Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica. E fra non molto il peso complessivo supererà quello dei pesci. Entro il 2050, per la precisione, secondo il rapporto di The New Plastics Economy, stando al quale sono ormai 5 trilioni i frammenti di plastiche e microplastiche con diametro inferiore ai 5 millimetri che galleggiano nei mari del Pianeta. Un problema enorme sia per gli ecosistemi marini che per la salute umana, visto anche che piccole particelle di plastica, ingerite dai pesci, sono ormai entrate a far parte della catena alimentare e, quindi, nel nostro organismo. Urgono dunque interventi decisi e immediati, come quelli promossi, ad esempio, dall’Unione europea nell’ambito del programma Orizzonte e che già stanno contribuendo a ripulire gli ecosistemi acquatici, spianando la strada alla prosperità degli oceani e dei mari. Prosperità cui tutti possono contribuire.
Nel suo piccolo lo ha fatto anche l’Università di Scienze applicate di Pola, i cui studenti hanno progettato e creato il prototipo di un robot marino o meglio un drone marino “spazzino” in grado di raccogliere – durante la navigazione – i rifiuti plastici più piccoli (anche invisibili a occhio nudo) recuperandoli grazie a una membrana sottilissima con porosità da 100 micron. Il prototipo – simpaticamente ribattezzato Jadranko (Adriatico) – è stato presentato in anteprima alla stampa nella mattinata di oggi, martedì 21 gennaio, presso la Fabbrica cementi Calucem di Pola, uno dei due finanziatori del progetto assieme alla dignanese Infobip. Maggiori dettagli sull’iniziativa sono stati svelati da Daglas Koraca, rettore dell’Università di Scienze applicate e da Vedrana Špada, capo progetto.

L’impegno dei ragazzi
“Abbiamo dimostrato che dalla collaborazione tra comunità scientifica e industria possono nascere innovazioni utili e interessanti per l’intera collettività”, ha detto Koraca, ricordando poi che Jadranko è il risultato del lavoro degli studenti e degli esperti dell’Università di Scienze applicate. “Jadranko – ha aggiunto il rettore – è il frutto dell’impegno e della dedizione dei nostri ragazzi, capaci di sviluppare uno strumento che potrà contribuire alla risoluzione di un problema globale come la massiccia presenza delle microplastiche nei mari dell’intero Pianeta”. Koraca ha quindi tenuto a ringraziare Patrik, Luka, Lucija, Domagoj, Emil ed Ener, ovvero i ragazzi che hanno contribuito allo sviluppo del robot marino.
“Come azienda presente in città da oltre un secolo, siamo ben consapevoli della nostra responsabilità nei confronti della comunità locale. Siamo un’azienda responsabile e in quanto tale puntiamo a sostenere qualsiasi progetto di promozione dell’istruzione, di tutela dell’ambiente e di sviluppo della comunità locale. Jadranko è l’esempio del nostro impegno a sostegno delle innovazioni e della nostra sensibilità ecologica”, hanno invece dichiarato le rappresentanti della Calucem, Biljana Martinčić e Samantha Oharek, nel cui stabilimento, ieri, Jadranko è stato non soltanto presentato, ma anche calato in mare per la prima volta.
I passi futuri
La parola è stata quindi ceduta a Vedrana Špada, che ha colto l’occasione per annunciare l’ulteriore sviluppo del progetto. “Nei prossimi due anni creeremo Jadranko v2.0, che a differenza del suo piccolo predecessore sarà una vera e propria imbarcazione autonoma (con scafo in alluminio) capace di raccogliere le microplastiche lungo la costa. Microplastiche che saranno poi analizzate e studiate nei laboratori del Centro Metris dell’Università di Scienze applicate”, ha spiegato la capo progetto, dicendo che la terza e ultima fase di sviluppo del progetto prevede l’analisi dettagliata dei campioni di plastica recuperati in mare e la presentazione dei risultati alla comunità scientifica.
Alla presentazione del drone acquatico è seguita la firma di un secondo accordo di collaborazione tra l’Ateneo istriano e la Calucem, impegnatasi a sostenere con un contributo di 50mila euro lo sviluppo della versione 2.0 di Jadranko.
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