prezzi che vanno da 5 a 8 euro, con punte di 10. In vendita, come sempre, le varietà Verona, Treviso e rosso tondo, i più gettonati della famiglia.

Le zucche sono vendute a tranci o a cubetti, generalmente a 2 o 3 euro al chilogrammo, il finocchio costa 7 euro, i fagioli secchi di due specie (borlotti e Spagna) si trovano in vendita a 6 euro il chilogrammo oppure a 4 euro il mezzo chilo, esattamente come farro, orzo perlato e ceci. L’aglio istriano si trova in commercio al bulbo oppure a treccia. Nel primo caso costa due euro, nell’altro dieci. Ad avere le condizioni adatte a conservalo per tutto l’inverno, conviene prendere la treccia, ma con questo tempo umido e caldo siamo messi male: per mantenerlo a lungo è necessario un luogo fresco, buio, asciutto e ventilato, ma ormai queste condizioni non si trovano più né in cantina né in garage, e tantomeno in casa.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.










































