Pola. La dipendenza da alcol si può sconfiggere

«I maschi bevono più delle donne. Mentre ai primi piace farlo in compagnia, le seconde preferiscono non essere viste», spiega Snježana Černe a capo dell'associazione «Stvaranje», che si occupa del recupero degli alcolisti

L’alcolismo, come pure la tossicodipendenza e il gioco d’azzardo purtroppo rientrano tra le piaghe più gravi della società odierna. Nell’ambito di questa vasta problematica abbiamo voluto analizzare appunto la dipendenza dall’alcol, una malattia mentale definita anche (da dottori esperti) ‘un carcinoma dello spirito’. A Pola sono due i centri che offrono il proprio aiuto agli alcolisti, il Club “Stvaranje” nel rione di Grega (al civico 44 di via Mutila), e il Club degli alcolisti anonimi di Pola (ubicato al civico 14 di via della Fraternità ragusea). Ne abbiamo parlato con Ružica Peteh, a capo di quest’ultima associazione, nonché con Snježana Černe, che assieme a Ivana Sokolov gestisce lo “Stvaranje”.

 

Riabilitazione e reintegrazione
“L’alcolismo è una malattia psichica, ossia una dipendenza molto difficile da curare”, ha puntualizzato la Peteh, che ha lavorato per 22 anni nel Reparto psichiatria dell’Ospedale cittadino di Pola, e dopo il pensionamento negli ultimi tre anni è a capo del Club degli alcolisti anonimi di Pola, formato nel lontano 1966. “Nel concreto – ha aggiunto – il nostro programma comprende il recupero, ossia la terapia degli alcolisti dopo il ricovero ospedaliero nel Centro clinico ospedaliero ‘Sestre milosrdnice’ a Zagabria oppure nell’Ospedale cittadino polese. Solitamente la cura, su proposta dei medici, da noi dura 5 anni. Nel Club si svolgono la riabilitazione e la risocializzazione dei soci e delle loro famiglie, che in questi processi sono di fondamentale importanza. È neccessario infatti contribuire al mantenimento dell’astinenza degli alcolisti, il che porta a un completo cambiamento dello stile di vita da entrambe le parti. Per di più nelle sessioni, alle quali prendono parte una dozzina di assistiti, si cerca di migliorare i rapporti, nel frattempo incrinati a causa del consumo d’alcol, tra i dipendenti e i familiari”, ha puntualizzato la Peteh, la quale infine ritiene che l’alcolismo
sia una malattia incurabile.

Snježana Černe, dell’associazione “Stvaranje”

La mancanza di fiducia
Stando alla Peteh, da quando è a capo della Alcolisti anonimi, soltanto una persona ha desistito dal programma di riabilitazione, ritornando nuovamente a consumare alcolici. “Il nostro programma si basa sui colloqui collettivi – ha proseguito la Peteh –, nel corso dei quali vengono trattati diversi temi, relativi in primo luogo alla conoscenza della propria malattia e alle gravi conseguenze che questa può portare. Inoltre, ci sono degli scambi di esperienze che sono molto importanti. Per fare un esempio, un nostro socio 80.enne, astinente da 43 anni, viene regolarmente alle nostre sessioni e rappresenta contemporaneamente un vanto per noi e un esempio per gli altri assistiti. I motivi che portano all’alcolismo? La mancanza di fiducia in sé stessi, i problemi familiari e sociali, l’eredità genetica… L’alcolismo è sempre più comune tra il sesso maschile rispetto a quello femminile. I primi preferiscono bere in compagnia, le seconde invece consumano l’alcol da sole senza voler essere viste dagli altri. A parte il fatto che il Club a causa dell’emergenza dovuta al coronavirus è rimasto chiuso per oltre due mesi, la grave situazione non si è ripercossa sugli assistiti, ossia nessuno ha avuto ricadute. Nel periodo in questione eravamo costantemente in contatto telefonico con gli assistiti nonché con le loro famiglie. La qualità di questo Club, sostenuto dalla Città di Pola e dalla Regione istriana, è rappresentata dall’aiuto reciproco e dal legame delle singole famiglie, che hanno un’enorme empatia. Tra l’altro organizziamo gite e incontri con gli altri Club di alcolisti”, ha concluso la Peteh.

I fattori principali
“Al giorno d’oggi bevono in molti, però non direi che sono tutti degli alcolizzati”, continua Snježana Černe, impiegata nel settore sanitario da 36 anni, gli ultimi 11 dei quali nel Reparto di psichiatria dell’Ospedale polese. Assieme all’assistente sociale Ivana Sokolov, come succitato, guida le sedute di psicoterapia nello “Stvaranje”. “Occorre innanzitutto porsi dei quesiti su 6 principali fattori. Il più importante è quello relativo al desiderio di consumare alcolici, seguito dal mancato autocontrollo. Non meno importante è l’aumento della tolleranza all’alcol, ossia la persona con il tempo abitua il corpo a queste sostanze e la mente ne cerca sempre di più. Gli altri elementi sono rappresentati dallo sviluppo della crisi d’astinenza, dalla trascuratezza emotiva, nonché nel continuare a consumare alcolici nonostante si sia consci della nocività e delle conseguenze. Una persona può essere definita alcolizzata se s’identifica in almeno tre di questi fattori. Secondo me l’alcolismo è una malattia curabile, però da tenere sempre sotto controllo. È una malattia sociale, mentale e fisica”, è stata eloquente la Černe.

Ružica Peteh, a capo del Club alcolisti anonimi

Giovani donne in aumento
La Černe ha fatto anche l’identikit degli alcolisti. Il maggior numero di costoro è di sesso maschile, in prevalenza dell’età tra i 50 e i 60 anni, però si osserva un aumento di numero delle giovani donne, che sempre più bevono in compagnia. “Siamo in ottimi rapporti con la Croce rossa polese – ha continuato –, ovviamente con l’Ospedale cittadino, con la Polizia con la quale promuoviamo delle azioni educative, con le scuole… Inoltre godiamo del sostegno finanziario della Città di Pola e della Regione istriana. L’effetto dell’epidemia di coronavirus? Il Club è rimasto chiuso per circa due mesi, però eravamo sempre in contatto telefonico con i nostri soci, in tutto 25. Inutile dire che per loro la crisi era ancora più difficile senza un aiuto dall’esterno, per cui correvano il rischio di avere una ricaduta. Due soci in un primo momento hanno desistito, però poi sono ritornati alle sedute. Voglio ribadire infine che senza l’aiuto dei nostri Club non si può uscire dal tunnel dell’alcol”, ha concluso la Černe.

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