Pola. La Facoltà di Filosofia deve fare le valigie

L’edificio di stile secessionista, classe 1907, è in uno stato preoccupante. Pare che gli interventi di recupero compiuti in passato abbiano danneggiato la struttura muraria

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Pola. La Facoltà di Filosofia deve fare le valigie

Alla vigilia dell’Anno accademico 2021/2022, quello che ci vuole è una chiamata d’emergenza per soccorso. Rilanciare il Mayday per un intervento immediato è il minimo indispensabile nel caso del più bell’esempio di edificio di stile secessionista di cui Pola si può far vanto. A dire il vero, la città dovrebbe arrossire d’imbarazzo, perché la situazione sta letteralmente precipitando, come i pezzi che si staccano dalla facciata, e, un brutto giorno, si rischia di dare sfoggio di ruderi. Il problema della manutenzione dell’architettura, classe 1907, viene affrontato con soluzioni parziali e rimedi di fortuna ormai da decenni, interventi di recupero azzardato compiuti a suo tempo sembrano avere peggiorato le condizioni della struttura muraria, e, ora con gli studenti presto alle porte, l’Università “Juraj Dobrila”, sta mettendo in campo tutte le proprie energie e la buona volontà per salvare il salvabile. Il piano strategico è il seguente: trasferire alcune aule della Facoltà di Scienze della formazione (qui incluso il Dipartimento italiano) ai piani alti e, d’altra parte mantenere funzionanti gli ambienti ancora agibili per i corsi di laurea della Facoltà di Filosofia, ivi inclusa la Sezione di italianistica e il suo corso di lingua e letteratura italiana. Sta di fatto che, mentre le ambizioni e i programmi universitari aumentano a vista d’occhio, proponendo alle nuove matricole l’imbarazzo della scelta entro un’offerta formativa sempre più ricca, gli spazi non sono più quelli di sempre, ma stanno subendo una riduzione inversamente proporzionale, a causa dell’usura e dell’anzianità del bell’edificio.

 

Aula Magna, quale destino?

Le ultime analisi e perizie statiche degli ambienti hanno appena dato come risultato una sentenza terribile: la Facoltà di Filosofia non potrà fruire di tutte le sue aule e dovrà cercare riparo, leggi sistemazione provvisoria dal primo vicino di casa: la Facoltà di Economia e Turismo, che di determinati problemi logistici (non di certo così gravi), soffre per conto proprio. Ignoto per ora il destino della splendida, storica Aula Magna, che abbisogna di una visita sistematica per appurarne le condizioni di benessere… Non è chiaro se il nastro che la chiude dall’esterno sia già un monito da off limits.

Dalle impalcature non ci si salva

Tetto ricostruito malamente

Il guaio più grosso mai capitato all’edificio – le cui mura possono narrare la storia ultrasecolare della scuola magistrale, che ha fornito generazioni e generazioni di maestri a tutte le istituzioni scolastiche di Pola e dell’Istria – è quello generato dalla ristrutturazione del tetto. Ricostruito nel 2004 talmente male, ha fatto imbarcare ettolitri di acqua piovana alle strutture murarie. L’edificio che prepara i maestri, gli insegnanti e i professori del futuro fa acqua da tutte le parti. Gli accorigenti terapeutici applicati al soffitto, vedi rattoppi in legno e compensato, sono spia di un male apparentemente nascosto, che rode di dentro solai e pareti.

Su per il Colle San Michele sta nascendo smagliante il nuovo Campus universitario. L’ex Ospedale di Marina, che ha avuto la fortuna di essere sottoposto a recuperi capillari e costanti, scoppia di salute, ma dovrà attendere fino alle calende greche il previsto adattamento in funzione degli ambienti universitari. D’altra parte, se alla Facoltà di Filosofia si vede di buon grado un trasferimento in ambienti più nuovi, consoni e di facile manutenzione, alla Facoltà di Scienze della formazione permane vivo il legame affettivo all’ambiente e alla tradizione pedagogica. Da qui non si esce. D’altra parte, abbandonare un architettura al suo destino di paziente irrecuperabile, sarebbe sacrilego.

Tetto da demolire, soffitti da rattoppare

Serve un recupero generale

Perché la faccenda di un recupero lege artis della vecchia “Accademia pedagogica” (fondata esattamente 60 anni or sono), risulta essere così improponibile e irrealizzabile? Per cercare risposta, ci si rivolge alla preside della Facoltà di Scienze della formazione, Iva Blažević, che ha eletto la salvezza della “scuola per maestri” a proprio cavallo di battaglia. Una battaglia che per colpa di tutta una serie di contingenze reali, non riesce a condurre verso la speranza di vittoria. “Inutile eseguire tutta una serie di interventi” ci dice e spiega che “il problema parte dal tetto. Noi siamo riusciti a mettere in ordine le nostre aule e per ora non avremo difficoltà a tenere le lezioni normalmente. Per gli interventi che riguardano l’edificio e i suoi ambienti, per tutte quelle decorazioni e rilievi di cui è adorno serve delicatezza. Serve un recupero generale e di sana pianta, che necessita del nullaosta della Sovrintendenza al patrimonio storico-culturale e impone costi di esecuzione elevatissimi. L’edificio era stato esaminato dall’esperta del campo Nataša Nefat, dai docenti specializzati in materia della Facoltà di Architettura di Zagabria. Abbiamo quindi voluto partire con l’elaborazione della documentazione necessaria per candidare un progetto di ristrutturazione per l’ottenimento di ingenti sostegni finanziari che l’Università da sola non è certo in grado di assicurare. Ci siamo annunciati al concorso del Ministero della Cultura, ma non abbiamo ottenuto il supporto necessario alla stesura dei documenti progettistici. Ci siamo, poi, rivolti alla Regione e alla Città e attendiamo risposta”.

Poche speranze per il futuro

E Ricorrere ad una candidatura europea?, chiediamo. “Per poterci annunciare, serve superare il primo scoglio: l’intera documentazione progettistica che ancora attende la propria stesura…”, conclude la rettrice che purtroppo non apre troppe speranze per la nostra illustre bellezza stile Liberty, firmata dall’architetto Rodolfo Barri. Non almeno nel prossimo futuro. Un invito all’autogoverno locale a muoversi a proposito, sarebbe quanto mai auspicabile.

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