Pola. La sorgente del Ninfeo spiegata in tre lingue

Un pannello informativo è stato allestito a ridosso dell’antica fonte d’acqua che un tempo aveva un flusso di 40 litri al seconcdo

Il pannello infromativo di Natura Histrica

Senz’altro un bel gesto, che certamente aiuterà a conoscere meglio la lunga e ricca storia della città di Pola, quello dell’Ente pubblico Natura Histrica, che nei giorni scorsi ha sistemato un pannello informativo trilingue (croato, italiano e inglese) sulla recinzione tra il parco Tito e la sorgente del Ninfeo, che si trova in piazzale Carolina. Lo stesso illustra le particolarità appunto della fonte d’acqua polese, tra le quali un proteo, anfibio cavernicolo rinvenuto appena nel 2008. La sorgente del Ninfeo dunque si trova a metà strada tra l’Anfiteatro romano e il mare, ossia la Riva. Sino al 1985 l’acqua serviva per l’approvvigionamento idrico della popolazione e per tutte le altre attività all’interno e nelle vicinanze dell’Arena. Al giorno d’oggi invece l’acqua è destinata a irrigare i parchi cittadini e le aree verdi. Al tempo, stando agli scritti antichi, il flusso d’acqua era di circa 40 litri al secondo, adesso è di circa 14,7 l/s. La sorgente ha preso il nome dal tempio delle ninfe “Nymphaeum”, che si trovava nelle vicinanze e gli antichi romani la chiamavano “Fons Nymphae” – la sorgente delle ninfe.

Piazzale Carolina

Proseguendo, il pannello informativo indica che la fauna sotterranea della fonte è stata studiata nel 2008, e si ritiene che sia apparsa in seguito alla copertura della stessa fonte, quando si sono create le condizioni ambientali simili a una vera grotta. Per la precisione, è scomparsa la luce diurna ed è prevalsa l’oscurità. Ciò ha fatto sì che a trovare il proprio habitat naturale nella sorgente è stato il proteo (Proteus anguinus), scoperto da Eduard Kletečki, del Museo nazionale di scienze naturali di Zagabria. Quest’animale cavernicolo dell’ordine degli Urodeli, è l’unico vero anfibio europeo che è riuscito ad adattare la propria vita al sottosuolo e al buio completo. Tra le particolarità di questo luogo di ritrovamento, il fatto che si trova nella punto più basso di tutte le altre 70 località, dal Carso italiano sino alla Lika e la Dalmazia, dove vive il proteo. Il quale per muoversi si serve del campo magnetico terrestre, dei recettori di onde elettromagnetiche, nonché del tatto, dell’olfatto e dell’udito. Il proteo, che si nutre di gamberetti, animali vermiformi, larve di insetti e molluschi, raggiunge la maturità sessuale verso i 15 anni di vita, e si presume possa vivere sino ai 100 anni.

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