Pola. Il Museo archeologico sta tornando a casa

Iniziato il delicato processo di trasferimento dei reperti storici custoditi provvisoriamente in diversi ambienti. Con il direttore Darko Komšo abbiamo fatto visita agli spazi ricostruiti a nuovo dell’edificio museale. Parallelamente sono in corso i lavori di recupero del Piccolo teatro romano

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Pola. Il Museo archeologico sta tornando a casa

È giunta finalmente l’ora di tornare a casa. Il Museo archeologico fa nuovamente le valigie per il viaggio di rientro negli ambienti abbandonati ancora nel lontano 2014, quando era stata data via libera al mastodontico progetto di recupero dello storico edificio. Esattamente come allora, così anche adesso risulta più facile avviare un’indagine archeologica sotto le intemperie, sprofondati nelle viscere di un terreno impervio, che tornare a traslocare le decine di migliaia di delicati reperti per sistemarli nuovamente dentro all’edificio, che da quasi un secolo aveva continuato a fagocitare storia senza sosta. Una storia dalle proporzioni giganti rispetto alla limitata disponibilità dello stabile classe 1930, prima liceo austriaco, poi Regio Museo dell’Istria, quindi spazio eletto dall’archeologia. E l’indigestione è stata pagata con una necessaria maxi manovra di recupero e totale restyling costata 124 milioni di kune per raddoppiare gli spazi agibili da 2mila a 4mila metri quadrati, nonché setacciare nel contempo tutta l’area archeologica che circonda il palazzone.

Pietre romane e pietre del XXI secolo

Trattamenti di estremo riguardo

Ora, adottando trattamenti di estremo riguardo nei confronti di ogni statua, mosaico, recipiente, frammento di tegola, pettine cavernicolo o semplice pezzettino di argilla romana che sia, tutto, ma proprio tutto dovrà rientrare incolume. Guai a distrarsi nel traslare e maneggiare, andare di fretta o smarrire l’evidenza del catalogo e dell’inventariazione. Si vive così in questo periodo al Museo archeologico istriano (MAI), di Pola, dove occhi e menti sono puntati sulla creazione del futuro allestimento permanente, arricchito da una spettacolare presentazione multimediale. Di niente meno che 125mila oggetti inventariati dal Museo, soltanto 1.500 più rappresentativi potranno trovare la propria collocazione in vetrina. Tutto ciò è un percorso lunghissimo data la necessità di rinnovo, crescita, sviluppo, ammodernamento per sfoggiare un museo veramente all’avanguardia con allestimenti riveduti e resi multimediali, come compete alle istituzioni omologhe del XXI secolo.

La nuova sala congressi

Le tappe del trasloco

“Lo scorso mese di maggio – informa il direttore Darko Komšo – abbiamo ottenuto il permesso di agibilità. Secondo obbligo contrattuale, gli uffici degli archeologi e curatori museali, con archivi e materiali, ubicati negli ambienti dell’Uljanik Standard a fianco dell’area della discoteca Uljanik devono sloggiare entro la fine di marzo. Poi si proseguirà con il trasloco della biblioteca e degli altri archivi, quindi con lo svuotamento dei vani della direzione e dell’amministrazione ubicati in via Carrara 4. In questo preciso momento si sta provvedendo alla soluzione dei dettagli tecnici necessari all’insediamento degli uffici: Internet, collegamenti, telefonia”. Tra una settimana arriverà anche il permesso d’usufrutto per quella che è la metamorfosi più spettacolare subita dallo storico edificio: il video wall da 30 metri per 10, ad altissima risoluzione (ultra HD 4K) in funzione degli spettacoli culturali. A detta di Darko Komšo, non trova eguali in tutta la Croazia. È con la chiusura a vetrata della facciata retrostante che l’edificio si è guadagnato ben 8 grandi spazi aggiuntivi diventati sale polivalenti, di riunione, proiezione, sale didattiche e da laboratorio e mentre i giochi di luce si stagliano sullo schermo brillante, dietro alla sua struttura interna metallica, ossia dentro all’edificio, vi è una perfetta atmosfera di luminosità. Il direttore dell’istituzione tira un sospiro di sollievo e asserisce in tutta sincerità che a dover ripetere un’impresa del genere è meglio demolire tutto per ricostruire di sana pianta.

Darko Komšo indica gli interventi di recupero dell’area teatrale

Una rinascita a… ostacoli

“La rinascita dell’edificio è costata oltre il previsto, vuoi per le demolizioni e ricostruzioni, vuoi per le esigenze tecniche e di messa in sicurezza, vuoi per le necessità scaturite dal rifacimento del circondario, vuoi per gli aumenti dei costi dettati dalla crisi epidemico-sanitaria. Resta un’enorme mole di lavoro da completare. La licenza d’autore va al pluripremiato designer Maurizio Ferlin, che sta realizzando il progetto di massima per l’allestimento permanente da consegnare in verifica al Consiglio museale croato, per poi passare alla stesura del progetto esecutivo. Per rivedere le vetrine completamente riempite di oggetti dei tempi che furono bisognerà attendere il 2023”.

Su per il Castrum antico-medievale

Ambienti favolosi

Nel frattempo gli ambienti museali sono già favolosi e irriconoscibili rispetto a prima. Basta una passeggiata per rendersi conto. Lo scantinato non è più un laboratorio ma un deposito enorme di reperti sistemati su lunghissime scansie scorrevoli. Qui inventariati i primi reperti appartenenti alla preistoria (tornata a casa la situla di bronzo con la raffigurazione della battaglia navale proveniente da Nesazio), quindi gli ambienti del caffé bar; i vani della biblioteca nell’altra ala, il cui stanzone con scaffali associa a un archivio di Stato in grado di fagocitare tutti i 50mila volumi di cui il Museo è possessore (spazio a sufficienza per 60mila volumi). Curioso il sistema antincendio a gas (non nocivo) e chiusura automatica di porte finestre onde non rovinare il materiale cartaceo. Non tragga in inganno l’ingresso principale con la capsula che è soltanto di carattere espositivo. Vicino la rivendita di souvenir, la vetrina per le mini esposizioni mensili, il vano adibito all’info point e via salendo verso gli enormi ambienti espositivi fino a salire in cima negli uffici della direzione e nel magnifico open space riservato agli ospiti ricercatori, agli incontri di lavoro e alla comunicazione tra i dipendenti. L’intera struttura tiene conto delle necessità dei visitatori disabili o con difficoltà di percezione motoria e sensoriale.

L’ingresso museale con la sua capsula espositiva

I lavori all’esterno

Fuori dall’edificio, il Museo sta portando avanti in parallelo il secondo grande progetto di recupero del Piccolo teatro romano in base studio dell’architetto Emil Jurcan. Entro la fine di maggio, l’investimento di 25 milioni di kune (per due terzi finanziato da supporti europei e statali), dovrebbe poter raggiungere la sua conclusione mostrando tutta la sua nuova struttura metallica costruita sopra il monumento ad opera dell’Ingrad, l’appaltatore di Zagabria cui è stata affidata pure la ricostruzione del Museo. Interessanti e di alta qualità gli interventi di ricostruzione in pietra eseguiti sopra le strutture murarie e le integrazioni a scacchiera della pavimentazione, sovrastante la struttura a odeon. Previsto persino un piazzale di fermata per i futuri visitatori. Qui le maestranze hanno appena ripreso i lavori dopo la pausa delle festività di fine anno. Poi per gli effetti luce interverrà la rinomatissima “Lumenart”

La gru impegnata nella sistemazione delle strutture metalliche

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