Pola. La bora mette sottosopra il Cimitero della Marina

Il forte vento dei giorni scorsi ha divelto diverse decine di cipressi e conifere

Cipressi centenari sradicati ed estirpati. Foto Dusko Marusic/PIXSELL

Non bastava il flagello (globale) del coronavirus contro i vivi: alla sciagura che travolge il mondo si è aggiunto in questi giorni anche il flagello (locale) della bora contro i morti. Le immagini che pubblichiamo sono state scattate nel Cimitero della Marina da Guerra austriaca tra Stoia e San Policarpo. La bora deve avere picchiato duro nelle notti che hanno preceduto queste bellissime giornate di sole e di calore ormai definitivamente primaverili. Alberi centenari sono stati letteralmente sradicati e divelti, scaraventati contro i sepolcri che hanno finito per inclinarsi o addirittura spezzarsi e frantumarsi.

La croce ha resistito alle raffiche.Foto Dusko Marusic/PIXSELL

Erano sepolcri già sottoposti alla dura prova del tempo e delle intemperie. Il cimitero austro-ungarico di Stoia non è più in uso dalla fine della Seconda guerra mondiale, e la stragrande maggioranza delle inumazioni risale piuttosto alla prima che alla seconda guerra mondiale.

Foto Dusko Marusic/PIXSELL

Al suo interno di secolare non ci sono soltanto le tombe, ma anche il patrimonio arboreo, che di anno in anno subisce importanti perdite. A suo tempo c’era stata l’infestazione da larve tropicali che si erano succhiate la linfa delle palme, fino a farle morire una dietro all’altra. Oggi una bora selvaggia ha condannato a una brutta fine decine di cipressi e conifere, ma anche alberi a foglia caduca. Una strage di vegetali che si sono abbattuti sulle tombe perlopiù abbandonate dei soldati austriaci, italiani, croati, sloveni, ungheresi, tedeschi. In circostanze normali, le operazioni di pulizia e giardinaggio non avrebbero tardato. Ma ora, con la pandemia che infuria, le priorità sono altre.

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